Assemblea nazionale ADA: gli appelli al legislatore


Raggiungere il 95% di recupero, migliorare le  performance delle imprese di filiera attraverso la qualificazione degli impianti, introdurre l’obbligatorietà della pesatura dei rifiuti che entrano negli impianti per diminuire il carico di responsabilità in capo al personale preposto alla redazione dei formulari e quindi dei MUD e, in ultimo, ricavare combustibile solido secondario dal fluff per diminuire il quantitativo di rifiuti che a margine del trattamento ad opera delle aziende di settore, attualmente finisce in discarica. Sono queste le novità sostanziali previste dalla proposta di modifica alla legge 209, sottoscritta dalle varie sigle sindacali che costituiscono il direttorio di Fise-Unire e discusse nel corso dell’assemblea generale Ada, svoltasi nei giorni 11 e 12 giugno a Forte dei Marmi, presso Una Hotel.

Resta da trovare l’accordo sulla questione dei BrEf e sull’eventualità di precludere agli autodemolitori fette di mercato importanti, qualora si decidesse che i rottami ferrosi derivanti dal trattamento dei veicoli fuori uso da loro prodotti fossero esclusivamente da consegnarsi a impianti di frantumazione Aia (in possesso delle bat e quindi dotati delle migliori  tecnologie grazie alle quali riescono a trasformare il fluff). La questione non trova d’accordo in particolare Assofermet. È Paolo Pozzato, tra i relatori del convegno, a spiegare che «si tratterebbe di una soluzione che precluderebbe ai demolitori  un’ampia fetta di mercato, quella composta da impianti non Aia. Sulla questione – conclude – ci sono ancora margini di riflessione e di una soluzione condivisa con il presidente Aira, Mauro Grotto».

«Il problema sarebbe facilmente risolvibile se  tutti gli impianti si qualificassero – spiega Antonio Cernicchiaro di Unrae - è necessario caldeggiare un’attività governativa che ci consenta di trasformare in legge la nostra proposta in tempi ragionevoli per allinearci quanto prima agli standard europei». Standard – come dicevamo – che si raggiungono anche se si dà  la possibilità, da un punto di vista normativo, all’intera filiera di fare “end of waste” con le plastiche derivanti dal trattamento dei veicoli fuori uso. Questione rispetto alla quale da tempo si batte l’altro organismo di categoria, l’Aira, che attraverso il presidente Grotto precisa: «L’economia italiana sarebbe più virtuosa e circolare se potessimo trasformare in “end of waste” le plastiche derivanti dal trattamento del fluff e la restante parte consegnarla a cementifici come combustibile solido secondario».

Proprio gli aspetti normativi rappresentano uno degli ostacoli maggiori al perseguimento di tali obiettivi. «Occorre rivedere l’impostazione dei Mud – spiega Francesco Bonino (Fca) – uniformare i criteri di compilazione e lottare perché tutti li compilino, senza eccezioni di sorta. Questo al fine di assicurare a chi opera correttamente, serenità imprenditoriale e ottimizzazione delle performance». In questa direzione va anche l’interrogazione urgente presentata il 7 giugno scorso dal senatore Stefano Vaccari e altri 17 Senatori di maggioranza. Partendo dalle problematiche del settore, gli interroganti chiedono:

-se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della situazione;

-se non ritengano di dover mettere in campo tutte le soluzioni possibili per aumentare i controlli sugli autodemolitori e sui modelli di dichiarazione ambientale degli stessi;

-se non ritengano, infine, di dover procedere ad una revisione del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, per favorire una maggiore tracciabilità e qualificazione dei soggetti che compongono la filiera.

Ma l’ostacolo più grande affinché questo genere di rifiuto sia effettivamente tracciabile, è sicuramente rappresentato dall’assenza di un sistema di pesatura che certifichi il peso esatto del veicolo all’inizio del trattamento. Tale assenza impone all’autodemolitore di compilare il formulario inserendo dati imprecisi esponendo lo stesso a sanzioni pesantissime, anche di natura penale, oltre ad originare problematiche di tipo fiscale.

«Mi assumo le responsabilità derivanti dalla paternità del concetto di doppia pesatura introdotto in questa proposta di modifica – esordisce Rinaldo Ferrazzi, presidente Ada. La mia proposta non ha trovato consenso unanime, ma è ora di rendersi conto che in un’Europa che cresce e progredisce, in cui tutti i Paesi raggiungono e superano  la percentuale del 95%, in cui la Germania e al 105%, anche l’italia deve adottare un sistema di pesatura non più basato su stime, ma su tonnellaggi precisi. Non si può continuare a credere di ignorare  le regole con escamotage che danneggiano la nostra immagine e produttività. Che oggi manchino 300 delle 1500 imprese all’appello di chi doveva  presentare il Mud, è scandaloso ed evidentemente abbiamo un problema che non possiamo più ignorare».

Infine, tiene banco tra i relatori la controversa questione della reimmatricolazione dei veicoli che dovrebbero essere radiati dopo l’esportazione all’estero. Il direttore servizi gestione Pra dell’Aci, Giorgio Brandi, ha anticipato che il prossimo 17 giugno convocherà tutte le associazioni di categoria per illustrargli  le osservazioni del Ministero della Giustizia e dell’Agenzia delle Dogane, rispetto alla modifica introdotta nell’ultima legge di stabilità. «Ci auguriamo – spiega Brandi – che in tempi ragionevoli si possa frenare il  fenomeno delle esportazioni di veicoli che partono dall’Italia e non vengono reimmatricolati, ma solo avviati a recupero alimentando concorrenza sleale nei confronti degli autodemolitori italiani».

Se sotto questa proposta possa esserci la firma di tutte le associazioni di filiera, è questione affidata alle prossime settimane: «Convocheremo ulteriori tavoli  separati – spiega Anselmo Calò, presidente di Fise-Unire – per tentare di condividere tutti insieme questo documento. Se così non  fosse – conclude – andremo avanti da soli perché non possiamo più permetterci di tornare indietro da questo percorso che ha visto Fise-Unire impegnata in un lunghissimo e serratissimo confronto». Intanto martedì prossimo con molta probabilità sarà approvato uno schema di risoluzione proposto dalla Commissione Ambiente del Senato rispetto ad alcuni atti comunitari. Con riferimento alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso, il documento che potrebbe essere approvato prevede di:

1) eliminare il termine “tranciatura” dalla definizione di “trattamento”, poiché tranciatura non costituisce una forma di  trattamento;

2) prevedere che i rifiuti identificati con i codici CER 16.01.06 (veicoli fuori uso non contenenti liquidi né altre componenti pericolose), 16.01.22 (motori e organi di trasmissione non contenenti liquidi né altre componenti pericolose) e 16.01.17, siano avviati a recupero “R4″ (riciclaggio /recupero dei metalli e dei composti metallici) esclusivamente presso impianti che effettuano le operazioni di frantumazione e che sono dotati delle migliori tecniche disponibili individuate nel BREF (Best Available Technology Reference Documents).

  1. c) nell’ambito del trattamento (articolo 6) è necessario precisare che le operazioni di trattamento per la depurazione dei veicoli fuori uso di cui all’allegato I, punto 3, siano effettuate entro un termine certo e definito. A tale riguardo, si propone il termine di sessanta giorni dalla data di cancellazione dal registro automobilistico;
  2. d) inserire la previsione che gli Stati membri adottino i provvedimenti necessari per stabilire criteri e modalità al fine di garantire la tracciabilità dei rifiuti provenienti dal trattamento dei veicoli fuori uso; tale obiettivo può essere conseguito attraverso l’attestazione da parte del gestore dell’impianto di trattamento della corretta esecuzione delle operazioni di trattamento di cui all’Allegato I, punti 3 e 4, della direttiva;
  3. e) nell’ambito delle prescrizioni tecniche minime per il trattamento contenute nell’allegato I:
    – inserire la previsione che il sito di trattamento sia dotato di un adeguato sistema di pesatura: infatti il raggiungimento dell’obiettivo del 95 per cento di reimpiego e di recupero di un veicolo fuori uso dipende strettamente dalla certezza del peso del veicolo prima e durante le diverse fasi di trattamento. Oggi tuttavia non è previsto alcun obbligo, per gli impianti di demolizione che effettuano le operazioni di messa in sicurezza e di demolizione, di dotarsi di un sistema di pesatura. Di conseguenza, anche i dati dei registri di carico e scarico dei rifiuti che confluiscono nel modello unico di dichiarazione ambientale (MUD) risultano approssimativi, poiché basati sui documenti di circolazione dei veicoli e non sui pesi effettivamente rilevati;
    – al punto 4 dell’Allegato I, sostituire le parole: “Trattamento per la promozione del riciclaggio” le seguenti: “Trattamento per il riciclaggio”;
    – razionalizzare l’attività di trattamento e la divisione dei compiti tra il demolitore e il frantumatore.

Insomma, ci sono tutti i presupposti perché il documento elaborato e firmato da Fise-Unire, trovi il sostegno nel buon senso della parte politica del Paese e diventi legge. È questione di mesi.

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