Termovalorizzatore a Roma, Ronchi: “Serve, ma da solo non basta”

L’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi appoggia con riserva la realizzazione di un termovalorizzatore a Roma. “Serve, ma con dimensione da valutare attentamente e unito a politiche per la prevenzione e il riciclo”

Il fronte del ‘sì’ alla realizzazione del termovalorizzatore annunciato dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri si arricchisce di un nome eccellente, quello di Edo Ronchi, ministro dell’Ambiente dal 1996 al 2000, padre nobile delle politiche ambientali in Italia. “Un inceneritore per la Provincia di Roma, data la grande quantità di rifiuti prodotta, serve – ha scritto in una nota l’attuale presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – ma solo insieme ad un programma di misure su tutti gli aspetti della produzione e gestione dei rifiuti, con una valutazione più attenta e
fondata della quantità da smaltire e della tecnologia da impiegare”. Il problema insomma non è tanto chiudere il ciclo puntando sul recupero energetico, quanto definire con precisione la taglia dell’impianto e mettere in campo le politiche necessarie a renderne residuale il ricorso.

Ronchi, del resto, non è esattamente un fanatico dell’incenerimento. Dal 1997 il suo nome è associato (in maniera che oggi appare indissolubile) al decreto legislativo che introdusse nel nostro Paese il primo corpus normativo organico in materia di rifiuti. Creando, tra l’altro, il sistema Conai e aprendo con esso alla diffusione della raccolta differenziata sull’intero territorio nazionale. Raccolta che oggi, spiega Ronchi, nella città metropolitana di Roma è ferma al 50,4%, mentre i rifiuti residui indifferenziati da smaltire sono compresi tra le 400 e le 500mila tonnellate. Anche la differenziata però produce a sua volta rifiuti. Tra impurità e scarti delle operazioni di riciclo, calcola Ronchi, “abbiamo almeno 200/230.000 tonnellate da smaltire“.

Complessivamente insomma il fabbisogno di smaltimento della frazione non riciclabile oggi va ben oltre le 600mila tonnellate dell’impianto immaginato da Gualtieri. “E siccome nessuno la può far sparire – scrive Ronchi – restano solo alcune soluzioni: o va smaltita altrove, in altre regioni o all’estero, oppure vanno aperte nuove discariche oppure si ricorre ad un inceneritore. Ma spostare altrove il problema – spiega – non è mai una soluzione e le discariche, per preciso indirizzo normativo europeo, vanno ridotte al minimo, non oltre il 10% del rifiuto prodotto“. Insomma, l’inceneritore s’ha da fare. Quello su cui si può ancora intervenire, al massimo, è il dimensionamento dell’impianto “,da definire con analisi precise e definendo nuove misure e valutando gli impatti delle misure adottate”. “Se si fanno le cose per bene la quota da smaltire può essere meno delle 600mila tonnellate previste” avverte Ronchi. Come? “Con misure di prevenzione, facendo crescere concretamente e significativamente le raccolte differenziate raggiungendo almeno i target europei, aumentando e migliorando il riciclo, specie della frazione organica”. Tutte cose, avverte però l’ex ministro, che “non vanno scritte solo sulla carta, ma praticate“.

Un pensiero riguardo “Termovalorizzatore a Roma, Ronchi: “Serve, ma da solo non basta”

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