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Raee, Ue propone caricabatterie universale per ridurre i rifiuti elettrici

Vestager: “Un vantaggio importante per i consumatori e per l’ambiente, in linea con le nostre ambizioni in materia di transizione verde e digitale”

Meno rifiuti prodotti, ancora meno problemi per il consumatore e più risparmio: sono questi gli obiettivi che intende raggiungere la Commissione Europea con la proposta di una nuova direttiva che prevede un caricabatterie standardizzato per tutti gli smartphone e gli altri dispositivi elettronici (tablet, videocamere digitali, cuffie, auricolari, gli altoparlanti portatili e le console portatili per videogiochi). Una richiesta nata dall’esigenza di fronteggiare un problema ancora molto diffuso, legato a una non sempre corretta gestione dei Raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Solo in Italia, infatti, nel 2020 sono sparite oltre 190mila tonnellate di piccoli elettrodomestici dismessi – fa sapere il Centro di Coordinamento Raee. Un vero e proprio circolo vizioso che alimenta traffici illeciti e gestioni abusive. Per non parlare, poi, dei costi. La soluzione standardizzata, secondo i dati europei, permetterà ai consumatori di limitare il numero di nuovi caricabatterie acquistati, con un risparmio di 250 milioni di euro all’anno, spesi finora per l’acquisto di caricabatterie superflui.

Dunque, con un modello unico non solo si potrà ridurre la quantità di rifiuti, ma si andrà anche incontro alle esigenze del consumatore. Secondo le stime europee, lo scorso anno in Ue sono stati venduti circa 420 milioni di telefoni cellulari e altri dispositivi elettronici portatili. I consumatori, in media, possiedono circa tre caricabatterie per telefoni cellulari, ma ne usano regolarmente solo due. Nonostante ciò, il 38% dei consumatori dichiara di aver riscontrato non poca difficoltà almeno una volta per caricare il proprio cellulare a causa dell’incompatibilità dei caricabatterie. Una situazione, dunque, che genera non solo disagi, ma anche costi per i consumatori, che spendono circa 2,4 miliardi ogni anno per acquistare a parte i caricabatterie non compresi nell’acquisto dei dispositivi elettronici. Dalle stime, inoltre, emerge che i caricatori inutilizzati e poi smaltiti raggiungono la quota annua di 11mila tonnellate di Raee.

“I caricabatteria alimentano tutti i nostri dispositivi elettronici più essenziali. Con l’aumento del numero dei dispositivi, cresce anche il numero dei caricabatteria venduti che sono incompatibili o superflui. Con la nostra proposta mettiamo fine a questa situazione. I consumatori europei potranno utilizzare un caricabatteria unico per tutti i dispositivi elettronici portatili: un passo importante per aumentare la comodità e ridurre i rifiuti” spiega Thierry Breton, Commissario per il Mercato interno.

La proposta di un caricatore unico per i propri dispositivi elettronici non è una novità delle ultime ore. Dal 2009 l’Europa sostiene una soluzione di ricarica standardizzata grazie a un accordo volontario tra gli operatori del settore che ha portato all’adozione del primo protocollo d’intesa. Risultato? Il numero di caricabatterie per telefoni cellulari disponibili sul mercato si è ridotto da 30 a 3. A seguito della scadenza del protocollo nel 2014, gli operatori del settore hanno presentato una nuova proposta nel marzo 2018, rivelatasi, però, insufficiente per ridurre i disagi dei consumatori e i rifiuti elettronici.

“I consumatori europei hanno subito troppo a lungo il disagio di dover accumulare diversi caricabatteria incompatibili. Abbiamo lasciato all’industria molto tempo per trovare una soluzione, ma ora è giunto il momento di agire a livello legislativo per promuovere caricabatteria standardizzati. Si tratta di un vantaggio importante per i consumatori e per l’ambiente, in linea con le nostre ambizioni in materia di transizione verde e digitale” dichiara Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva per Un’Europa pronta per l’era digitale.

Oggi, la Commissione propone come formato standard un caricatore USB-C idoneo a ogni tipo di marchio, con ricarica rapida, così da evitare che i produttori limitino senza motivo la velocità di ricarica. Secondo la proposta della Commissione, la vendita dei caricabatterie dovrà essere separata rispetto al prodotto elettronico. Si stima che, diminuendo la produzione e lo smaltimento di nuovi caricabatterie, la quantità di rifiuti elettronici si ridurrebbe di quasi mille tonnellate l’anno. I produttori, inoltre, dovranno dare informazioni dettagliate sulle prestazioni di ricarica. In tal modo, i consumatori potranno verificare con maggiore facilità se i caricatori di cui sono già in possesso soddisfano i requisiti dei loro nuovi dispositivi. La proposta di direttiva dovrà essere adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio Ue. Dalla data di adozione, l’industria avrà a disposizione un periodo transitorio di 24 mesi per adeguarsi alle nuove prescrizioni prima della loro entrata in applicazione, vale a dire non prima del 2024.

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