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Nuovi rifiuti urbani, Unirima: “Penalizzato l’accesso al mercato”

Per l’associazione, la nuova disciplina sulla classificazione dei rifiuti “minaccia di generare un’incredibile disparità”

Una “disparità di trattamento” che rischia di penalizzare la libera concorrenza nel mercato della raccolta e avvio a riciclo dei rifiuti. Questa secondo Unirima, associazione nazionale dei produttori di carta da macero, la principale conseguenza dell’entrata in vigore della nuova disciplina sulla classificazione dei rifiuti introdotta dal decreto legislativo 116 del 2020. “Con l’introduzione del nuovo testo unico ambientale e l’eliminazione del concetto di assimilazione, le imprese possono scegliere, per i propri rifiuti merceologicamente simili ai domestici, se affidarli al servizio pubblico oppure se affidarli al mercato – spiega l’associazione in una nota – nonostante la nuova norma sia stata voluta dal legislatore europeo con lo scopo di consentire una migliore visibilità statistica dei rifiuti simili ai domestici, senza che questo avesse impatto sui modelli di gestione e sugli operatori economici, di fatto l’introduzione che ne è stata fatta in Italia minaccia di generare un incredibile disparità proprio nei sistemi di gestione e per gli operatori economici coinvolti”.

Secondo Unirima, infatti, “nel caso di gestione nell’ambito del servizio pubblico non si ha l’obbligo di emettere il formulario di identificazione rifiuti mentre nel caso di gestione nell’ambito del mercato invece si”. Come se non bastasse, questa disparità, scrive l’associazione, si aggiunge ai limiti di un regime tributario, quello della Tari che, sostiene Unirima, “anziché essere applicata come una tariffa, e quindi essere proporzionale al servizio erogato, è ancora concepita e applicata come una vera e propria tassa che si applica alle attività produttive a prescindere da quanto effettivamente utilizzino il servizio pubblico”. Cosa che, secondo l’associazione, “costituisce un ostacolo insormontabile allo sviluppo delle imprese dell’economia circolare”.

Parole che fanno da eco agli appelli lanciati nei giorni scorsi delle piccole e medie imprese, che chiedono la revisione della disciplina sulla Tari e la piena introduzione del nuovo regime di agevolazioni per le aziende che dimostrino di aver avviato a recupero tramite operatori privati i loro rifiuti urbani previsto dal decreto legislativo 116 del 2020. Regime ad oggi ancora inapplicato, in attesa degli annunciati chiarimenti da parte dei Ministeri della Transizione ecologica e delle finanze.

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