Riciclo rifiuti, Italia al top: fatturato da 23 miliardi


ELKRIDGE, MD - JUNE 18: Workers are seen sorting as the conveyo

Ancora una volta l’Italia si conferma un’eccellenza europea nel settore del riciclo. Con un fatturato pari a 23 miliardi di euro all’anno, l’1% del Pil, il Bel paese rappresenta un’avanguardia europea perché ricicla il 79% di rifiuti raccolto, così come la Germania e poco più di Francia e Gran Bretagna mettendosi al di sopra della media europea. Questi sono i dati che emergono dal rapporto “L’Italia del Riciclo”, presentato a Roma e realizzato dalla Fondazione per lo  Sviluppo Sostenibile e da FISE Unire, l’associazione che rappresenta le aziende del recupero rifiuti.

Secondo lo studio, nel 2016 in tutti i settori si è registrato un aumentato del riciclo e in maniera particolare in quello dell’alluminio, dell’acciaio e del legno. Nelle diverse filiere nazionali degli imballaggi il riciclo si è mantenuto su un buon livello raggiungendo quota 8,4 milioni di tonnellate avviate a riciclo (il 3% in più rispetto al 2015) pari al 67% dell’immesso al consumo. La crescita più significativa si è registrata nelle filiere dell’alluminio (+5%), dell’acciaio (+4%) e del legno (+4%), mentre si sono confermate le eccellenze nel tasso di riciclo della carta (80%) e dell’acciaio (77,5%).

In Europa il settore della gestione dei rifiuti genera un fatturato complessivo di 155 miliardi di euro e ne produce quasi 50 di valore aggiunto. Anche qui la crescita è esponenziale considerando che entrambe le voci mostrano un incremento di circa il 10% rispetto al 2011. In termini economici il Paese che si attesta sui livelli più alti è la Germania, mentre quello con la maggiore accelerazione nel tempo è la Spagna (+25% di fatturato e +50% di valore aggiunto tra il 2011 e il 2014). Un dato fondamentale è che in Italia sono oltre 10.500 le imprese che svolgono attività di gestione dei rifiuti allo scopo di recuperarli o smaltirli.

A 20 anni dall’entrata in vigore del decreto Ronchi, la prima disciplina organica che ha consentito la nascita, l’evoluzione e la crescita di un settore che nel tempo è divenuto industriale, il nostro Paese ha raggiunto livelli di eccellenza. In Italia, infatti, la quantità di rifiuti destinata al recupero è più che raddoppiata dal 1999 al 2015, passando da circa 29 a 64 milioni di tonnellate, mentre l’avvio a smaltimento si è drasticamente ridotto da 35 a 18 milioni di tonnellate. Nel 2015 il 55% dei rifiuti gestiti è stato avviato a recupero, il 16% a smaltimento e il 29% a pretrattamenti, a fronte di percentuali che nel 1999 erano, nell’ordine: 38%, 46% e 17%. Anche sui rifiuti urbani e da raccolta differenziata si è registrata negli anni una notevole inversione di tendenza, con un deciso rafforzamento dell’avvio a recupero e la marginalizzazione dello smaltimento.

Secondo Andrea Fluttero, Presidente di FISE Unire «la crescita continua dell’industria italiana del riciclo, unita alla prossima approvazione del Pacchetto europeo sull’Economia Circolare offre l’opportunità al nostro Paese e al sistema delle imprese del recupero e del riciclo di passare da sistema ausiliario alla gestione dei rifiuti ad anello strutturale del modello di economia circolare, con effetti positivi per l’ambiente, l’economia e l’occupazione». «Per dare concretezza a questa prospettiva – continua Fluttero – occorre risolvere una serie di problemi, come il collocamento delle sempre maggiori quantità di materie prime e di scarti che risultano dal riciclo. Servono i decreti End of Waste ed è necessario affrontare sia il problema dell’oscillazione dei prezzi delle materie prime, sia quello dei costi di smaltimento delle frazioni di scarto. Bisogna completare la dotazione impiantistica sull’intero territorio nazionale, superando le resistenze delle comunità locali spesso strumentalizzate e far dialogare il mondo della progettazione/produzione con i settori del recupero/riciclo».

«L’ industria italiana del riciclo – ha affermato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – ha raggiunto un buon livello e vede nel futuro prospettive di crescita consistenti. Ma per affrontare le sfide poste dalla circular economy deve fare un salto di qualità per migliorare le sue capacità di attivare e di usufruire di politiche di sistema con progetti di diffusione di migliori tecniche di filiera, per mobilitare le risorse finanziarie necessarie alla nuova fase di sviluppo e per trovare maggiori sbocchi di mercato per i prodotti del riciclo. Solo così sarà possibile raggiungere gli obiettivi previsti dal Pacchetto europeo sull’Economia Circolare».

 

 

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