PFU, via alla revisione del decreto end of waste per scongiurare il blocco del riciclo

di Redazione Ricicla.tv 23/05/2023

L’esclusione degli intasi dalle applicazioni del polverino di gomma prodotto dal riciclo degli pneumatici rischia di mettere in crisi la filiera italiana. Ecopneus e UNIRIGOM chiedono di potenziare sbocchi di mercato alternativi, come gli asfalti o la pirolisi. La risposta del vice ministro dell’Ambiente Vannia Gava: “Avviata la revisione del decreto end of waste”


A meno di tre anni dall’entrata in vigore, il Ministero dell’Ambiente è pronto a rivedere il decreto end of waste sugli pneumatici fuori uso, per rendere “più flessibili gli usi della gomma riciclata”, ha comunicato il vice ministro Vannia Gava. E provare così a scongiurare la crisi della filiera del recupero di materia. Una crisi che appare sempre più imminente, denunciano le imprese di settore, dopo il via libera del comitato degli Stati membri alla proposta di revisione del regolamento REACH messa a punto dalla Commissione Ue, che prevede lo stop all’utilizzo del granulo di gomma derivante dal riciclo degli PFU come ‘intaso’ per i campi in erba sintetica. Vale a dire l’applicazione più diffusa per le circa 135mila tonnellate di granuli generati ogni anno dalle imprese italiane del riciclo. Una messa al bando che nelle intenzioni di Bruxelles punta a contrastare la dispersione di microplastiche nell’ambiente, ma che rischia di troncare di netto il 40% dell’attuale mercato nazionale del granulo di gomma da pfu, con conseguenze dirette sulla tenuta economica delle imprese di filiera e sulle attività di raccolta e avvio a recupero.

“Una misura assolutamente non proporzionata al rischio effettivo per l’ambiente”, ha dichiarato Renzo Maggiolo, presidente di UNIRIGOM. Già oggi del resto, secondo dati di Ecopneus, dei 5mila impianti sportivi che impiegano il granulo come elemento strutturale per mantenere in piedi e ben distanziati i singoli fili d’erba, oltre 1600 sono omologati da parte della Lega Nazionale Dilettanti e quindi realizzati secondo i più avanzati requisiti tecnici e di sostenibilità, incluso l’abbattimento del rischio di dispersione del materiale di intaso prestazionale. Ma il dado, a Bruxelles, è ormai tratto. E anche se la revisione del regolamento REACH (che entro i prossimi due mesi dovrà passare per il vaglio di Consiglio e Parlamento) non entrerà in vigore prima di otto anni dalla approvazione definitiva, è facile immaginare che i contraccolpi sul mercato si faranno sentire da subito.

Il crollo della domanda, insomma, è già dietro l’angolo. “L’Italia – ha spiegato Maggiolo – non dispone di soluzioni alternative a far fronte alla maggiore quantità resa disponibile dal bando di questa applicazione (considerato inoltre, com’è ovvio, il divieto di smaltire i PFU in discarica) e quindi sarebbe costretta ad aumentare l’esportazione fuori della Comunità, con ulteriori aggravi di costi per l’ambiente e per la filiera”. Motivo per cui le imprese di settore chiedono al governo l’apertura di un tavolo di lavoro per trovare a stretto giro nuovi sbocchi per il polverino di gomma. “Abbiamo dovuto fermarci e cominciare a pensare al futuro” ha detto Maggiolo a margine di un convegno promosso dal consorzio Ecopneus con UNIRIGOM, dal quale è emerso l’appello dell’intera filiera a rivedere e potenziare l’attuale decreto ‘end of waste’ per promuovere utilizzi alternativi del polverino. “Applicazioni già previste dal decreto, ma rimaste disattese, come nel caso degli asfalti – ha chiarito – che oggi non vengono considerate solo per una questione di costo unitario“. Motivo per cui, accanto alla revisione del decreto end of waste, le imprese chiedono anche l’adozione in tempi rapidi del decreto con i CAM (Criteri Ambientali Minimi) per le strade, che fissando requisiti minimi per gli asfalti potrebbe trasformare gli appalti pubblici in una leva strategica capace di trainare la domanda nazionale di polverino.

Gli appelli delle imprese hanno trovato immediato riscontro nelle parole della vice ministra dell’Ambiente Vannia Gava, che in una lettera indirizzata ai promotori dell’incontro di questa mattina ha chiarito di condividere “la preoccupazione e lo sconforto” degli operatori di fronte alle decisioni dell’Ue, garantendo “la revisione del decreto end of waste per i PFU, che renderà più flessibili gli usi della gomma riciclata”. In più, ha sottolineato Gava, “con i CAM strade saranno inseriti i requisiti minimi obbligatori per la presenza di materiali derivanti dal riciclo dei PFU nelle miscele bituminose, così da aumentarne la durabilità e la resistenza e soddisfare così una domanda sempre più crescente”.

Alle applicazioni tradizionali da potenziare nell’immediato, chiariscono però le imprese, andranno necessariamente associate quelle che nel prossimo futuro verranno rese disponibili da processi innovativi come riciclo chimico, pirolisi o devulcanizzazione. “Non possiamo fossilizzarci su quello che abbiamo fatto per trent’anni – ha chiarito Maggiolo – ma abbiamo davanti la sfida delle nuove tecnologie, che consentiranno di realizzare la circolarità degli pneumatici non solo con applicazioni di riempimento, ma riutilizzando la gomma come compound per la produzione di nuovi oggetti”. Per farlo, hanno sottolineato oggi Ecopneus e UNIRIGOM, serve però un quadro di regole chiare e univoche, a partire da quelle per l’autorizzazione degli impianti di pirolisi. Tecnologia che, chiariscono gli operatori, andrà necessariamente inserita nel novero delle applicazioni del polverino di gomma consentite dal decreto end of waste.

Se a breve termine serve sbloccare la collocazione del polverino in applicazioni già pronte, come gli asfalti o gli isolanti acustici in edilizia, sul lungo periodo saranno insomma la ricerca e l’innovazione a contribuire in maniera determinante alla diversificazione e al rilancio del mercato. Per garantire alle applicazioni che verranno l’opportuna cornice normativa di riferimento resta però fondamentale tenere attivo il canale del dialogo tra portatori d’interesse e governo. “La proposta più importante resta quella di un tavolo permanente di consultazione con i due ministeri di riferimento, Ambiente e Infrastrutture. Abbiamo trovato grande disponibilità al dialogo – ha ammesso Maggiolo – cosa che fino a qualche tempo fa non era così evidente”.

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