Cisambiente e il suo piano per il contrasto dei roghi della Terra dei Fuochi


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La termovalorizzazione non è l’unica strada per valorizzare il rifiuto, ne esistono altre, come la produzione di biometano dalla frazione organica del rifiuto urbano. Risolvendo, allo stesso tempo, i colli di bottiglia sulla filiera, che non vengono costituiti solamente dalla carenza impiantistica, valorizzare l’Italia, con i rifiuti, non è solo possibile, è sicuramente doveroso.

Cisambiente è l’Associazione, settore verticale di Confindustria che si occupa di Ambiente ed Ecologia e che intende affrontare le sfide e le problematiche legate ai servizi, agli impianti di smaltimento, di recupero e lavorazione di materia ed energia dai rifiuti rendendo concreti i principi dell’Economia Circolare, operativa su tutte le filiere e su tutti i settori merceologici, e pone la sua candidatura per sviluppare il piano che il Governo lancerà per il contrasto dei roghi di rifiuti in Italia proprio da Caserta.

Cisambiente rappresenta un nuovo modello di sistema associativo, trasversale e a più piani confindustriali, rappresentativo non più solo dei classici servizi di igiene ambientale perché, al suo interno sono presenti varie anime: Univetro, Unirima, AIREC e le aziende dei servizi di igiene urbana del settore privato in Italia.

Esse sono la concreta testimonianza dell’applicazione di quanto l’Europa ci richiede di fare nell’ambito della gestione dei rifiuti, nel rispetto dei principi e della gerarchia del rifiuto, che condividiamo, e che abbiamo recepito nel nostro ordinamento.

La termovalorizzazione costituisce un’operazione utile a consentire da un lato la soluzione alternativa alla chiusura del ciclo dei rifiuti e dall’altro uno strumento per la produzione di energia legata ai processi di combustione dei rifiuti smaltiti negli impianti di incenerimento ad altissima temperatura: il calore prodotto nelle fasi di combustione viene recuperato sottoforma di vapore ed impiegato per produrre energia elettrica. Gli impianti di incenerimento dotati di queste speciali tecnologie per il recupero delle sostanze derivate dalla combustione sono chiamati termovalorizzatori.

Tuttavia occorre evidenziare che, se c’è qualcosa di realmente innovativo e circolare, è il principio di prevenzione, in sintesi “chi inquina paga”.

Si richiede dal un lato di produrre la minore quantità dei rifiuti e dall’altro di farsi carico di eventuali danni cagionati da un errata gestione, ma soprattutto, con la gerarchia delle azioni che ciascuno degli attori lungo la filiera (dai produttori fino agli impianti di destinazione dei rifiuti) si privilegia, qualora formato il rifiuto, il suo recupero dapprima come materia e solo successivamente in altro modo, ad esempio come energia. Un ulteriore terreno, non del tutto esplorato, in tema di recupero dei rifiuti, potrebbe essere costituito, nei prossimi anni dalla produzione di combustibile solido secondario (CSS), ottenuto da un processo di produzione e/o preparazione complesso, ad hoc, che utilizza tecnologie consolidate nel panorama internazionale, a partire dalle frazioni secche di quanto raccolto sulle superfici che cessano la propria qualità di rifiuto, e divengono, di fatto, una risorsa energetica alternativa al combustibile fossile tradizionale.

Il quadro normativo di cui ci siamo dotati, ci richiede di spingere al massimo le attività di raccolta differenziata dei rifiuti e di recupero degli stessi, ed in risposta, si è sviluppato, nel corso degli ultimi 20 anni, una vera e propria economia settoriale del recupero dei rottami di vetro, del macero di cellulosa, della plastica e di tutti gli scarti dei processi antropici, che, una volta effettuato, restituiscono una risorsa e non un residuo irrecuperabile dei beni e servizi.

Abbiamo creato una popolazione diligente ed educata a comportamenti virtuosi sotto questo profilo, anche se, per amore di verità, occorre ancora uno sforzo: in tal senso, per non vanificare una cultura ambientalista che, giocoforza, è venuta a crearsi tra cittadini ed imprese, non si può unicamente adottare soluzioni “comode”, ma insistere sulla strada intrapresa, ed evitare di cadere nella tentazione di indebolire, con scelte impiantistiche più comode (ma anche costose), il settore del recupero del rifiuto così creato.

Come si potrebbe, altrimenti, spiegare al cittadino che ogni giorno si adopera per separare correttamente il rifiuto che proviene dalla propria cucina, che la sua è fatica sprecata?

Chi potrebbe giustificare alle nuove generazioni, quasi ossessivamente educate per insegnare a noi adulti, che ciò che viene insegnato loro sull’economia circolare nel mondo dei rifiuti, poi risulta vanificato?

Un caso virtuoso, che potrebbe dare, nei prossimi anni, risultati estremamente interessanti e sorprendenti, è quello del recupero come materia dell’organico: oltre al tradizionale ammendante, frutto dei processi di digestione aerobica (il c.d. compost), una prospettiva interessante potrebbe essere costituita dalla realizzazione di gas metanigeni a partire dal substrato umido, con positivi effettivi sulla riduzione dei gas serra, grazie alla particolare configurazioni impiantistica utilizzata in questi casi (combinazione di digestione aerobica e anaerobica), sfruttando il regime incentivante oggi favorevole (v. Decreto interministeriale del 2 marzo 2018, recante la promozione dell’uso del biometano nel settore dei trasporti, con il quale si è aperta una nuova ed interessante opportunità per gli operatori del settore che intendono valorizzare la frazione organica da rifiuti solidi urbani) viene infatti incentivato l’utilizzo della componente umida proveniente dai cicli urbani per la produzione di biometano ed altri biocarburanti avanzati nel settore dei trasporti, ad opera del Gestore dei Servizi Energetici, in linea con quanto previsto dalle Direttive UE sulla promozione dell’energia da fonte rinnovabile.

A tal proposito, come sopra ricordato, Cisambiente di Confindustria è costituita da imprese che erogano servizi di igiene urbana e raccolgono sul nostro territorio i rifiuti che producono i cittadini, di cui la gran parte sono di natura organica.

La parte iniziale della filiera, i cittadini e le aziende, sono stati educati e sensibilizzati: non sprechiamo quanto di buon fatto perseguendo strade che vanificherebbero l’ottimo lavoro sin qui svolto, ma pensiamo anche a risolvere quando invece non va sulla filiera.

In questo caso il riferimento va alla riforma dei sistemi collettivi, al rilascio di regolamenti end of waste che consentano la creazione di un mercato più florido delle materie prime seconde ottenute dai rifiuti, alla questione degli stoccaggi e degli scarti non più recuperabili, e alla sburocratizzazione delle procedure di rilascio delle autorizzazioni alla costruzione ed all’esercizio degli impianti che è uno dei punti su cui Cisambiente è particolarmente attiva.

Il recupero come energia viene contemplata come soluzione al problema, ed, allo stesso tempo, rappresenta la foglia di fico che copre i problemi, che, se risolti, nel settore impiantistico, sia in ambito pubblico, ma soprattutto privato, senza dubbio eviterebbero la percorrenza di strade troppo tortuose: prima di arrivare alla termovalorizzazione, che in alcuni casi costituisce l’unica ed ultima soluzione, sarebbe opportuno applicare altre tecnologie in grado di estrarre dal rifiuto maggiore ricchezza.

 

 

 

 

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