Export di rifiuti: “Nuovo regolamento rischia di mettere fine all’economia circolare in Ue”

Le associazioni di settore rilanciano l’allarme dopo il via libera della Commissione Ue alla modifica di regolamento sulle spedizioni di rifiuti. Secondo EuRic la proposta “rischia di mettere fine alle ambizioni dell’Ue in materia di economia circolare”

“La proposta presentata dalla Commissione europea rischia di mettere fine alle ambizioni dell’Ue in materia di economia circolare”. EuRic, l’associazione dei riciclatori europei, rilancia l’allarme dopo il via libera di Bruxelles alla proposta di revisione del regolamento sulle spedizioni di rifiuti. Misura che, tra le altre cose, punta a dare un giro di vite all’export verso i Paesi non-OCSE per contrastare il traffico illegale. Un obiettivo che “i riciclatori europei sostengono pienamente”, scrive EuRic, sottolineando però come la proposta dell’Ue lasci irrisolti i principali nodi denunciati nelle scorse settimane dagli operatori di settore. Su tutti l’assenza di un quadro giuridico che distingua tra scarti non processati e materie prime da riciclo (o RMR, ovvero ‘raw materials from recycling’) che spesso conservano lo status di rifiuto pur essendo a tutti gli effetti ‘commodities’ scambiate sul mercato globale. Come nel caso del rottame metallico.

L’approccio del tipo “di tutta l’erba un fascio” applicato dalla Commissione a tutte le esportazioni, denuncia EuRic, può danneggiare il mercato dei materiali da riciclo perché “non è in grado di garantire condizioni di parità con le materie prime vergini, che non sono soggette a tali vincoli nel diritto dell’Ue”. “Come sottolineato nella recente lettera firmata da 300 federazioni e società nazionali ed europee di riciclo – spiega il segretario generale di EuRic Emmanuel Katrakis – sottoporre i RMR – che sono ancora classificati come rifiuti non pericolosi – a restrizioni all’esportazione, in assenza di mercati finali sicuri per i materiali circolari nell’Ue, rappresenterà una minaccia vitale per i riciclatori europei, siano essi PMI o grandi multinazionali, minando la creazione di green jobs in Europa”. Tanto più in assenza di meccanismi di stimolo della domanda interna. “Solo il 12% delle materie prime utilizzate dall’industria dell’Ue proviene dal riciclo – spiega Katrakis – servono requisiti vincolanti di utilizzo di RMR nelle catene del valore industriali per fare in modo che quei materiali da riciclo che in base alla proposta rimarranno in Europa non finiscano in discarica. Come ad esempio l’introduzione di obiettivi minimi di contenuto riciclato nei nuovi prodotti, che secondo Katrakis “si sono rivelati lo strumento più efficiente ma meno utilizzato, ad eccezione degli imballaggi in plastica”.

L’assenza di una domanda interna capace di assorbire l’eccesso di offerta di materiali riciclati determinato dal giro di vite sull’export, spiegava ieri a Ricicla.tv la presidente di EuRic Cinzia Vezzosi, “in una fase iniziale avrebbe un contraccolpo prevalentemente economico, perché spingerebbe i prezzi verso il basso. Quello che ci preoccupa di più però – diceva Vezzosi – è che un prezzo al ribasso sul territorio europeo potrebbe far diventare quei materiali poco appetibili per il riciclo, rendendo non più redditizio investire in attività di raccolta, cernita e processamento”. Il rischio insomma è che le imprese chiudano e che i rifiuti, piuttosto che essere riciclati, finiscano a smaltimento. O peggio. L’esatto opposto di quanto auspicato dalla Commissione, che punta a fare del nuovo regolamento sulle spedizioni di rifiuti un ‘boost’ per l’economia circolare in Ue. EuRic, assicura Katrakis, lavorerà con Parlamento e Consiglio Ue “per distinguere meglio i rifiuti non processati dai RMR” ma anche “per facilitare le spedizioni intra-Ue di rifiuti destinati al recupero e e all’utilizzo finale nelle catene del valore circolari, essenziali per realizzare un mercato delle materie prime da riciclo ben funzionante e a parità di condizioni con le materie prime vergini”.

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