Tracciabilità, i dubbi delle imprese sul decreto RenTRi

Al Green Med Symposium il punto sui lavori per la messa a punto del nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti. Le imprese: “Siamo preoccupati per la bozza di decreto ministeriale”. Gizzi: “Dal Ministero grande apertura al dialogo, ma serve collaborazione”

Prosegue la sperimentazione del nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti, il RenTRri. Dopo la fase di accreditamento e quella di trasmissione dei dati dei registri di carico e scarico, imprese e software house, coordinate dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali, sono alle prese con i test di invio dei dati dei formulari di identificazione dei rifiuti, forse il passaggio più delicato nel percorso verso la messa a punto del prototipo della nuova piattaforma. “Abbiamo 300 FIR generati e vidimati digitalmente – ha spiegato al Green Med Symposium di Napoli il presidente dell’Albo Daniele Gizzi troppo pochi per dire se la trasmissione dei dati funziona o meno. Infatti – ha aggiunto – nella relazione che abbiamo trasmesso al Ministero della Transizione Ecologica qualche giorno fa abbiamo inserito tra i prossimi passi quello di individuare filiere consolidate, dal produttore al trasportatore fino all’impianto, e testare ulteriormente la trasmissione. Quella trasmessa al MiTE – ha chiarito Gizzi – non la relazione conclusiva, ma la fotografia al 31 maggio dello stato dell’arte della sperimentazione. Sperimentazione che, come ampiamente condiviso da tutti gli stakeholder, va avanti”.

Se la sperimentazione va avanti, e probabilmente lo farà ancora per qualche mese, nel frattempo il decreto del Ministero della Transizione Ecologica che dovrà definire l’impalcatura giuridica del sistema, fissando procedure e adempimenti, è già stato predisposto e sottoposto alla consultazione dei portatori d’interesse. Uno scatto in avanti, rispetto alle tempistiche dei test, che non convince le imprese. “Come software house – ha dichiarato Giovanni Paone, amministratore unico di Nica – avevamo sottoscritto un protocollo d’intesa con il MiTE nel quale si chiariva che noi ci saremmo impegnati a sperimentare il sistema a patto che gli esiti della sperimentazione fossero stati propedeutici alla stesura del decreto ministeriale”. “Avevamo apprezzato questo processo per step – ha aggiunto Barbara Gatto, responsabile green economy della CNA – che sarebbe dovuto partire dalla sperimentazione per arrivare a cascata alla scrittura delle regole. Devo dire però – ha chiarito – che nel momento in cui è stato posto in consultazione il decreto la nostra reazione è stata di forte preoccupazione“.

Secondo le imprese infatti lo schema di decreto fissa una serie di regole il cui funzionamento non è stato fin qui possibile valutare, introducendo, tra l’altro, i nuovi modelli di registri di carico e scarico e formulari, mentre la sperimentazione è stata condotta solo ed esclusivamente sui modelli attualmente in uso. “Sul piano tecnologico il sistema funziona, anche se può essere migliorato – ha proseguito Paone – ma è chiaro che il Ministero, nella scrittura delle regole, non può non tenere conto degli esiti della sperimentazione. Tant’è – ha aggiunto – che i vincoli fissati dall’attuale bozza di decreto sono già stati contestati dalle associazioni delle software house”. Così come dalle associazioni datoriali che, ha fatto sapere Barbara Gatto, hanno “condiviso un manifesto unitario esprimendo una serie di criticità che emergono dal testo”.

“Dobbiamo fare attenzione – ha avvertito Paone – perché quella bozza di decreto non può e non deve in alcun modo vanificare il lavoro fatto fin qui nell’ambito del laboratorio sperimentale coordinato dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali”. E se il Ministero della Transizione Ecologica prosegue nella valutazione delle osservazioni con l’obiettivo di arrivare alla pubblicazione del decreto entro la fine dell’anno, l’Albo Nazionale Gestori Ambientali dal canto suo garantisce piena apertura al dialogo e invita le aziende a conservare intatto lo spirito di collaborazione che ha fin qui animato la sperimentazione del prototipo. “Il nostro compito è quello di fornire dati tecnici e possibili soluzioni alternative ai problemi – ha chiarito Gizzi – quello che però posso dire è che c’è grande apertura da parte del Ministero. Delle centinaia di osservazioni ricevute qualcuna verrà accolta, qualcuna verrà respinta, ma non c’è in alcun modo preclusione. Anche sul FIR – ha spiegato – la risposta alle nostre osservazioni è stata: ‘Sperimentiamo e valutiamo insieme se è il caso di modificare la bozza di decreto’. Ripeto, c’è apertura, ma serve l’aiuto delle associazioni di categoria, alle quali chiedo di raccontare non solo i rischi ma anche i benefici del nuovo sistema. Bisogna trovare un punto d’incontro“.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *