Gestione dei raee: ecco quanto ne sanno i produttori


raee

Nel 2014 i produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche hanno immesso sul mercato italiano ben 778mila tonnellate di Aee (dati estratti dal rapporto “L’Italia del riciclo 2015″). Apparecchiature che, una volta divenute rifiuto, dovranno essere correttamente raccolte e avviate a trattamento da soggetti autorizzati e secondo gli standard di qualità stabiliti dalla normativa nazionale e comunitaria. Ma quanto conoscono i produttori del sistema italiano di gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche? E, soprattutto, cosa ne pensano? Se l’è domandato il Sistema Collettivo Ecodom, uno dei principali consorzi dei produttori operanti in Italia nella raccolta ed avvio a trattamento dei Raee, che ha commissionato una apposita indagine all’Istituto di Ricerca Ipsos.

«Attraverso questa indagine – afferma Maurizio Tursini, Presidente di Ecodom – il nostro Consorzio ha voluto accendere i riflettori su un sistema, quello di gestione dei Raee, che oggi riveste un’importanza fondamentale nel nostro Paese e che gli stessi produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche hanno fatto nascere e crescere. Una moltitudine di aziende (circa 7.500) di ogni dimensione, che hanno saputo dare una risposta positiva alle normative, prima europee e poi nazionali, sulla Extended Producer Responsibility, dimostrando di essere in grado di finanziare e gestire i rifiuti derivanti dai propri prodotti immessi sul mercato. Abbiamo quindi voluto ascoltare la loro voce: la voce dei protagonisti, per capire il loro livello di conoscenza su questo argomento, il loro giudizio sulla normativa italiana in materia di Raee e la loro soddisfazione rispetto all’operato dei sistemi collettivi, ai quali i produttori affidano la gestione dei rifiuti derivanti dalle apparecchiature a fine vita».

Il sistema

Il primo dato emerso dall’indagine Ecodom–Ipsos è che nell’ 87% delle aziende intervistate esiste una figura o un ufficio preposto alla gestione dei Raee: questo ruolo scaturisce, il più delle volte, da una specifica richiesta dell’azienda (82% dei casi) e rientra prevalentemente in ambito amministrativo/commerciale (42%) o interessa il board aziendale (21%), mentre ancora poco sviluppata risulta la figura dell’Environmental Manager (3% dei casi). Il Sistema Collettivo di appartenenza è riconosciuto, inoltre, come il principale punto di riferimento per la formazione di questi professionisti (51% delle risposte).

Ciò nonostante, i dati attestano che circa 1 intervistato su 4 si dichiara disinformato sul sistema Raee in Italia (28% del campione). Indipendentemente dal livello di informazione manifestato, si riscontra però una sostanziale positività dei produttori rispetto ai cambiamenti avvenuti in tema di Raee domestici negli ultimi 5 anni: la pensa così il 64% degli intervistati, contro un 23% che esprime, invece, un giudizio sostanzialmente negativo (percentuale che, tra coloro che si dichiarano poco informati, sale al 30%).

Secondo l’opinione di chi valuta positivamente l’evoluzione del sistema Raee in Italia, i fattori che hanno determinato questo cambiamento sono riconducibili a: una maggiore sensibilità ambientale dei produttori nei confronti della corretta gestione dei Raee (32% del campione); una più chiara definizione delle attività e degli obblighi di ciascun attore operante all’interno della filiera (28%); una più alta consapevolezza dell’importanza che l’ambiente riveste per la società in generale, dai Produttori agli utilizzatori finali (28%); una più forte sollecitazione da parte della Commissione Europea a considerare  il tema ambientale come prioritario (7%). Infine, residuale ma importante la quota di coloro che intravvedono un “cambio di paradigma” nella considerazione dei Raee: da semplice rifiuto a potenziale risorsa (4%).

Di contro, le maggiori criticità riscontrate dai detrattori del sistema Raee sembrano sottolineare la  “complessità” del sistema, con due nodi principali: la mancata consapevolezza da parte dei consumatori di pagare un ecocontributo, al momento dell’acquisto di una nuova apparecchiatura per finanziare la gestione dei Raee; le insufficienti garanzie di qualità ambientale da parte di alcuni operatori che si occupano del trattamento dei Raee. Nel complesso, per i produttori di Aee, la valutazione del sistema di gestione dei Raee domestici in Italia rimane comunque sufficiente: 6,1 è il voto medio assegnato dagli intervistati. Tuttavia, nel confronto con gli altri Paesi dell’UE, l’Italia risulta essere “in ritardo” per quasi la metà degli intervistati (42%); per il 24% del campione è a pari livello e solo per il 4% è più avanti (mentre, il restante 30% non ha un’opinione precisa al riguardo).

Il “canale informale”: dove finiscono i Raee dispersi?

L’indagine Ecodom-Ipsos ha cercato di indagare anche sul cosiddetto “disperso” (ossia, il flusso di Raee non intercettato dai sistemi collettivi e del quale, quindi, non si ha certezza che sia sottoposto a un trattamento ambientalmente corretto): la valutazione media degli intervistati è che il peso del sommerso sia pari al 44% del totale dei Raee raccolti in Italia: una percezione, purtroppo, molto distante dalla realtà; secondo i dati della ricerca CWIT, recentemente presentata dal Weee Forum, infatti, i flussi di Raee “dispersi” rappresentano oltre il 70% del totale.  La presenza di questo “canale parallelo” comporta, per l’84% del campione, un enorme danno ambientale; per il 16%, invece, si tratta principalmente di un danno economico per l’intera collettività.

Infine, nell’opinione dei produttori, ad alimentare il “flusso parallelo” dei Raee  sarebbero innanzi tutto gli utilizzatori finali, ignari dei rischi dello scorretto smaltimento (52%), seguiti da enti locali e distributori, responsabili di cedere i Raee raccolti al miglior offerente, senza essere in grado di valutarne l’effettiva capacità di gestirli in modo corretto (26%) e dalle amministrazioni pubbliche, responsabili di rilasciare le autorizzazioni al trattamento dei Raee in modo piuttosto superficiale (22%).

Nuova disciplina: quanti la conoscono?

Sui contenuti del D.Lgs. 49/2014 (che recepisce la Direttiva comunitaria del 2012 sul trattamento dei Raee), i produttori ammettono la propria ignoranza: solo 1 intervistato su 4  – per la precisione il 27% del campione –  dichiara di conoscere abbastanza o molto bene il testo del Decreto e solo il 12% ha partecipato a convegni, workshop o attività informative sui contenuti del nuovo Decreto. Tra coloro che conoscono i contenuti del D.Lgs. 49/2014, il 70% esprime una valutazione abbastanza o molto positiva, seppur con margini di migliorabilità.

L’intero campione ha invece espresso un particolare apprezzamento per il modello “all actors” (giudicato positivamente dal 70% degli intervistati): si tratta di una delle principali innovazioni introdotte dal D.Lgs. 49/2014, secondo cui  i soggetti che effettuano la raccolta (enti locali e distributori) possono “cedere” i Raee – oltre che ai Sistemi Collettivi – anche ad operatori privati, purché in possesso di regolare autorizzazione al loro trattamento. La principale motivazione addotta dai sostenitori del modello “all actors” (50%) è la possibilità di emersione del sommerso: rendere  “ufficiale” il canale parallelo consentirebbe di tracciare le quantità di Raee oggi disperse; una seconda motivazione (40%) è che questo modello potrebbe essere positivo in particolare per i produttori: i loro Sistemi Collettivi avrebbero minori quantità di Raee da gestire.

Più articolate, viceversa, le ragioni del “no” (21% del campione totale): in primo luogo, emerge la possibile carenza professionale degli operatori che si occupano del trattamento dei Raee (54%); a seguire, la mancata tempestività ed efficacia dei controlli (30%); infine, il potenziale aumento del sommerso, causato proprio dall’incremento degli attori della filiera, che potrebbe generare problemi per la tracciabilità dei Raee (22%).

Sistemi Collettivi: come sono percepiti dai produttori

Dall’indagine è emerso, infine, che tutti i produttori di elettrodomestici, per aderire ad un Sistema Collettivo, reputano imprescindibili alcuni elementi, quali: la specializzazione e competenza professionale di chi ci lavora (62%); le garanzie fornite rispetto al corretto trattamento dei Raee (58%); la trasparenza nella politica dei prezzi (50%); la coerenza dell’operato con la propria mission (44%). Nella scelta del Sistema Collettivo a cui aderire, i produttori di Aee valutano anche l’aspetto dei costi, in particolare la quota associativa (ritenuta l’elemento di costo più importante dal 28,4% del campione) e l’entità dell’ecocontributo (24,6%); seguono i driver di attribuzione dei costi (17,5%), le modalità di pagamento (15,3%) e la puntualità nella fatturazione (14,4%).

 

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