Terra dei Fuochi: fondi sbloccati entro dicembre. La promessa del prefetto Cafagna


NAPOLI. Il viceprefetto Donato Cafagna, nominato per gestire l’emergenza Terra dei Fuochi, è stato chiamato sin dal primo momento a gestire e a rispondere l’azione di controllo e di contrasto all’inquinamento e al dolo nelle aree della provincia tra il Napoletano e il Casertano. La missione conclusasi un anno fa con la mobilitazione straordinaria dell’esercito portò ad una rendicontazione importante nei numeri, con oltre la metà di  roghi di rifiuti in meno sul territorio. Azione che poi si è inevitabilmente estesa, poiché la sua autorità è andata ad aggiungersi alle molte altre coinvolte dall’azione al contempo repressiva e preventiva dei fenomeni di inquinamento e dei loro punti di incontro con criminalità organizzata ed imprenditoria deviata.

A tre anni dall’entrata in vigore del decreto Terra dei Fuochi a che punto siamo?
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È stato messo in campo un sistema complesso che mette in campo forze dell’ordine, enti locali, Magistratura e cittadini. L’obiettivo è quello di voltare pagina con la consapevolezza che soltanto con una corretta gestione del ciclo dei rifiuti ed attraverso la tutela dell’ambiente è possibile valorizzare questa terra portando attraverso la cura del territorio, sviluppo e occupazione».

Tanti i soggetti coinvolti, come sottolineato: nasce un problema di coordinamento tra queste forze in campo?
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È proprio questo il tema principale. Il ciclo dei rifiuti ha una molteplicità di competenze che porta con sé la necessità di fare sintesi, e per farlo abbiamo definito un “patto” tra i soggetti attori sul territorio. E abbiamo definito anche una cabina di regia dove vengono pianificate le attività. Se ad esempio si riscontra una criticità nel Vesuviano – come è avvenuta – rispetto allo sversamento di rifiuti tessili, alla segnalazione da parte dei Comuni ha immediatamente fatto seguito una riunione per definire delle specifiche azioni di contrasto. E questa modalità è quella che applichiamo per tutte le casistiche».

La casistica degli sversamenti è sicuramente il sintomo, ma cosa si sta facendo per agire invece sulla matrice del problema, cioè la produzione di rifiuti in regime di evasione fiscale?
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Si sta facendo molto. Ci sono attività di controllo garantite da una task force costituita fra le forze dell’ordine, che ora coinvolgerà anche l’ispettorato del lavoro che l’Asl per le competenze in materia di sicurezza sul lavoro. Su questo fronte chiediamo anche la collaborazione da parte delle associazioni di categoria e delle organizzazioni di settore. È necessario che tra loro si crei una rete che collabori con gli operatori economici: questi ultimi, spesso, a causa della complessità della materia si trovano in difficoltà e non riescono ad avere un approccio corretto con la gestione dei rifiuti. Noi vogliamo mettere in condizione chi vuole davvero emergere, chi vuole avere una condotta legale deve avere la possibilità di farlo. In questo modo resteranno solo gli “irriducibili”, che dobbiamo mettere in un angolo agendo con forza: contrastandone le attività, contestandone le violazioni e chiudendo quelle aziende che si muovono nell’assoluta illegalità».

Il suo è anche un invito al legislatore a semplificare una normativa spesso percepita come complessa, quando non contraddittoria o addirittura inapplicabile?
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Non credo che sia solo un problema di semplificazione: il punto è mettere a disposizione le competenze giuste nei confronti di chi deve operare. È per questo che prima chiedevo la collaborazione delle associazioni di categoria e delle organizzazioni di settore. Il loro compito è proprio quello di supportare i propri associati e devono farlo per un duplice interesse, che da una parte è quello generale di tutelare l’ambiente , ma è anche quello dell’economia e di quegli operatori che oggi sono danneggiati da chi opera fuori dalle regole».

Lo scorso marzo dal comitato interministeriale sono stati stanziati 50 milioni di euro per la Terra dei Fuochi. Che fine hanno fatto quei fondi?
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C’è un tavolo e un gruppo di lavoro coordinato dal capo del corpo forestale dello stato che ha effettuato un monitoraggio quasi completo dei terreni, individuando le aree su cui è necessario un intervento. Ora si attende la costituzione della commissione che ha il compito di dare attuazione alle linee guida del comitato interministeriale perché si proceda poi alla fase operativa».

Quanto ci vorrà?
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Dipende dai tempi di insediamento di questa commissione, ma credo che avverrà già in questo mese».

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