Economia circolare, dalle utility investimenti per 180 milioni

Secondo il report di sostenibilità di Utilitalia nel 2020 le aziende di gestione dei servizi idrici, energetici e ambientali hanno rafforzato il proprio impegno sui fronti della sostenibilità

Nel 2020 le utility hanno consolidato il proprio ruolo di testa di ponte della transizione ecologica in Italia. L’anno più duro della pandemia non ha fermato gli investimenti: 4,5 i miliardi di euro mobilitati dalle aziende di gestione dei servizi idrici, energetici e ambientali, di cui oltre 600 milioni in decarbonizzazione, quasi 300 in digitalizzazione e più di 180 in economia circolare. Investimenti capaci di contribuire alla generazione di valore economico per 11 miliardi di euro, redistribuiti tra i vari stakeholder, dalle pubbliche amministrazioni agli azionisti, passando per lavoratori e comunità locali, sempre più centrali in un sistema, quello delle utility, nel quale la territorialità diventa “asset fondamentale della strategia aziendale”. È quanto si legge nell’ultimo report di sostenibilità di Utilitalia, redatto da fondazione Utilitatis e presentato oggi. La sostenibilità è sempre più pilastro delle strategie di business delle utility. Il
56% delle aziende associate, dice Utilitalia, pubblica un rapporto di sostenibilità anche in assenza di obblighi normativi e il 41% ha inserito degli obiettivi espliciti di sostenibilità all’interno del Piano industriale.

“I risultati – osserva la presidente di Utilitalia, Michaela Castelli – confermano come gli investimenti per la decarbonizzazione, la circolarità e la digitalizzazione, unitamente alla capacità di generare valore nei territori, rappresentino, anche in un anno pandemico, i capisaldi che orientano l’azione delle utilities. Le nostre imprese giocano un ruolo centrale nella ripartenza del Paese e nella transizione ecologica, generando valore per gli azionisti, innovando i servizi resi a cittadini, imprese ed enti locali, e assicurandone al contempo la qualità e la continuità”. Stando al report, dei 39 TWh di elettricità prodotti dalle aziende censite nel 2020 (15% del totale nazionale) il 46% è stato generato da fonti rinnovabili, a fronte della media nazionale del 42%. A contribuire al percorso di decarbonizzazione delle utility anche l’utilizzo di 6mila mezzi a basso impatto ambientale, attivi prevalentemente nei servizi di gestione rifiuti. Sul fronte dell’idrico la qualità dell’acqua potabile risulta al 98% tra le imprese analizzate dal report, meglio della media nazionale del 96,1% e ad un passo dall’obiettivo “molto rigoroso e sfidante del 99,5% stabilito dall’ARERA”.

Al capitolo sull’economia circolare il campione di imprese analizzato nel report risulta aver raggiunto un tasso di raccolta differenziata del 62,9%, in linea con la media nazionale del 63%. Meglio il dato sullo smaltimento in discarica: rispetto al 20% nazionale il panel censito da Utilitalia si colloca al 17,5%, con le 15 ‘top utility’ che fanno registrare un 6,1%, già in linea con l’obiettivo europeo del 10% massimo da raggiungere entro il 2035. “L’Europa si divide in due – spiega Gianluca Principato, responsabile della task force accountability per la transizione di Utilitalia – da una parte i Paesi che ancora fanno ricorso alla discarica in maniera importante e dall’altra quelli che invece l’hanno superata. L’Italia si trova a metà strada”. Colpa anche di “una carenza significativa di impianti di recupero dei rifiuti che rende difficile e spesso costoso chiudere il ciclo” in alcune aree del Paese, si legge nel report. “La non autosufficienza
di questi territori rallenta quindi la transizione del Paese verso l’economia circolare e lo espone al rischio di nuove emergenze e procedure di infrazione da parte della Commissione europea”.

Sul fronte del riciclo, il report indica un tasso del 91% (in miglioramento rispetto al 78% nel 2019) e un tasso di recupero dei fanghi che supera l’87%. Nel 2020, si legge, sono stati generati 9,5 milioni di metri cubi di biometano. “Anche nel 2020, nonostante la situazione che ben conosciamo – prosegue Principato – il 15% delle aziende del campione ha realizzato investimenti in impianti di trattamento dei rifiuti. Un dato da rimarcare, sia per le complicazioni che hanno caratterizzato lo scorso anno sia perché realizzare impianti di una certa complessità in un settore delicato come quello del trattamento dei rifiuti è sempre argomento delicato”. Dal report emerge anche la crescente attenzione delle utility ai temi della sicurezza, con il 70% delle aziende che monitora i near miss (i mancati incidenti), mentre sul fronte della parità di genere sul lavoro si registra una percentuale di donne nei consigli di amministrazione pari al 35%.

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