Ecoballe, Palazzo Chigi avverte: «Approvare un piano o sarà commissariamento»


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La Campania dovrà approvare un piano di smaltimento delle ecoballe ed un cronoprogramma di attuazione entro il prossimo 26 dicembre, o scatterà il commissariamento. Lo ha stabilito il decreto legge recante misure urgenti per il territorio, approvato da Palazzo Chigi lo scorso 13 novembre e pubblicato mercoledì in Gazzetta Ufficiale. Il Presidente della Regione Campania, si legge all’art. 2 del decreto, “predispone un piano straordinario d’interventi riguardanti: lo smaltimento, ove occorra anche attraverso la messa in sicurezza permanente in situ (quindi in una discarica controllata, ndr) dei rifiuti in deposito nei diversi siti della Regione Campania risalenti al periodo emergenziale 2000/2009 e comunque non oltre il 31 dicembre 2009, nonché la bonifica, la riqualificazione ambientale e il ripristino dello stato dei luoghi dei siti”. Piano che, chiarisce il dispositivo “è approvato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto (25 novembre, ndr) comprensivo di un cronoprogramma di attuazione”. Quanto al finanziamento, il decreto conferma sì la cifra di 150 milioni disponibili già per il 2015 annunciata dal premier Matteo Renzi (in aggiunta ai 300 stanziati con la Legge di Stabilità per 2016 e 2017), ma chiarisce anche che “70 milioni sono immediatamente trasferiti alla Regione Campania” mentre i restanti 80 milioni saranno invece trasferiti “sulla base dell’attuazione del cronoprogramma come certificato dal Presidente della Regione”. Insomma i soldi ci sono ma sarà Palazzo Chigi a passarli alla Campania e solo se questa si dimostrerà capace di portare avanti le operazioni entro i tempi prestabiliti. In caso di mancata approvazione del piano e, più in generale, di mancato rispetto del cronoprogramma, chiarisce il decreto, il Governo eserciterà potere sostitutivo procedendo alla nomina di un commissario.

Un vero e proprio ultimatum per il governatore Vincenzo De Luca, al quale adesso resta poco meno di un mese per mettere nero su bianco ed avviare il piano definitivo di smaltimento delle 5 milioni e mezzo di tonnellate di pattume imballato, annunciato da mesi ma fermo per ora alle sole linee guida approvate a luglio scorso dalla Giunta regionale. Linee guida che prevedevano tre principali direttrici per lo smaltimento delle balle: trasporto fuori regione, riprocessamento dei rifiuti imballati (negli stir adeguatamente potenziati) per il recupero di materia, trasformazione dei residui in Css o materiale per la ricomposizione morfologica. La redazione del piano definitivo di smaltimento è stata affidata dalla Regione ad una costituenda Struttura di missione che sarà guidata da un dirigente nominato direttamente dalla Giunta e per la quale sono tuttora aperte le procedure di selezione del personale. Sono due in particolare i profili ricercati, come chiarito in un avviso pubblicato lo scorso 18 novembre sul portale web di Palazzo Santa Lucia: un ingegnere tecnico, esperto in progettazione ambientale, ed un esperto in materia di obbligazioni contrattuali. Posizioni alle quali, chiarisce l’avviso pubblicato dalla Regione, potranno ambire non solo dirigenti di ruolo della Giunta regionale, ma anche dirigenti appartenenti ai ruoli di altre amministrazioni pubbliche, nonché soggetti interni o esterni di comprovata esperienza, trasparenza ed autorevolezza. Termine ultimo per la presentazione delle domande è il prossimo 3 dicembre. Ciò significa che, nella migliore delle ipotesi, e cioè qualora i candidati ritenuti idonei fossero selezionati ed arruolati a tempo di record nel giro di un paio di giorni, alla Struttura di missione costituita resterebbero appena tre settimane per mettere a punto un piano che in quindici anni anni nessuno è stato capace di redigere. Più che una Struttura di missione, una vera e propria missione impossibile. Viene da domandarsi, giunti a questo punto, se i giochi in realtà non siano già fatti. Se, cioè, l’avviso pubblico per la costituzione della Struttura non sia in realtà il paravento formale che servirà a legittimare piani già scritti e decisioni già prese.

D’altronde, se da un lato il decreto legge minaccia il ricorso al commissariamento, dall’altro invece pare proprio cucito addosso alle intenzioni dell’ex sindaco di Salerno, che ha ripetutamente palesato la volontà di far partire entro dicembre le operazioni di rimozione delle ecoballe, trasportando fuori Regione ed avviando a termovalorizzazione una quota di pattume che dovrebbe aggirarsi intorno alle 700mila tonnellate. L’articolo 7, infatti, chiarisce che “in via d’urgenza, anche nelle more dell’approvazione del piano, il Presidente della Regione Campania predispone e attua, previa approvazione della Giunta regionale, un primo stralcio operativo d’interventi per lo smaltimento di una quota non superiore al trenta per cento dei rifiuti mediante rimozione, trasporto e smaltimento, nonché mediante recupero energetico, presso impianti nazionali ed esteri”. Operazioni per le quali, chiarisce il decreto, la Campania potrà accedere ai primi 70 milioni messi a disposizione da Palazzo Chigi. Soldi che, calcolando un costo di trasporto e smaltimento medio di 100 euro a tonnellata, consentiranno la rimozione proprio delle 700mila tonnellate che De Luca punta a spedire fuori Regione. E lo stralcio operativo chiesto dal decreto? Niente paura, è già pronto, come ha tempestivamente comunicato Palazzo Santa Lucia nel pomeriggio di giovedì, meno di 24 ore dopo l’entrata in vigore del decreto legge. I bandi di gara sono già pronti, si legge in un comunicato ufficiale, ed attualmente sono al vaglio dell’Autorità anti corruzione sulla basa del protocollo d’intesa siglato nei mesi scorsi.

Tempi da record quelli della Giunta guidata dall’ex sindaco di Salerno, che però non bastano a fugare i dubbi sulla percorribilità del suo piano, o meglio, delle linee guida fin qui adottate. La chiave del piano d’azione marcato De Luca sta infatti nella riconversione degli Stir di Giugliano e Caivano, deviando il ciclo ordinario nell’impianto di Tufino (da potenziare). I soldi per questi interventi strutturali verranno da fondi europei, dunque non intaccherebbero i 450 milioni di euro per le operazioni di smaltimento. Il solo sito di Caivano, però, con una capacità stimata di 500mila tonnellate annue di balle trattate, non terminerebbe il suo compito prima di cinque anni esatti. Conto alla rovescia che potrebbe partire solo dopo le fasi di potenziamento e riconversione degli stessi Stir, che pure richiederanno tempi ancora da quantificare. Il tutto mentre per i ritardi sulla gestione rifiuti in Campania ad ogni giorno che passa sulle nostre tasche grava il peso della multa comminata dalla Corte di Giustizia europea lo scorso 16 luglio. Vale la pena ricordare che, in mancanza di tracce di ravvedimento, la parcella ammonta a 120mila euro al giorno.

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