Il riciclo dei termoformati: la sfida per la filiera del Pet


termoformati in PET

La domanda di PET e altri polimeri per imballaggi rigidi di cibi freschi è in rapida crescita grazie alla capacità di garantire ottime performance tanto nell’imballaggio in sé quanto nella visibilità sugli scaffali e nella conservazione a casa. Ma per chiudere il ciclo c’è bisogno di soluzioni per migliorare i tassi di riciclo di questa particolare categoria di packaging in PET, specie in risposta ai rinnovati, ambiziosi obiettivi dei prossimi target per materiale fissati dalle misure per l’Economia Circolare sulla plastica. Soluzioni che starebbe attivamente perseguendo un gruppo di lavoro di Petcore Europe – associazione che rappresenta l’intera filiera del PET in Europa – formatosi nel giugno 2015 e specificamente dedicato alla valorizzazione della filiera dei termoformati che comprende più di 30 aziende ed organizzazioni, comprese attori chiave dal mondo dell’industria e del waste management.

L’obiettivo è quello di incrementare le quote di distribuzione sul mercato europeo dei termoformati in PET migliorandone l’immagine anche sul fronte della sostenibilità ed affidabilità ambientale. Già oggi su 800mila tonnellate di prodotti, 400mila tonnellate – il 50% – delle quantità è in r-Pet, cioè in resina da plastiche post-consumo, ma a fronte delle quote di mercato in aumento, l’industria del PET ha la necessità di incrementare raccolta e riciclo dei termoformati.

Il dibattito è originato dalla situazione eterogenea della raccolta nei Paesi dell’Unione Europea: alcuni raccolgono insieme tutte le plastiche, altri solo le bottiglie in Pet. Per migliorare la qualità della selezione bisognerebbe – stando a quanto suggerisce Plastic Recyclers Europe, l’associazione che rappresenta le imprese del riciclo della plastica del Vecchio Continente – differenziare il PET multistrato dal monostrato e, ancora, le vaschette dalle bottiglie in PET. Aspetti fondamentali per determinare la qualità finale del materiale riciclato e quindi le applicazioni in cui può essere utilizzato: se in packaging alimentare, in agricoltura o in altri mercati come le fibre di poliestre.

Gli studi – condotti rigorosamente su plastiche post-consumo – stanno indagando sulle quantità e sulle qualità di termoformati che si possono includere nelle balle di PET senza abbattere la qualità del r-PET che ne deriverà. Dai flussi di “bottiglie miste a vaschette” si riesce già con le attuali tecnologie di selezione a realizzare vaschette multistrato: il prossimo obiettivo è capire se una quota di termoformati oltre il 10% può portare ad una flessione delle performance. Si tratta soltanto di uno dei vari studi condotti sulle qualità di avvio a riciclo di questa particolare categoria di plastiche:tra gli altri progetti in corso, il gruppo di lavoro punta a determinare la qualità del r-PET derivante esclusivamente da un flusso di termoformati (mono o multimateriale che sia).

Il Gruppo di lavoro marcato Petcore Europe ha tuttavia già focalizzato la chiave della svolta, che sta tutta nel design. O meglio nel cosiddetto “ecodesign. Ad esempio molto spesso sui contenitori in PET ci sono etichette progettate per essere difficilmente rimosse e che necessitano di lavaggi ad altissime temperature prima di essere avviate correttamente a riciclo. Per questo nello stesso gruppo di lavoro sono coinvolti anche i produttori di etichette, in modo da trovare una soluzione sostenibile che si possa applicare all’intera filiera.

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