Redazione Ricicla.tv
18/01/2024

Strade, cresce il riciclo ma la burocrazia frena la transizione ecologica

Ultimo aggiornamento: 11 Gennaio 2024 alle 11:01

fresato d'asfalto

Secondo SITEB nel 2023 il 30% dei materiali utilizzati per realizzare nuove strade in Italia è arrivato dal riciclo del fresato d’asfalto. Che è riciclabile al 100% ma le cui potenzialità, nonostante il decreto end of waste, restano largamente inespresse


Cresce il riciclo del fresato d’asfalto in Italia, recuperando il gap con gli altri paesi europei. Secondo SITEB, l’associazione italiana strade e bitumi, nel 2023 il 60% dei 17 milioni di tonnellate di residui prodotti dalla manutenzione delle pavimentazioni stradali, riciclabili al 100%, è stato trattato in impianti di recupero e reimpiegato nella produzione di nuovo conglomerato bituminoso a caldo. Ancora un passo indietro rispetto alla media europea del 68% (con punte dell’85% in Germania), ma in aumento rispetto alle performance degli ultimi anni (nel 2021 il tasso di riciclo era del 58%). “La crescita delle percentuali di riciclo negli ultimi anni – dice Alessandro Pesaresi, presidente di SITE – è legata agli sforzi messi in campo dal settore rappresentato dalla nostra associazione e dalle iniziative promosse per diffondere una sempre maggiore cultura della sostenibilità”.

Del totale riciclato nel 2023, spiega l’associazione, il 30% è stato riutilizzato nella pavimentazione di nuove strade. Con un risparmio economico stimato nell’ordine di 440 milioni di euro per il minore utilizzo di materia prima, pari a 10 milioni di tonnellate di inerti e 420mila tonnellate di bitume vergine. Anche in questo caso, riporta SITEB, le percentuali sono in aumento, visto che il reimpiego era al 20% nel 2014 e al 25% nel 2018 . Ipotizzando un incremento dal 30% al 50% del conglomerato bituminoso prodotto in Italia, il risparmio di materiali, calcola l’associazione, potrebbe raggiungere quota 17,5 milioni di tonnellate per gli inerti e 700mila tonnellate per il bitume, per un controvalore economico di 735 milioni di euro per il solo conglomerato.

Un potenziale enorme, per un Paese storicamente privo di materie prime, che tuttavia resta largamente inespresso. Colpa, oltre che della “ritrosia culturale” tipicamente riservata ai prodotti da riciclo, spiega SITEB, anche della burocrazia e di una “normativa nazionale farraginosa”. Nonostante il decreto ‘end of waste‘ adottato nel 2018, la disciplina di settore continua a trovare difficoltà di applicazione, “Un contributo a superare questi limiti – spiega Pesaresi – potrebbe arrivare da alcuni interventi sull’attuale impianto normativo e in particolare: dall’innalzamento dell’utilizzo del fresato oltre il limite oggi previsto di 50mila tonnellate l’anno per tutti gli impianti d’asfalto con autorizzazione semplificata; dall’innalzamento dei limiti relativi allo stoccaggio; dalla semplificazione delle procedure di recupero in situ (stabilizzazioni); dall’incremento della quota di utilizzo nella produzione di aggregati riciclati”.

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