Acque reflue, Cingolani: “Oltre 1500 reti non connesse a impianti di trattamento”

Il ministro della Transizione Ecologica ascoltato dalla Commissione ‘ecomafie’: “In Italia su 3717 impianti di depurazione 170 sono sprovvisti di trattamento dei fanghi”

“Gli impianti attivi sul territorio nazionale non sono sufficienti a garantire il fabbisogno di corretto trattamento delle acque reflue”. Lo ha ricordato il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, ascoltato oggi dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. “Un report Ispra consegnato all’Ue a fine 2020 censiva 3717 impianti di trattamento per 3mila agglomerati. Di questi 170 sono sprovvisti di trattamento secondario per l’abbattimento di sostanza organica. Risultano anche 1581 reti di collettamento non connesse a sistemi di trattamento, 300 delle quali tra Sicilia, Calabria e Campania. Una criticità importante, visto che sversano nell’ambiente acque reflue non depurate”. Per sanare le irregolarità, e chiudere le quattro procedure europee d’infrazione attualmente aperte a carico dell’Italia, ha ricordato Cingolani, sono attivi diversi piani d’investimento: “La delibera CIPE 60/2012 con oltre 1 miliardo 700 milioni per 183 interventi in Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna su collettamento e depurazione, il piano straordinario di tutela della risorsa idrica del 2014, 142 interventi per oltre 250 milioni di euro, e il Piano operativo ambiente con 530 milioni. A questi si aggiungono 4,3 miliardi del Pnrr sul tema acqua – ha ricordato Cingolani – con un capitolo dedicato proprio alle carenze infrastrutturali sul fronte della depurazione”.

Parlando di gestione dei rifiuti, Cingolani ha ricordato che “l’Italia è una delle nazioni migliori, con punti di assoluta eccellenza a livello europeo, ma ha anche problemi in alcune zone. La grande sfida del Pnrr è di arrivare al 2035 come primi della classe. La sfida nella sfida è quella di uniformare il livello”. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha spiegato il ministro, ruota attorno alle ‘guideline’ europee che prevedono il raggiungimento del 65% di riciclo e il 10% massimo di smaltimento in discarica al 2035. “Ci sono zone d’Italia che non si parlano con le altre, in termini di tecnologie e di capacità di gestire il rifiuto – ha spiegato Cingolani – ecco perché con il Pnrr puntiamo a potenziare la differenziata in tutto il Paese e a fare tutto il possibile per valorizzare il materiale raccolto”. Sugli annunciati snellimenti burocratici in materia di permitting ambientale, ai commissari che lo incalzavano sui rischi di una eccessiva semplificazione della procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale il ministro ha garantito: “Nessuno vuole eliminare la VIA, ma non è accettabile che la procedura duri mille giorni. La VIA deve avere tempi certi – ha detto Cingolani – e vorrei che la Commissione fosse composta da gente che lavora sette giorni su sette, non un giorno solo la settimana”.

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