Fanghi da depurazione, Brandolini: “Serve una strategia nazionale”

di Redazione Ricicla.tv 01/08/2023

Nel 2021 abbiamo smaltito in discarica oltre il 50% dei fanghi da depurazione delle acque reflue urbane, quando avremmo potuto trasformarli in materia ed energia. Brandolini: “In Italia c’è un deficit impiantistico rilevante, serve una strategia nazionale”


Potremmo ricavarne biometano, utilizzarli come fertilizzante in agricoltura oppure trattarli per estrarne elementi preziosi per l’industria dei concimi, come il fosforo. Riducendo in tutti e tre i casi la nostra dipendenza dalle importazioni, incluse quelle dalla Russia. E invece i fanghi generati dalla depurazione delle nostre acque reflue urbane, 3,2 milioni di tonnellate nel 2021 secondo ISPRA, finiscono per oltre la metà in discarica. Colpa di una normativa vetusta, ma anche di una governance idrica dispersa nei mille rivoli delle gestioni in economia. E nel frattempo paghiamo all’Ue decine di migliaia di euro al giorno in sanzioni per la cattiva qualità dei nostri sistemi fognari, come ha ricordato il presidente di UTILITALIA Filippo Brandolini in occasione di un digital talk andato in onda su Ricicla.tv.

Dai fanghi da depurazione dei reflui urbani potremmo ricavare materia ed energia. Eppure secondo ISPRA nel 2021 abbiamo smaltito in discarica il 52,3% del totale prodotto. Uno spreco di risorse.

“Partiamo da una premessa. A differenza degli altri flussi di rifiuti, i fanghi dovranno auspicabilmente aumentare, di pari passo con l’aumento della qualità della depurazione. L’Emilia-Romagna produce 372mila tonnellate l’anno, la Sicilia, pure in aumento, solo 56mila. Siamo sottoposti a quattro procedure d’infrazione per carenza della depurazione, soprattutto nelle aree meridionali, e una di queste ci costa 165mila euro al giorno in sanzioni. Non esattamente un divieto di sosta. Come UTILITALIA abbiamo stimato che, quando saremo a regime, la produzione di fanghi aumenterà di 900mila tonnellate. Ci troveremo insomma a gestire oltre 4 milioni di tonnellate di fanghi”.

Che dovremmo avviare a recupero, mentre oggi riusciamo a farlo per poco più di un milione di tonnellate, smaltendo tutto il resto in discarica. Perché?

“Non che ci siano norme che lo vietino, sia chiaro. Ma nello spirito dell’economia circolare i fanghi è bene che vengano recuperati o in forma di materia o di energia. Peraltro se smaltiti in discarica producono percolati e gas climalteranti, quindi recuperarli significa anche decarbonizzarne il trattamento. Anche la nuova direttiva sulle acque reflue, in discussione in Ue, chiede per questo di superare la discarica. Il problema è che al momento la normativa di riferimento in Italia risale al 1992, essendo fin qui naufragato ogni tentativo di riforma. Una normativa che non riesce a recepire gli avanzamenti della tecnologia e delle conoscenze e la cosa ha fatto in modo da limitare gli investimenti in processi avanzati di trattamento. Anzi, è aumentata la confusione normativa che spesso sfocia in vicende giudiziarie così come la diffidenza rispetto all’utilizzo dei fanghi in agricoltura. Prova nei sia il fatto che nelle ultime misure della PAC (Politica Agricola Comune), per molte azioni del secondo pilastro è impedito il finanziamento nel caso di utilizzo di fanghi o fertilizzanti da fanghi”.

Nonostante la normativa vetusta, anche in Italia trasformare i depuratori in bioraffinerie si può: a Sesto San Giovanni, per esempio, avanzano i lavori per realizzarne una al posto di un vecchio inceneritore.

“Le soluzioni tecnologiche ci sono, e c’è anche un’intensa attività di ricerca. Uno dei fronti sui quali sono più attive le associate a UTILITALIA è quello del recupero del fosforo dai fanghi trattati in mono-incenerimento, come si sta facendo a Sesto San Giovanni. Ma i fanghi possono contribuire anche alla transizione energetica, se utilizzati per produrre biometano, come chiarito anche dalla Commissione europea nel REPowerEU. Senza dimenticare la possibilità di trasformarli in fertilizzante. Tant’è vero che con la guerra in Ucraina, che ha messo a dura prova le importazioni di fertilizzanti di sintesi, fanghi e compost sono diventati molto più appetibili sul mercato. Resta però il tema di chi deve realizzare gli investimenti, non solo dal punto di vista finanziario ma anche tecnico e ingegneristico”.

Anche perché, come ha ricordato di recente ARERA, la governance del ciclo idrico resta frammentata in un pulviscolo di gestioni in economia…

“Tanto nel settore idrico quanto in quello dei rifiuti occorrono gestioni industriali. In alcune aree del nostro paese ci sono ritardi evidenti dati anche dal fatto che c’è una enorme frammentazione societaria con gestioni in economia che gioco forza non sono in grado di sostenere gli investimenti necessari. Lo dimostrano anche i numeri di ARERA, stando ai quali le piccole gestioni riescono a investire nel settore idrico pochi euro per abitante a differenza dei 55-60 euro delle gestioni più strutturate. Fermo restando che dobbiamo aumentare questo quantitativo per arrivare alla media europea che è di circa 80 euro”.

Come?

“Serve una forte determinazione delle autorità locali, sia regioni che comuni, nel superare le gestioni in economia e andare su gestioni uniche per ambiti territoriali che consentano di perseguire economie di scala, efficienza e di realizzare investimenti necessari anche per risolvere le procedure di infrazione. A questo proposito come UTILITALIA sosteniamo la necessità di una strategia nazionale per i fanghi da depurazione. Nel nostro paese c’è un deficit impiantistico importante e se poi ci saranno ulteriori restrizioni per l’utilizzo in agricoltura questo deficit rischia di diventare ancora più rilevante. Una strategia nazionale che possa essere in qualche modo calata poi nelle pianificazioni regionali sui rifiuti sarebbe quanto mai opportuna”.

1 Commento su "Fanghi da depurazione, Brandolini: “Serve una strategia nazionale”"

  1. Luigi Castagna ha detto:

    Solito ritardo mentale, culturale e materiale della nostra burocrazia e, con l’avvento del digitale, la discrepanza, con la domanda di allineamento alle nuove tecnologie, si è allargata.

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