Grandi opere, ecco le linee guida SNPA per l’accompagnamento ambientale

Pubblicato il vademecum dedicato agli operatori del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente per le attività di prevenzione del danno nella realizzazione delle grandi opere infrastrutturali. Ma a sei anni dalla nascita, la rete delle agenzie aspetta ancora i decreti attuativi su prestazioni tecniche, controlli e modalità di finanziamento

Dalle linee dell’alta velocità alle reti di distribuzione delle risorse idriche passando per i nuovi impianti di trattamento dei rifiuti e di produzione di energia rinnovabile: se le infrastrutture previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, come tutti ci auguriamo, passeranno dalla carta al cantiere prima e dal cantiere alla messa in esercizio poi, occorrerà fare in modo che l’intero processo non si completi a danno dell’ambiente e della qualità della vita delle comunità interessate dagli interventi. Il rischio, così come per qualunque altra grande installazione, è reale e per contribuire a ‘mitigarlo’ il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale ha adottato le prime linee guida per l’accompagnamento ambientale delle grandi infrastrutture, ovvero il complesso di azioni, processi e metodi necessario a limitare le interferenze sul territorio delle opere che richiedano un impegno temporale pluriennale. Grandi infrastrutture non significa solo PNRR, naturalmente. L’elenco è vasto e include, ad esempio, gli interventi strategici previsti dalla cosiddetta ‘legge obiettivo’ ma anche tutte le opere il cui sviluppo interessi più Regioni, Province autonome o addirittura Stati.

Accompagnare una qualsiasi di queste opere sotto il profilo ambientale, si legge, significa “stare al fianco dei gestori o dei proponenti per poterli guidare ed evitare che il danno accada, prima che accada, in linea con il principio di precauzione alla base delle politiche ambientali comunitarie”. Un processo che coinvolge tanti e diversi soggetti: oltre al proponente ci sono gli enti deputati al rilascio dell’autorizzazione, gli enti territoriali interessati e, negli ultimi anni sempre più spesso, il SNPA. Le linee guida si rivolgono proprio agli operatori del Sistema, con l’obiettivo di proporre “modalità operative omogenee” per le attività da mettere in campo nelle fasi successive all’approvazione di una grande opera infrastrutturale, “fino alla realizzazione dell’opera e negli anni successivi per le verifiche previste nella fase post operam (pre-esercizio ed esercizio)”. L’accompagnamento, precisano le linee guida, “non sostituisce e non si sovrappone al controllo del territorio e della conformità cui il SNPA è chiamato per legge”. Nelle linee guida viene quindi descritto e schematizzato il ruolo che generalmente viene attribuito al SNPA con l’indicazione delle migliori modalità operative, definite sulla base delle esperienze condotte dagli operatori delle agenzie regionali e provinciali, ma anche da Ispra, negli ultimi dieci anni e dimostratesi efficaci e utili a garantire un controllo dei cantieri.

È la stessa legge istitutiva del Sistema, la 132 del 2016, a prevedere per le agenzie della rete e per Ispra un ruolo sempre più centrale nelle attività di prevenzione dell’impatto ambientale legato alla realizzazione delle “opere infrastrutturali di interesse nazionale e locale”. Funzione tanto più preziosa all’alba della fase esecutiva del PNRR, come sanno bene gli operatori del SNPA, che per questo chiedono da mesi al governo interventi di rafforzamento delle proprie strutture. A partire dall’adozione dei decreti attuativi della legge istitutiva, attesi ormai da quasi sei anni. Solo due giorni fa, rispondendo a un’interrogazione alla Camera, la sottosegretaria al Ministero della Transizione Ecologica Vannia Gava ha chiarito che il decreto che dovrà stabilire, tra l’altro, i livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali “è al vaglio degli uffici competenti del MiTE, e sono in corso le interlocuzioni con gli altri soggetti competenti” mentre per il decreto sui cosiddetti ‘ispettori ambientali’ il Ministero sta ancora valutando la proposta presentata da Ispra a dicembre 2020. Ma la lista dei provvedimenti attesi è lunga e conta anche decreti fondamentali ai fini del finanziamento del Sistema. “Parliamo di provvedimenti che attendono l’attuazione da sei anni – ha commentato l’On. Chiara Braga – è indispensabile che soprattutto gli atti che giacciono al Ministero da più di un anno vedano una rapida attuazione, perché sono fondamentali per garantire la piena operatività del Sistema”.

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