Ue, riciclo cresciuto dell’1% in 8 anni: Italia prima con il 79%

L’ottavo report sulla coesione territoriale fotografa un Ue in ritardo sul recupero di risorse dai rifiuti: dai metalli al legno, dalla plastica all’energia. Nel 2018 solo otto Stati su 27 superavano il 50% di riciclo, con l’Italia che conferma il proprio primato

La gestione dei rifiuti nell’Unione europea “sta lentamente migliorando” anche se molti Stati membri ancora perdono notevoli quantità di risorse potenzialmente ottenibili dal loro recupero: dai metalli al legno, dalle plastiche all’energia. Il riciclo, nello specifico, è cresciuto di appena un punto percentuale in otto anni. Non è il caso dell’Italia, che con il 79% si conferma primatista europeo del recupero di materia dagli scarti. Lo scrive la Commissione europea nell’ottavo report sulla coesione territoriale, passando in rassegna le performance degli Stati membri dell’Unione sul fronte del contrasto al cambiamento climatico e all’inquinamento ambientale, “le minacce più impegnative per le condizioni di vita in Europa e, in effetti, nel mondo intero” si legge.

“Le attuali tendenze di produzione e consumo sono fondamentalmente insostenibili“, scrive la Commissione, ricordando come il nuovo piano d’azione sull’economia circolare, adottato nel 2020 nel quadro del Green Deal europeo, punti a “ridurre la pressione sulle risorse naturali e creare crescita sostenibile e posti di lavoro” anche promuovendo una migliore gestione dei rifiuti. Una sfida che non tutti i Paesi dell’Ue stanno affrontando alla stessa velocità. “Sebbene la quota di rifiuti recuperati sia aumentata nella maggior parte degli Stati membri tra il 2010 e il 2018, è diminuita a Cipro, in Finlandia, in Grecia, nei Paesi Bassi, in Romania e in Spagna”.

Complessivamente la quantità di rifiuti avviata a recupero di materia ed energia è passata dal 46% del 2004 al 54% del 2018, ma Svezia, Finlandia, Grecia, Romania e Bulgaria risultava inferiore al 25%, mentre la percentuale ha superato il 90% in Danimarca e Slovenia, due Paesi che fanno molto ricorso alla termovalorizzazione dei propri rifiuti (tra il 30 e il 50% della produzione totale), E se il recupero complessivo è cresciuto di otto punti in otto anni, l’incremento del riciclo nello stesso periodo è di appena un punto, dal 37% del 2010 al 38% del 2018. In testa alla classifica l’Italia, forte di una tradizionale attitudine a sostituire con gli scarti le materie prime che un territorio povero di risorse naturali non può offrire. Con il 79% il nostro Paese è primo, seguito dal 77% del Belgio. Riciclo sopra al 50% solo in otto Stati su 27, mentre Romania e Bulgaria chiudono la classifica con appena il 3%.

Nel 2018, spiega il report, sono state prodotte oltre 2,3 miliardi di tonnellate di rifiuti, circa 5,2 tonnellate pro capite. L’edilizia è la principale fonte di produzione di rifiuti nell’Ue (36% del totale), seguita da estrazione mineraria (26%), manifattura (11%), servizi di trattamento dei rifiuti e acqua (10%), famiglie (8%), altri servizi ed energia (4% ciascuno). La produzione di rifiuti pro capite, si legge, è molto più elevata in alcuni Stati membri rispetto ad altri. In Finlandia, la cifra era di circa 23 tonnellate nel 2018 contro una sola tonnellata in Lettonia.

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