Scorie radioattive, Calenda: “Cnapi pubblica entro la prossima settimana”


bidoni sogin

Ci risiamo. Dopo averne annunciato la pubblicazione “entro il quarto trimestre 2017″, rinviando poi ad un generico “prima delle elezioni”, il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda torna a parlare della Carta delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il Deposito Nazionale delle scorie radioattive. Secondo quanto dichiarato questa mattina dal ministro, il decreto congiunto dei Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico che autorizzerà la pubblicazione del dossier dovrebbe arrivare “tra questa e la prossima settimana” e comunque “assolutamente” prima della fine del suo dicastero. E la sensazione è che stavolta non si tratti della solita promessa da marinaio, visto che autorizzando la pubblicazione della Carta il duo Galletti-Calenda lascerebbe nelle mani del prossimo governo, qualunque esso sia, il cerino della individuazione del sito e della costruzione della struttura.

Solo con la desecretazione della Cnapi potrà infatti aprirsi la lunga fase di confronto con i territori censiti per giungere alla scelta condivisa della località che dovrà ospitare il Deposito. L’obiettivo è riuscirci entro il 2020 e avviare i lavori nel 2021. Cosa che consentirebbe la messa in esercizio del sito a partire dal 2025. Ma la strada è tutta in salita e la nuova levata di scudi dei comitati del “no” all’annuncio di Calenda lascia presagire che i tempi potrebbero allungarsi, e di molto. Fino ad un massimo di quattro anni, stando alla legge. Poi sarà il governo, d’autorità, a stabilire dove dovrà essere costruito il Deposito.

D’altronde, che l’Italia debba dotarsi di un’infrastruttura unica per stoccare in sicurezza i suoi rifiuti radioattivi – quelli generati dallo smantellamento delle ex centrali nucleari assieme a quelli prodotti quotidianamente dalle attività industriali, mediche e di ricerca – lo dicono le direttive Euratom. Al momento ne abbiamo prodotti circa 30mila metri cubi, parcheggiandoli in una ventina di depositi temporanei da Nord a Sud del Paese e non sempre in condizioni ottimali. Una volta completato, il Deposito Nazionale dovrebbe invece accoglierne in totale sicurezza circa 95mila, di cui 78mila a media e bassa attività sono destinati a rimanerci per sempre, mentre altri 17mila ad alta attività saranno invece stoccati a titolo “temporaneo di lungo periodo”. Tra questi vanno contati anche i residui delle operazioni di riprocessamento del combustibile esaurito (ovvero il recupero di materiale riutilizzabile) attualmente stoccati in Francia ed Inghilterra in virtù di accordi internazionali. Accordi che, per l’UK, ne prevedono il rientro in un periodo tra il 2020 e la fine del 2025 e per la Francia entro il termine ultimo del 31 dicembre 2025. Se entro quella data il Deposito non sarà pronto, toccherà pagare penali salatissime.

Una volta pubblicata la Cnapi, insomma, occorrerà accelerare. Anche perché fin qui di tempo ne è stato perso davvero tanto. Basti pensare che il dossier era stato consegnato ai ministeri competenti già nel gennaio 2015, ma per due anni e mezzo è rimasto top secret. Nel frattempo Sogin, la società di Stato responsabile dello smantellamento delle ex centrali nucleari e alla quale spetterà la gestione del Deposito, lo ha aggiornato per ben due volte sotto la supervisione dell’Ispra. L’ultima solo poche settimane fa. “La Cnapi ci sta arrivando – ha detto calenda – ha fatto delle correzioni l’Ispra, le ha rimandate al ministero dell’Ambiente. Ho fatto un punto ieri, il ministero dell’Ambiente la deve rimandare a noi e appena ce la rimanda facciamo il decreto ministeriale congiunto Ambiente-Mise. Quindi io conto di farlo tra questa e la prossima settimana”. Insomma, a questo punto non manca che il nulla osta. E un governo in grado di gestire con fermezza e trasparenza un processo tanto necessario quanto impopolare. Un governo, insomma, che abbia la solidità e la propensione al dialogo che forse è mancata ai due esecutivi succedutisi dal 2015 ad oggi.

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