Sesto San Giovanni: addio inceneritore, diventerà una bioraffineria

Spento dopo vent’anni l’inceneritore Core nel comune della Città Metropolitana di Milano. Al suo posto la nuova bioraffineria di CAP per la produzione di energia, fertilizzante e calore da rifiuti urbani e fanghi da depurazione. Il presidente Russo: “Senza impianti innovativi l’economia circolare è solo ‘greenwashing'”

Eccolo, l’ultimo sbuffo di vapore dell’inceneritore di Sesto San Giovanni, levarsi dal camino bianco e rosso dell’impianto e scomparire sullo sfondo azzurro di una mattina di primavera. Nei giorni travagliati dell’emergenza pandemica la stagione della rinascita porta con sé un nuovo inizio per Sesto e per i comuni vicini, Segrate, Pioltello, Cormano, che dicono addio all’impianto di smaltimento dei rifiuti, spento dopo vent’anni esatti di onorato servizio, e si preparano ad accogliere la nuova biopiattaforma carbon neutral che produrrà calore, energia e fertilizzante partendo da rifiuti urbani e fanghi da depurazione. “In Lombardia ci sono oltre 3mila imprese autorizzate al trattamento dei rifiuti – spiega l’assessore regionale all’ambiente Raffaele Cattaneo – la nostra Regione ha avuto il coraggio di fare gli impianti necessari. Non tutte le altre hanno avuto lo stesso coraggio. Oggi facciamo un passo in più: spegniamo uno dei più termovalorizzatori più vecchi e piccoli, quindi meno efficienti, tra quelli che abbiamo in Lombardia e accendiamo un percorso nuovo che porterà verso la biopiattaforma. Ma la logica è la stessa: occorrono gli impianti per fare in modo che l’economia circolare non sia solo uno slogan ma diventi realtà”

Per dare corpo all’economia circolare il progetto di simbiosi industriale messo a punto dal Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato nel territorio della Città metropolitana di Milano, integrerà il vicino depuratore con due nuove linee produttive da completare entro il 2023. La prima, dedicata al trattamento dei fanghi derivanti dalla depurazione delle acque, vedrà sostituirsi al vecchio inceneritore un nuovo termoimpianto per la valorizzazione di 65mila tonnellate l’anno di fanghi umidi con la generazione di oltre 11mila Mwh l’anno di calore per il teleriscaldamento e di fosforo, elemento preziosissimo per la produzione di fertilizzanti naturali e particolarmente raro in Europa, che ogni anno è costretta ad importare più dell’80% del proprio fabbisogno. Alla seconda linea verranno invece avviati rifiuti organici da raccolta differenziata, 30mila tonnellate l’anno, per la produzione di biometano. L’impianto, spiega CAP, sarà carbon neutral, cioè a zero emissioni di co2 fossile e a zero odori, grazie a un avanzato sistema di captazione e depurazione delle arie basato su biofiltri e porte a impacchettamento per l’isolamento atmosferico. “Questo progetto ci dice che economia circolare fa rima con ‘impianti da realizzare’ – spiega Alessandro Russo, presidente Gruppo CAP – non possiamo pensare di fare economia circolare con gli stessi impianti che usavamo in passato, altrimenti stiamo facendo solo ‘greenwashing’”.

Il termovalorizzatore per fanghi di CAP sarà il primo impianto di incenerimento con recupero di energia autorizzato in Italia negli ultimi 10 anni, dalla data cioè dell’attivazione del termovalorizzatore di Parma. Segno di quanto le tecnologie di waste to energy siano ancora osteggiate ad ogni altezza dello Stivale. Una sfida, quella del consenso sul territorio, che a Sesto San Giovanni è stata vinta coinvolgendo i cittadini in ogni fase del progetto grazie alla costituzione di un Residential Advisory Board, organismo che avrà il compito di monitorare e controllare l’attività e l’impatto ambientale della biopiattaforma e all’interno del quale siedono associazioni e comitati, insieme alle aziende che promuovono il progetto (Gruppo CAP e CORE) e alle cinque amministrazioni coinvolte. “Non è stato semplice, all’inizio c’è stata la giusta diffidenza da parte dei cittadini rispetto al progetto – racconta il presidente del Gruppo CAP – e il fatto che oggi siano tutti d’accordo è la dimostrazione che quando le cose si fanno bene, creando legami di fiducia, anche in Italia si possono realizzare grandi opere”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *