Inceneritori, per il Parlamento UE dovranno comprare quote di CO2 dal 2026

La Commissione ambiente dell’europarlamento ha approvato la relazione sulla proposta di modifica dell’EU-ETS presentata dall’esecutivo di Bruxelles. Chiesta l’estensione all’incenerimento a partire dal 2026. Le imprese: “Serve un’attenta valutazione d’impatto”

Il Parlamento europeo chiede l’estensione del meccanismo di scambio delle quote di emissione anche agli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani a partire dal 2026. Lo prevede una delle cinque relazioni approvate ieri dalla commissione Ambiente dell’europarlamento nell’ambito della discussione sul pacchetto di misure ‘Fit for 55’, presentato dalla Commissione Europea con l’obiettivo di ridurre le emissioni climalteranti del 55% entro il 2030 per azzerarle nel 2050. Tra le proposte presentate da Bruxelles anche quella di una revisione del sistema EU-ETS con l’obbligo per i settori regolati di ridurre entro il 2030 le proprie emissioni del 43% rispetto ai livelli del 2005. Una proposta giudicata però non sufficientemente ambiziosa dagli europarlamentari, che chiedono una progressiva riduzione su base annua dei crediti di emissione disponibili, con un aumento di 0,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente fino al 2030, ma soprattutto l’estensione del meccanismo anche a settori in precedenza esclusi, come gli inceneritori per rifiuti urbani, che gli eurodeputati vogliono siano soggetti all’EU-ETS a partire dal 2026. Ora la relazione dovrà essere votata dal Parlamento in plenaria e, in caso di voto favorevole, diventerà la base dei negoziati da condurre con il Consiglio UE per giungere a una versione condivisa della proposta di revisione del meccanismo EU-ETS.

Un termine, quello del 2026, anticipato di due anni rispetto alle prime bozze della relazione curata dall’eurodeputato Peter Liese, nelle quali l’inclusione dell’incenerimento nell’EU-ETS veniva chiesta a partire dal 2028 e solo a valle di una valutazione d’impatto da parte della Commissione UE da realizzarsi entro il 31 dicembre 2025. Una previsione, quest’ultima, che resta anche nella versione definitiva della relazione, sebbene anticipata di un anno e collocata a fine 2024. In caso di valutazione positiva, l’inclusione nel meccanismo EU-ETS obbligherebbe i gestori di inceneritori per rifiuti urbani ad acquistare crediti per ogni tonnellata di CO2 emessa, con un aggravio degli oneri economici legati alla conduzione degli impianti, il conseguente aumento delle tariffe di conferimento e ripercussioni anche sui piani di rientro degli investimenti per gli impianti di recente attivazione o per quelli di prossima realizzazione. Con il rischio, secondo un recente position paper di Ref Ricerche, “di riorientare nuovamente alcuni flussi verso lo smaltimento in discarica, al momento esentato dall’EU-ETS: ciò, nonostante le discariche costituiscano la principale fonte di emissione nel settore dei rifiuti”.

Secondo FEAD, la federazione europea delle imprese del waste management, “da un lato, disporre di un EU-ETS che includa gli inceneritori di rifiuti urbani garantirebbe condizioni di parità, ma dall’altro è necessario valutare se questo sia il modo più efficace per evitare le emissioni di CO2 durante il trattamento dei residui non riciclabili”. Per l’associazione “quali che siano le soluzioni che emergeranno dalla valutazione d’impatto proposta dal relatore Peter Liese, occorre evidenziare la peculiarità e il ruolo positivo dell’intera filiera di gestione dei rifiuti nell’evitare le emissioni di CO2”. Un ruolo che andrebbe riconosciuto anche nella tassonomia UE degli investimenti verdi. “I termovalorizzatori – osserva il presidente di FEAD Peter Kurth – non solo producono energia rinnovabile e scalano la gerarchia dei rifiuti, ma risparmiano anche significative emissioni di CO2 rispetto all’elettricità e al riscaldamento prodotti dalla combustione di combustibili fossili. È fondamentale che ciò sia riconosciuto nella tassonomia dell’UE e negli strumenti normativi dell’UE relativi alla CO2 se vogliamo affrontare la crescente quantità di rifiuti e raggiungere gli obiettivi di economia circolare dell’UE”.

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