Recovery plan, confermati 3,4 miliardi all’economia circolare

Nella bozza Draghi confermati 1,5 miliardi per revamping e nuovi impianti necessari anche a “ridurre le esportazioni fuori regione”

È un Programma nazionale di ripresa e resilienza rinnovato nella forma ma quasi invariato nella sostanza quello messo a punto dal governo Draghi e consegnato, per ora in bozza, alle camere. Rispetto alla versione precedente si fa notare per la mole, poco meno di 500 pagine in inglese a fronte delle 160 in italiano della “versione Conte”, per il livello di dettaglio e per qualche ritocco qua e là nell’ordine di poche centinaia di milioni, ma il succo resta lo stesso: 204,5 i miliardi di euro a disposizione dell’Italia dal piano Next generation Eu (se ne stimavano 209 nella versione precedente) ripartiti sulle stesse sei missioni individuate dal vecchio esecutivo, delle quali la più corposa resta quella su “Rivoluzione verde e transizione sostenibile”, alla quale dovrebbero andare 69,8 miliardi, novecento milioni in più di quanto previsto nel Programma presentato al Parlamento lo scorso gennaio.

Un leggero ritocco che, tuttavia, non riguarda il capitolo dedicato all’economia circolare, per il quale vengono confermati 3,4 miliardi di euro dal Next generation (più 1,1 a valere sul fondo React Eu), considerati non sufficienti da buona parte delle associazioni di settore. Restano 1,5 i miliardi destinati a revamping e costruzione di nuovi impianti di trattamento, e 1,9 i fondi per progetti sull’economia circolare. Gli investimenti, si legge nel documento, saranno accompagnati da un processo di riforma su due linee d’intervento: la “definizione di una strategia nazionale sull’economia circolare” e la “regolazione del sistema di tracciabilità, con la semplificazione dei processi amministrativi”. Una necessità, quest’ultima, sottolineata a più riprese dagli operatori nel corso delle audizioni parlamentari sul PNRR.

Gli investimenti in impianti, si legge, riguarderanno in particolare “situazioni critiche nelle città di Roma, Napoli, Palermo, Bari e Reggio Calabria” con l’obiettivo di ridurre la produzione di rifiuti, aumentare le percentuali di differenziata e minimizzare “le quantità di rifiuti inviate a trattamento fuori regione“, in riferimento alle filiere “dei rifiuti organici e delle frazioni indifferenziate, che rappresentano i due principali ambiti nei quali intervenire per raggiungere gli obiettivi al 2035 fissati nel pacchetto europeo sull’economia circolare” si legge nella bozza di Programma. “Oltre a perseguire l’economia circolare e gli obiettivi di riciclo che ne derivano, occorre dotare il Paese di impianti che consentano la chiusura del ciclo di recupero, con l’obiettivo dell’autosufficienza nazionale e regionale”. Rispetto ai rifiuti indifferenziati, si chiarisce infatti che alla luce dei target Ue del 65% di riciclo e del 10% massimo di smaltimento in discarica “resta da gestire un ulteriore 25%, costituito principalmente da rifiuti urbani residui non riciclabili, rifiuti dalla selezione di frazioni secche (rifiuti di imballaggi, rifiuti ingombranti, rifiuti tessili, RAEE) e dai rifiuti intercettati all’ingresso degli impianti di trattamento della frazione organica”.

Per monitorare l’attuazione degli interventi e supportare gli enti locali nella costruzione degli impianti, il Ministero della Transizione ecologica potrà fare affidamento sul “Programma nazionale di gestione dei rifiuti”, introdotto con il recepimento delle nuove direttive europee sull’economia circolare, che dovrebbe essere definito entro la primavera del 2022. Quanto ai fondi destinati a nuovi progetti sull’economia circolare, nel Programma si pone particolare enfasi sulle iniziative per la produzione di biometano , con l’obiettivo, tra gli altri, di riconvertire entro il 2026 “almeno il 70% degli 800 impianti esistenti per la produzione di biogas” da scarti agricoli.

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