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Dal compost meno CO2 e più nutrienti per i suoli in pericolo

Ogni tonnellata di compost può sequestrare dall’atmosfera tra i 78 e i 130 kg di CO2 equivalente. Lo spiega uno studio presentato oggi dal CIC in occasione della Giornata Mondiale del Suolo

Il compost come risorsa preziosa per rilanciare l’economia in chiave sostenibile e combattere il cambiamento climatico. La filiera del recupero dei rifiuti organici come alleato strategico delle grandi sfide ambientali del nostro tempo, capace ogni anno in Italia di trasformare oltre 7 milioni di tonnellate di scarti in 2,2 milioni di ammendante compostato di alta qualità da restituire alla terra. Con un duplice beneficio: nutrire il suolo per contrastare la desertificazione e tagliare le emissioni di CO2 in atmosfera di una quantità pari a quelle generate da una macchina che abbia percorso 853 milioni di km. Lo dimostrano i dati dello studio “Quantifying the Benefits to Soil of Applying Quality Compost in Italypresentato dal CIC, Consorzio Italiano Compostatori in vista della Giornata Mondiale del Suolo, che si celebrerà il prossimo 5 dicembre.

Mentre infiamma il dibattito sull’opportunità o meno di finanziare la costruzione di sistemi tecnologici di cattura della CO2 da affiancare ad attività altamente emissive come impianti di energia fossile o industrie ‘hard to abate’, il suolo ci riesce già da solo in maniera del tutto naturale. Secondo lo studio una singola tonnellata di compost può sequestrare tra 78 e 130 kg di CO2 equivalente. Le due milioni di tonnellate generate dal sistema italiano e restituite ogni anno alla terra ne catturano circa 211mila tonnellate. Sempre secondo lo studio, applicando 30 tonnellate di compost per ettaro in un periodo di 10 e 20 anni si potrebbero sequestrare nel suolo da 23 a 78 tonnellate di anidride carbonica equivalente. A livello economico, ogni tonnellata di compost può essere valutata in termini di sequestro di carbonio tra 4,2 e 7 euro per tonnellata: su un periodo di 20 anni significa raggiungere un valore di 3.780 euro.

“Dobbiamo partire dalla consapevolezza che il Suolo è una risorsa ambientale strategica – ricca di biodiversità, essenziale per la nostra economia, e fornitrice di servizi ecosistemici che deve essere tutelata: conservare e ripristinare la salute del suolo significa garantire un futuro migliore alle prossime generazioni – sottolinea Massimo Centemero, Direttore Generale del CIC – in questo contesto, ribadiamo con orgoglio il ruolo del settore del biowaste, emblema dell’economia circolare ed eccellenza italiana”. Ai benefici in ottica di decarbonizzazione si affiancano quelli su un altro dei fronti caldi dell’emergenza ambientale, vale a dire l’impoverimento dei suoli. La salinizzazione dei terreni, tema centrale della Giornata Mondiale del Suolo, minaccia le produzioni agricole nel mondo intero, mettendo a rischio la sicurezza alimentare e lo sviluppo sostenibile nelle regioni aride e semi-aride. Comprese vaste porzioni del nostro Paese. Rivitalizzarlo restituendogli compost di qualità, ricco di elementi nutritivi, spiega lo studio, è una scelta obbligata se vogliamo invertire la tendenza.

“È fondamentale mantenere aperto un dialogo e una collaborazione sinergica tra  diversi attori: agricoltori, scienziati del suolo, operatori dei rifiuti, responsabili politici e qualsiasi altra parte interessata per mettere in atto azioni e strategie capaci di sensibilizzare sul tema della difesa e della rigenerazione del suolo”, conclude Centemero.

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