Rifiuti, dal piano Ama al caso Muraro: il futuro incerto di Roma


RIFIUTI

Cassonetti dati alle fiamme. Aria irrespirabile e cittadini sul piede di guerra. Siamo a Tor bella Monaca, periferia di Roma. Una delle tante aree della città dove l’Ama non è puntuale nei servizi di raccolta. Va peggio per la raccolta degli ingombranti. All’Alberone, quartiere storico e centrale della Capitale, nelle piazzole destinate ai cassonetti, giacciono abbandonati da settimane materassi e rifiuti ingombranti di ogni sorta che ostacolano il passaggio dei cittadini che vorrebbero semplicemente depositare i propri rifiuti. L’inciviltà la fa da padrona anche perché mancano controlli e i trasgressori rimangono impuniti. Allarme anche nel X municipio: è di pochi giorni fa un sopralluogo da parte della molto discussa assessora Paola Muraro nelle zone di Acilia, Dragona e Casal Palocco per verificare la situazione. La gente del posto denuncia raccolta a singhiozzo e invasione di topi. Alla cittadinanza l’assessora ha assicurato l’installazione di videocamere di sorveglianza e sollecitazioni all’Ama perché sia più puntuale nell’espletamento del proprio dovere.

Va male anche a Settecamini e Spinaceto, anche quì rifiuti per strada e raccolta poco puntuale. Insomma, come in ogni metropoli che si rispetti e alle prese con problemi di assenza di impianti e di un efficace sistema di raccolta, anche Roma presenta un centro dalla faccia pulita, ed una periferia soffocata da emergenze che mettono a rischio la sicurezza sanitaria delle popolazioni locali. Intanto, l’assessora Muraro si mostra sempre più convinta della necessità di ritirare il piano industriale Ama entro la fine dell’anno e raggiungere quanto prima l’obiettivo “rifiuto zero”. Per realizzarlo, si è affidato ad un esperto di fama nazionale, Roberto Cavallo, che sta studiando sistemi per incrementare la raccolta differenziata e introdurre anche a Roma il concetto di tariffa puntuale.

Altro nodo da sciogliere è quello delle isole ecologiche. Ama dispone di 32 aree per realizzarle, ma l’amministrazione vorrebbe convertirle in centri di zona e stazioni di trasferimento che consentirebbero di abbattere i costi e i tempi di trasferimenti dei rifiuti presso gli impianti. Perché ciò possa essere fattibile però, occorre l’ok dei municipi interessati. Per ora solo 7 delle 32 aree individuate hanno incontrato il sostegno della gente. Insomma, l’assessora sembra procedere lungo il solco tracciato la scorsa estate, all’indomani della sua nomina. Non fosse per i numerosi ostacoli di carattere politico che le si stanno parando innanzi. Pochi giorni fa una nuova bufera giudiziaria per la chiacchieratissima amministratrice: sette consulenze al centro di una nuova indagine della Procura che vede la Muraro indagata per abuso d’ufficio. Ad assegnargliele, Giovanni Fiscon ex dg della municipalizzata e Franco Panzironi ex amministratore delegato di Ama, indagato per lo stesso reato di Muraro.

Come se non bastasse anche il ministro Galletti nei giorni scorsi ha detto la sua sul “caso Roma”: «Sono preoccupato perché in 100 giorni non c’è stato nessun dialogo tra l’assessora e il dicastero all’ambiente». Una bordata che lascia capire sotto quale fuoco incrociato si muove la contestatissima assessora per la quale l’unica trincea, sembra essere quella Giunta della quale fa parte e della sindaca Raggi che l’ha voluta al suo fianco confermandole a più riprese fiducia.

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