Transizione ecologica, ecco come la fashion industry può diventare “green”

La moda pesa per il 5% delle emissioni globali. Dall’agenzia di consulting Between Research cinque masterclass per guidare gli operatori nella conversione verde delle loro attività

Cinque masterclass per accelerare la transizione sostenibile dell’industria della moda. Sono quelle lanciate in occasione della 51esima giornata della Terra dall’agenzia di consulting Between Research sulla piattaforma online del suo nuovo programma dedicato alla sostenibilità ambientale, Beetween Conscious Program. Cinque videolezioni, affidate a quattro professionisti di primissimo piano della fashion industry, con l’obiettivo di aiutare gli operatori di settore a sciogliere dubbi e nodi residui che ancora ostacolano le iniziative di conversione verde delle loro attività.

«La moda è cultura, per questo vogliamo rimettere al centro formazione ed informazione. La scelta di lanciare www.betweenconscious.com in occasione del 51esimo Earth Day è un simbolo di questo cambiamento – afferma Angelica De Vito, Talent Acquisition Manager per Between Research e project manager di Between Conscious Program – questa giornata rappresenta l’inizio del nostro impegno a promuovere consapevolezza e innovazione per accelerare la conversione ecologica di tutta la fashion industry» .

E di accelerare c’è proprio bisogno, visto che l’impatto ambientale del settore ha raggiunto proporzioni decisamente preoccupanti. Stando al rapporto del World Economic Forum “Net-Zero Challenge” del gennaio 2021, la moda da sola contribuisce ad almeno il 5% delle emissioni globali. Un impatto che si concretizza a tutte le altezze della filiera. E anche in Italia le cose non vanno meglio. «Oltre il 70% degli scarti tessili finisce in discariche e termovalorizzatori, e solo il 13% viene effettivamente riciclato – riporta Paolo Foglia, Non Food Certification Manager per ICEA, nella sua masterclass dedicata all’utilizzo di materie prime seconde nell’industria tessile – Fortunatamente anno dopo anno il mondo della moda è sempre più consapevole dell’urgenza di modificare questo paradigma e preoccuparsi del fine vita dei materiali sin dalla loro immissione sul mercato». «I rifiuti sono nuovo prodotto» ribadisce nella sua masterclass sull’economia circolare anche Francesca Romana Rinaldi, Professoressa di Management in Fashion & Luxury presso l’Università Bocconi di Milano, ricordando che la sostenibilità non è urgente solo per motivi ecologici «le imprese sono consapevoli della ristrettezza di risorse, che porterebbe a prezzi insostenibili le manifatture tradizionali».

Il programma punta a stimolare investimenti in cultura ed educazione ambientale promuovendo eventi di formazione ad hoc. Una rivoluzione che si sposta anche sui modelli di consumo, e quindi sul fronte della distribuzione. «La comunicazione, lo sviluppo di app e il modello dei social media giocheranno un ruolo cruciale – spiega Jochen Strähle, professore di International Fashion Management presso l’Università di Reutlingen, nel passaggio della sua masterclass dedicato al green retail – modelli innovativi di retail si baseranno su affitto e condivisione dei beni, quindi se non saranno più nel mio armadio devono essere a portata di dito». Un cambiamento epocale che va compreso a fondo e in fretta e conduce a sentieri inesplorati per gli stakeholder del settore. Da esplorare condividendo conoscenze e competenze. Perchè come spiega nella sua masterclass Simone Segre Reinach, Professor of Fashion Studies at the University of Bologna: «La sostenibilità non è una moda di passaggio. La sostenibilità è qui per restare».

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