Sud e rifiuti: “Necessari impianti di riciclo ma anche discariche e inceneritori”

Le conclusioni del tavolo di lavoro sull’ambiente agli ‘stati generali del Sud’. Il coordinatore Raffaello Cossu: “Sui rifiuti serve una massiccia campagna culturale. Al Sud necessari tutti gli impianti, sia quelli per il riciclo che discariche e inceneritori”

Semplificazione delle procedure, maggior coinvolgimento dei cittadini, un approccio manageriale e industriale ai temi della transizione ecologica per fare del Programma nazionale di ripresa e resilienza un volano per il rilancio in chiave sostenibile delle Regioni meridionali. Questi gli spunti emersi dal tavolo di lavoro dedicato ai principali stakeholder pubblici e privati della green economy e alle associazioni ambientaliste nell’ambito degli ‘stati generali’ del Mezzogiorno promossi dal Ministero per il Sud. “Il confronto tra enti e organizzazioni che spesso vengono considerati su fronti opposti – ha spiegato il coordinatore dei lavori Raffaello Cossu, professore di ingegneria civile all’Università di Padova – ha visto invece una incredibile convergenza di vedute su molti temi, considerati prioritari per ridurre il gap tra Nord e Sud”.

“In modo particolare – ha sintetizzato Cossu – è emersa la necessità di snellire le procedure autorizzative: è stato ricordato ad esempio come per gli impianti di energia rinnovabile servano tra i sette e i nove anni. A questo si è aggiunta l’esigenza di declinare in chiave manageriale e industriale l’organizzazione dei servizi ambientali sul territorio”, ha detto Cossu, ricordando però come occorra al tempo stesso affrontare il tema “dell’accettazione da parte dell’opinione pubblica di particolari interventi. Serve riconquistare la fiducia dei cittadini garantendo loro un maggiore coinvolgimento, cosa particolarmente vera rispetto al tema rifiuti, sul quale – ha osservato il professore – occorre una massiccia campagna culturale“. Per Cossu una “cattiva comunicazione” dei temi dell’economia circolare rischia infatti di alimentare l’errata convinzione che gli impianti di recupero e smaltimento non siano più necessari. “Invece gli impianti servono, anche quelli per chiudere il ciclo, come discariche o inceneritori, ma costruendo il necessario ‘cordone ombelicale’ tra istituzioni e popolazioni interessate” ha spiegato. “Serve anche chiudere le filiere delle raccolte differenziate, perché molti materiali di circolare hanno solo il fatto che girano per l’Italia in cerca di un impianto di trattamento”.

Tra le sollecitazioni emerse dal tavolo di confronto, ha illustrato Cossu, anche quelle legate al tema del trattamento delle acque. “Mancano allacciamenti alle reti fognarie – ha spiegato – ed è stata sottolineata l’esigenza di non sprecare risorse idriche recuperando gli effluenti depurati“. Quanto al tema bonifiche, in particolare nella ‘Terra dei Fuochi’ “molte situazioni critiche possono essere risolte creando impianti di servizio per il conferimento dei rifiuti abbandonati sul territorio, sia gli urbani che gli scarti non pericolosi delle lavorazioni artigianali” mentre per i terreni contaminati potrebbero essere sperimentate “convergenze” con le colture da destinare alla produzione di “bioenergia, in modo da scongiurare il famoso dilemma ‘tank or table’ ovvero la scelta se coltivare per la tavola o per la produzione energetica”.

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