Rifiuti, Cingolani: “Pochi impianti e pianificazioni errate favoriscono gli illeciti”

“Oggi circa 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti vengono trattate fuori dalle regioni di origine” ha ricordato il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, secondo cui “l’inadeguatezza delle strutture impiantistiche” e “una non corretta pianificazione” possono favorire il traffico illecito di rifiuti

La carenza di impianti di trattamento, spesso figlia di errate pianificazioni a livello locale, spalanca le porte ai professionisti del traffico illecito e dello smaltimento abusivo. Soprattutto nelle regioni del Centro-Sud. Lo ha ricordato il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani nel corso di un question time alla Camera. “Il fenomeno legato al traffico illecito di rifiuti coinvolge i Paesi extraeuropei come la Tunisia – ha detto Cingolani – lo stesso potrebbe essere favorito indirettamente dall’inadeguatezza delle strutture impiantistiche esistenti, oltre che da una non corretta pianificazione del ciclo del rifiuto, che può condurre al suo smaltimento illecito”.

“Oggi circa 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti vengono trattate fuori dalle regioni di origine” ha ricordato Cingolani, riferendosi principalmente alle regioni del Centro-Sud. Va da sé che meno prossimi sono gli impianti di trattamento, più lungo è il viaggio dei rifiuti, più aumentano i costi di trattamento. E con loro la probabilità che lungo il tragitto facciano la loro comparsa broker, imprese di trasporto o impianti ‘borderline’, pronti a farsi carico del problema mettendo in campo mezzi e relazioni. E non è un caso che proprio le regioni del Centro-Sud figurino costantemente al vertice delle classifiche per numero di illeciti nel ciclo dei rifiuti, che stando all’ultimo rapporto Ecomafia di Legambiente nel 2019 si è confermato come il settore maggiormente interessato dai fenomeni più gravi di criminalità ambientale: ben 198 gli arresti e 3mila 552 i sequestri con un incremento del 14,9%. A guidare la classifica per numero di reati la Campania, seguita da Puglia, Lazio e Calabria.

“L’impegno del Ministero va evidentemente nel senso di superare tutte queste criticità” ha detto Cingolani, ricordando come il Piano nazionale di ripresa e resilienza abbia messo sul piatto 1,5 miliardi di euro da destinare alla realizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti e all’ammodernamento degli esistenti. “Tali risorse, destinate a migliorare la gestione dei rifiuti – ha detto il ministro – potranno contribuire a colmare il divario tra le regioni del Nord e quelle del Centro-Sud”. Basteranno? No, e non perché siano insufficienti, ma perché, come ricordato di recente anche dalla Corte dei Conti, nel mondo dei rifiuti il problema non sono tanto i soldi quanto la capacità di pianificare e ‘mettere a terra’ gli investimenti. Stando ad un’analisi dei giudici contabili, infatti, del miliardo e mezzo di euro, tra risorse nazionali e comunitarie, disponibili tra 2012 e 2020 per la realizzazione di impianti, risulterebbe spesa una quota pari ad appena il 20%. Le cause? Lungaggini burocratiche negli iter per l’autorizzazione degli interventi, spiega la Corte dei Conti, ma anche errate scelte di pianificazione condizionate dall’ostilità delle comunità locali o da logiche di convenienza politica.

Ecco perché più che sulle risorse il Pnrr punterà sulle riforme. Soprattutto sull’adozione del Programma nazionale di gestione dei rifiuti, da adottare entro la primavera del prossimo anno, per compensare, si legge nel Piano, tanto la “insufficiente capacità di pianificazione delle regioni” quanto la “debolezza della governance”. “Il programma – ha spiegato in aula Cingolani – contiene in particolare: la ricognizione impiantistica nazionale, l’adozione dei criteri generali per la redazione dei piani di settore concernenti specifiche tipologie di rifiuti e, più in generale, strumenti e misure per l’ottimizzazione dei flussi dei rifiuti”. Insomma, sarà il Ministero, con il supporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, a stabilire quali e quanti impianti occorrerà costruire per porre fine ai viaggi dei rifiuti e quali criteri dovranno guidare le regioni nella redazione dei piani territoriali di gestione.

A questo proposito Cingolani ha poi ricordato come siano ufficialmente partiti i lavori per il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti, il RenTRi, Registro Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti. “È stato dato avvio alla fase di sperimentazione del prototipo di Registro elettronico per la tracciabilità – ha spiegato il ministro – avvalendosi, in questa fase iniziale, delle proposte emerse dal confronto con diversi stakeholder”. Uno strumento che, una volta a regime, ha chiarito Cingolani, “fornirà dati qualificati relativi all’attività di vigilanza e controllo, oltre che alla progettazione industriale”. Insomma oltre a ridurre il rischio di illeciti il nuovo sistema servirà a collezionare misure oggettive e rigorose dei flussi di rifiuti movimentati a livello nazionale. Dati che a loro volta saranno centrali nella messa a punto di piani di gestione che non siano viziati dalle logiche del consenso, come riportato dalla Corte dei Conti, ma che rispondano esclusivamente a principi di efficienza ed economicità della gestione, garantendo la tutela della salute pubblica e il rispetto dell’ambiente.

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