Programma Nazionale rifiuti, le associazioni: “Eliminare l’incenerimento”

Per le associazioni ambientaliste la proposta di Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti è nel complesso “positiva”, ma l’indicazione di gestire i rifiuti residui tramite incenerimento sarebbe “in forte contraddizione con diversi obiettivi generali dell’agenda ambientale UE”

“Chiediamo di eliminare la indicazione di gestire il RUR tramite incenerimento“. Lo scrivono Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente, WWF e Zero Waste Italia nel documento congiunto con le osservazioni sulla proposta di Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti, la riforma del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che detterà le linee guida in base alle quali le Regioni dovranno stabilire quali e quanti impianti costruire per allineare il Paese ai target europei di circolarità al 2035: 65% di riciclo dei rifiuti urbani e 10% massimo di smaltimento in discarica. Obiettivo, quest’ultimo, che stando allo schema messo a punto dal Ministero della Transizione Ecologica e da Ispra potrà essere raggiunto anche facendo ricorso a impianti di recupero energetico. Una scelta che le associazioni green, pur valutando come “positiva” nel suo complesso la proposta di Programma, considerano “in forte contraddizione con diversi obiettivi generali dell’agenda ambientale UE”.

Secondo le associazioni puntare sulla produzione di energia dai rifiuti rappresenterebbe “un ostacolo nel percorso verso la decarbonizzazione della gestione dei rifiuti e della stessa produzione energetica” visto che “la impronta climalterante dell’incenerimento è già marcatamente superiore a quella del mix energetico nazionale ed europeo (600-700 g CO2/kWh, ovviamente computando solo quella fossile, contro i ca. 250 g CO2/kWh circa del mix energetico)”. In più, spiegano, l’incenerimento non rispetta il vincolo Do Not Significant Harm, principio cardine della tassonomia Ue sugli investimenti sostenibili. Ma le associazioni criticano anche la scelta di vincolare il Programma all’obiettivo di riduzione dei conferimenti in discarica al 2035 che, spiegano, “è, a livello di istituzioni UE, in corso di esame e probabilissima revisione” e potrebbe essere sostituito da un ‘residual waste cap’, ovvero da un obiettivo di minimizzazione del rifiuto residuo “qualunque ne sia la destinazione, in quanto anche l’incenerimento, come la discarica, è un leakage (perdita) di risorse dagli schemi della economia circolare”.

E così, mentre il governo punta ad accorciare i tempi per la realizzazione dell’impianto di recupero energetico annunciato dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri, le associazioni mettono in guardia sui rischi legati “all’ingessamento del sistema”. Gli inceneritori, spiegano, sono impianti “capital intensive e senza versatilità operativa” e la necessità di assicurare il ritorno degli investimenti “arriva sempre, ad un certo punto, a confliggere con gli obiettivi sempre più ambiziosi della agenda UE sulla economia circolare”. Che chiedono agli Stati membri di aumentare il tasso di riciclo dei rifiuti urbani puntando sulla raccolta differenziata spinta. La progressiva riduzione delle quantità di rifiuto residuo da avviare a incenerimento, quindi delle tariffe da versare agli impianti, finisce però per minarne la ‘profittabilità’. Cosa che, scrivono, “si sta già presentando, e con una certa evidenza, in Paesi che in passato hanno investito fortemente sull’incenerimento, e che si trovano ora in difficoltà per tali scelte”.

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