Packaging in carta PEFC, quando le aziende scelgono la sostenibilità

Come ridurre l’impatto ambientale del packaging tagliando emissioni in atmosfera e agevolando i processi di riciclo dei rifiuti da imballaggio? Puntando su carta e cartone, a patto che siano realizzati con materie prime certificate provenienti da foreste gestite in modo sostenibile. Lo sanno bene le aziende della filiera agroalimentare che da tempo hanno scelto di investire sul packaging green in matrice cellulosica, ai vertici delle preferenze tra i consumatori per diversi indicatori di sostenibilità, tra cui compostabilità (72%), migliore scelta per l’ambiente (62%) e facilità di riciclo (57%). È quanto emerso nel corso del primo webinar #TheTalkingForest organizzato da PEFC Italia, associazione senza fini di lucro che promuove la gestione forestale sostenibile attraverso la certificazione. Insieme a Slow Food, intervenuta in rappresentanza della rete dei piccoli produttori legati al mondo dei Presìdi Slow Food, e a tre importanti aziende che hanno scelto imballaggi certificati PEFC (Findus, Granarolo e Unilever Italia), PEFC ha fatto il punto su come la filiera agroalimentare si stia impegnando a convertire in chiave sostenibile il proprio processo produttivo proprio a partire dal packaging, ad esempio scegliendo di sostituire vaschette e contenitori in plastica con quelli in carta o cartone certificato.

«Nel 2020 la crisi sanitaria e i lockdown hanno accelerato una serie di fenomeni tra i quali l’eCommerce e il delivery, che hanno come diretta conseguenza l’aumento esponenziale di utilizzo di imballaggi. Per questo le scelte intraprese da filiere così importanti quali quella dell’agroalimentare sono cruciali per dare il buon esempio, costruendo un mondo più sostenibile e attuando in modo sistematico una strategia plastic free al di là dell’emergenza sanitaria», ha dichiarato Francesco Dellagiacoma, presidente di PEFC Italia.

La scelta del packaging in carta si deve però accompagnare al controllo della filiera di produzione: i traffici e le attività illegali nel settore foresta-legno fruttano alla criminalità mondiale tra 30 e 100 miliardi di euro ogni anno e almeno il 20% delle importazioni di prodotti di origine  forestale nella Ue sono senza tracciabilità. L’Italia è un grande importatore di legno e di cellulosa, anche da Paesi dove sono in atto fenomeni di degrado delle foreste, connessi con i tagli illegali: la certificazione è uno strumento in grado di garantire che il legno e i suoi derivati vengano esclusivamente da foreste e piantagioni gestite in modo sostenibile. Il fenomeno dell’illegalità non rappresenta solo una perdita economica per il paese esportatore (il mancato pagamento delle tasse) e una minaccia per le foreste e le condizioni di vita dei popoli e delle comunità che le abitano; crea anche un effetto “dumping” abbassando i costi di produzione, rendendo poco competitiva la gestione sostenibile delle foreste e la certificazione delle operazioni forestali, che risultano più costose rispetto al materiale senza garanzie.

Per questo diventa fondamentale scegliere prodotti di carta e cartone certificati dal marchio PEFC, che garantisce al consumatore che la foresta e le piantagioni da cui deriva la materia prima siano tutelate e preservate per il futuro perché gestite secondo i più severi requisiti ambientali, sociali ed economici. In questo modo si contribuisce inoltre al sostentamento di quasi 1,6 miliardi di persone in tutto il mondo, dalle popolazioni indigene che vivono nelle foreste primarie alle comunità montane delle aree interne del nostro Paese. Valori aggiunti che vengono effettivamente apprezzati anche da parte dei consumatori italiani: nel 2020, secondo una ricerca commissionata da Two Sides, il 55% dei consumatori riconosce e cerca il logo PEFC sui prodotti e sul packaging, percentuale salita del 21% nell’arco di tre anni (nel 2017 era il 34%, secondo un sondaggio PEFC). «La riduzione del consumo di plastica è una delle sfide di oggi per il futuro del nostro pianeta. La carta e i prodotti forestali sono stati individuati giustamente come una delle alternative possibili per ridurre il consumo di plastica aumentando la richiesta di materia prima forestale – ha dichiarato Giovanni Tribbiani, Responsabile della segreteria tecnica per la catena di custodia e dell’uso del logo PEFC – La carta e le materie prime forestali devono però essere certificate PEFC per la gestione sostenibile delle foreste di provenienza per escludere tagli illegali e degrado forestale».

Attraverso la certificazione PEFC si è infatti in grado di monitorare il materiale dalle foreste fino al prodotto finale, seguendo tutta la catena di fornitura. Oltre a garantire che il materiale proviene da una foresta certificata, il marchio PEFC tutela anche i diritti dei lavoratori lungo tutto il processo di produzione. Inoltre, adottare prodotti con certificazione PEFC è fondamentale per le aziende che possono così contribuire a raggiungere non solo il Goal n.12 (Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo) ma anche altri tra i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per l’Agenda 2030, considerato il ruolo fondamentale delle foreste per la salute del Pianeta.

Tra le aziende dell’agroalimentare che hanno scelto di intraprendere un percorso di sostenibilità e certificare il proprio packaging secondo standard PEFC, Findus ad esempio nell’autunno 2020 ha presentato la linea de “I Gratinati” con una vaschetta in carta riciclabile da foreste gestite in modo sostenibile certificate PEFC. La novità sta anche nella rimozione della busta di plastica finora posta intorno al prodotto: una scelta che nel 2020 permetterà all’azienda di ridurre di circa 5.000 kg il consumo di plastica rispetto all’anno precedenteGranarolo ha invece reso più green la sua linea di yogurt Yomo Natura grazie ad un nuovo vasetto in cui la plastica è stata sostituita con la carta, certificata PEFC. Granarolo passa così da una vasetto in polistirene (PS) – materiale che non ha una sua filiera di riciclo pur essendo conferito nella plastica – con un impatto ambientale di 301g di CO2 eq /Kg di prodotto a un vasetto di carta con un impatto ambientale di 196g di CO2eq /Kg di prodotto e che può essere recuperato attraverso la filiera del riciclo della cartaUnilever Italia ha infine avviato un importante processo di conversione del proprio packaging con la produzione di vaschette Carte D’Or Algida in carta certificata PEFC, che vanno ad aggiungersi agli oltre 20 milioni all’anno di confezioni di Cafè Zero Algida già certificati PEFC. Il cambio di pack coinvolgerà circa 11 milioni di confezioni in un anno e ogni vaschetta passerà da un peso di 47,5 grammi a uno di 36,5 grammi, con un risparmio del 23% sul peso finale del prodotto. Il risultato è una riduzione di circa 520 tonnellate di plastica in un solo anno. La nuova vaschetta è compostabile e riciclabile, accoppiata con uno strato di Pla (acido polilattico, ossia bioplastica ottenuta da scarti di mais) che consente di essere impermeabile e quindi adatta al gelato. La nuova confezione può così essere sia riciclata nella carta che smaltita nei rifiuti organici.

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