Ispra, Rifiuti Urbani: diminuiscono i costi della differenziata


Ispra Rifiuti Urbani 2017

Presentata questa mattina presso la sala auditorium del ministero dell’Ambiente a Roma la XIX edizione del rapporto Ispra sui Rifiuti Urbani. Lo studio, contenente i dati relativi al 2016, evidenzia un inversione di tendenza sulla crescita della produzione di rifiuti in Italia, ma anche un costante miglioramento delle statistiche di raccolta differenziata a fronte di una leggera contrazione dei costi rispetto al 2015.

costi

Una contrazione dei costi solo relativa al dato sulla differenziata, però, mentre l’andamento del prezzo al kg sulla gestione dell’indifferenziato resta in crescita costante. Il calcolo è stato elaborato dall’Ispra analizzando i piani finanziari di 734 comuni, dai quali si evince un dato medio pari a 218,31 euro/abitante (+ 0,6% rispetto al 2015), mentre il costo totale medio per kg di rifiuto, è 39,03 centesimi di euro (+1,2% rispetto al 2015). I dati confermano anche l’alleggerimento dei costi per i cittadini di quelle amministrazioni che hanno scelto un sistema di tariffazione puntale: si allarga infatti il bacino di studio (223 comuni che applicano il Pay-As-You-Throw) con una performance di spicco come quella di Trento, dove nel 2016 si è registrato il costo pro capite più basso fra le città capoluogo di regione, attestandosi a 152,86 €/abitante per anno, con un livello di raccolta differenziata pari al 78,9%.

differenziata

Percentuali di eccellenza non mancano sul panorama nazionale, ma il dato medio della raccolta differenziata resta insufficiente. Nonostante in dieci anni, dal 2006 al 2016, si sia passati dal 25,8% al 52,5% (una percentuale più che raddoppiata), infatti, la normativa fissava al 2012 il traguardo del 65%: obiettivo ancora lontano, ad oggi raggiunto solo da 4 regioni del Nord nel 2016. Il Veneto si conferma la regione con la più alta percentuale di raccolta differenziata (72,9%), seguito dal Trentino Alto Adige con il 70,5%, dalla Lombardia con il 68,1% e dal Friuli Venezia Giulia con il 67,1%. Tutte queste regioni si collocano, pertanto, al di sopra dell’obiettivo del 65% fissato dalla normativa per il 2012. La provincia con i livelli più elevati di raccolta differenziata si conferma, analogamente ai precedenti anni, Treviso, con quasi l’88%, seguita da Mantova (86,4%), Pordenone (82,3%) e Belluno 80,4%. Superiori al 75% sono i tassi di raccolta di Cremona (77,9%) e Vicenza (76,5%) e prossimi a tale valore quelli di Varese (74,6%), Trento (74,3%) e Parma (74%). Ancora una volta i più bassi livelli di raccolta differenziata, inferiori o di poco superiori al 10%, si osservano per le province siciliane di Siracusa (9,3%), Palermo (10,4%) ed Enna (11%).

frazioni

La tipologia di rifiuto che si raccoglie di più è la frazione organica (umido e verde), che da sola rappresenta il 41,2% della raccolta differenziata in Italia. Tra il 2015 e il 2016, si osserva un incremento di quasi 450 mila tonnellate (+7,3%) che fa seguito alla crescita di circa 350 mila tonnellate (+6,1%) rilevata tra il 2014 e il 2015. Secondo tipologia di rifiuto urbano più differenziato è la carta (20,3% del totale), una crescita significativa si rileva per vetro (+6%) rispetto al 2015 e per i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche RAEE (+5,3%).

produzione

Le novità introdotte dal decreto ministeriale del 26 maggio 2016 contenente “Linee guida per il calcolo della percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani” hanno fatto sì che rispetto ai dati raccolti fino al 2015 in quest’ultimo rapporto l’Ispra abbia rilevato un incremento più consistente sulla produzione di rifiuti, nell’ordine di circa 590mila tonnellate in più, pari ad un +2% (che con il vecchio metodo si sarebbe limitato ad un +0,8%). Un’inversione del trend rispetto alla progressiva riduzione registrata nei cinque anni precedenti che dunque non si spiega solo con il cambio di metodo. La crescita della produzione dei rifiuti urbani è in linea con l’andamento degli indicatori socio-economici, sia nella spesa per consumi finali (+1,5%) sia del PIL (tra +1,7% e +0,9%). Il Nord Italia, che in valore assoluto produce quasi 14,2 milioni di tonnellate, mostra il maggiore aumento percentuale (+3,2%), mentre al Centro con 6,6 milioni di tonnellate e al Sud con circa 9,4 milioni di tonnellate, gli incrementi sono più contenuti (+0,9 e +1,1% rispettivamente).

destinazione

L’italia si conferma campione di sostenibilità: la fetta più ampia dei rifiuti urbani prodotti nel 2016, infatti, è stata destinata a recupero di materia (il 26%) superando lo smaltimento in discarica (25%) che proprio lo scorso anno ha conosciuto una contrazione di ben 5 punti percentuali (con un’incidenza notevole delle statistiche del Nord Italia che in un anno ha destinato a discarica il 13% di rsu in meno). L’Ispra fa notare che non tutte le regioni sono dotate delle necessarie infrastrutture di trattamento dei rifiuti, ed in maniera particolare di quelle deputate al riciclo delle frazioni merceologiche raccolte in maniera differenziata. La scarsa dotazione impiantistica fa sì che in molti contesti territoriali si assista ad un trasferimento dei rifiuti raccolti o sottoposti a trattamento meccanico biologico in altre regioni o all’estero dove la capacità di trattamento risulta superiore rispetto ai fabbisogni. Chiudono il quadro i dati sul trattamento biologico dell’organico da raccolta differenziata (destinazione del 19% di tutti gli rsu prodotti) e l’incenerimento (18%).

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