PNRR e sviluppo sostenibile, Cingolani: “Priorità alla transizione burocratica”

Mancano solo nove anni all’appuntamento con i 17 obiettivi fissati dall’Onu nell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile, ma sono ancora meno quelli che ci separano dall’agosto 2026, data entro la quale dovremo dimostrare di aver saputo spendere bene i circa 200 miliardi di euro messi a disposizione dell’Italia con il piano Next Generation Eu. Che del percorso verso la sostenibilità dovrà fare da autentico acceleratore secondo i parametri fissati dall’Ue: destinare il 37% delle risorse a misure di contrasto ai cambiamenti climatici e garantire che il 100% degli investimenti non nuoccia all’ambiente. E allora, come stiamo procedendo? Non benissimo, visto che il Programma nazionale di ripresa e resilienza, così come presentato al Parlamento, «non sembra in grado di indirizzare investimenti adeguati verso la decarbonizzazione di industria, edilizia e trasporti» e che «manca una valutazione complessiva dei risultati attesi in termini di sostenibilità e impatto duraturo nel tempo delle scelte del PNRR, di coesione sociale e riduzione delle disuguaglianze». Lo scrive l’ASviS, associazione italiana per lo sviluppo sostenibile, in uno studio che se da un lato promuove «le misure per incentivi in tema di mobilità elettrica» dall’altro invece sottolinea la carenza di «un piano generale per i trasporti e la logistica e un piano per la decarbonizzazione del patrimonio edilizio» così come la necessità di «una maggiore accelerazione della transizione verso l’economia circolare, oltre a riforme sistemiche per accrescere la cultura della sostenibilità dei cittadini».

«Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 rappresentano un quadro di riferimento fondamentale affinché il PNRR risulti sistemico e coerente, in linea con il nuovo corso delle politiche europee e, in particolare, del Next Generation Eu. È importante che le azioni a breve termine siano motivate da obiettivi di lungo periodo, come chiede la Commissione europea – sottolinea il Presidente dell’ASviS Pierluigi Stefanini – chiediamo che all’integrazione del PNRR partecipi la società civile, come richiesto dalle linee guida della Commissione – aggiunge Stefanini – l’ASviS e le oltre 290 organizzazioni aderenti sono disponibili a contribuire al dibattito e sottolineano la necessità di adottare una visione integrata del futuro». Un appello, quello dell’associazione, che il governo garantisce di essere pronto ad accogliere.

«Siamo lavorando il maniera intensa al PNRR – dice il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani – perché le scelte che facciamo oggi cambieranno il futuro delle prossime generazioni. In primo luogo, accanto alla transizione ecologica serve una “transizione burocratica”. Dobbiamo avere non solo idee fantastiche ma anche la capacità di metterle a terra, e quindi servono regole che ci consentano di lavorare in maniera efficace ed efficiente o i nostri sforzi rischiano di essere vani». Quanto alle misure da mettere in campo, per Cingolani «la sostenibilità deve essere il giusto compromesso tra istanze diverse. Partiamo da un momento difficile, da una profonda crisi sanitaria ed economica, e il percorso che definiremo ci richiederà una logica sostenibile già dai primi anni. Ecco perché dobbiamo discutere in maniera non ideologica sulle scelte da fare – ha spiegato Cingolani, chiarendo che – l’Italia sta puntando su quattro aree: agricoltura sostenibile, economia circolare, transizione energetica e tutela del territorio. Dobbiamo sviluppare un complesso di progetti che sappiano mettere in sicurezza le fragilità e valorizzare le eccellenze. Ma il vero impatto della transizione ecologica sarà culturale. Dobbiamo sfruttare al meglio questa occasione unica».

Nel percorso verso gli obiettivi di sostenibilità, se una delle gambe è rappresentata dalla transizione ecologica, l’altra non può che essere quella digitale. Non a caso «sono le due “transizioni” del nuovo governo – spiega il ministro per la Transizione digitale Vittorio Colao – perché l’idea è che il policy making non sia più gestire portafogli ma appunto processi di transizione». Cinque, per Colao, le priorità d’intervento nel lavoro di rafforzamento del PNRR con un orizzonte agli obiettivi Onu al 2030: reti a banda ultralarga; rapporto tra Pubblica amministrazione e cittadini; assistenza sanitaria; istruzione e ricerca; cyber security. «Non ci sarà una vera transizione, nè digitale nè ecologica, se non leghiamo la questione tecnologica a quella giovanile. Se non riusciremo a investire per i giovani e con i giovani, perché nel 2030 la qualità della vita sia quella che la tecnologia permetterà se introdotta con un approccio inclusivo e con l’obiettivo di garantire la pienezza della cittadinanza e la pienezza della vita».

Ma nel 2021, oltre che al centro del lavoro per la redazione del PNRR, i temi dello sviluppo digitale, inclusivo e sostenibile «saranno anche in cima all’agenda internazionale dell’Italia – garantisce il Presidente della Camera Roberto Fico – chiamata quest’anno a presiedere per la prima volta il G20 e ad organizzare insieme al Regno Unito la COP26 sul clima. Nelle due cornici – annuncia Fico – la Camera intende organizzare, unitamente al Senato e d’intesa con il parlamento britannico, un incontro interparlamentare per promuovere una risposta internazionale ai problemi legati ai cambiamenti climatici che sono, per loro natura, globali. Attraversiamo una congiuntura difficile, ma al tempo stesso piena di opportunità per realizzare una vera transizione ecologica e sostenibile. Sono certo che il nostro Paese saprà non sprecare questa occasione».

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