Risanamento ambientale: cosa prevede il “Green Act”


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Rivedere il sistema italiano delle bonifiche, riorganizzando ruoli, competenze e modalità di finanziamento, anche guardando ai modelli adottati in altri paesi, primo fra tutti gli Stati Uniti. Questo uno degli obiettivi del cosiddetto ‘Green Act’, il piano eco-industriale annunciato dal premier Matteo Renzi lo scorso gennaio. Al momento il documento è ancora in fase istruttoria, anche se nei giorni scorsi il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha garantito che sarà approvato entro il 2016. Da una prima bozza, consultata dall’agenzia Public Policy, emergerebbe però già chiara la volontà del Governo di intervenire nel panorama nazionale delle opere di risanamento ambientale, partendo dal capitolo finanziamenti. Nella bozza in questione si prevede l’introduzione di un fondo per la bonifica dei siti orfani, ovvero delle aree industriali dismesse per il fallimento della società o delle discariche abusive su terreni demaniali. Fondo che verrà alimentato dal contributo economico versato dai produttori di rifiuti speciali e pericolosi e che sarà modellato sul ‘Superfund’ statunitense, strumento equivalente attivo negli Stati Uniti già dal 1980. Sempre sul fronte economico, il ‘Green Act’ prevede poi la messa a punto di un sistema più efficace per la valutazione e il risarcimento del danno ambientale finalizzato a recuperare le risorse per le bonifiche delle aree pubbliche inquinate. Tra le proposte, anche quella di utilizzare i beni e i capitali confiscati alle mafie per la riqualificazione dei siti inquinati, così come quella di istituire premialità fiscali per le bonifiche effettuate in situ, ovvero senza movimentare nulla fuori dal sito inquinato, per ridurre i rischi di smaltimento illegale dei rifiuti prodotti dalle attività di risanamento. Uno dei passaggi più interessanti però è quello sulla Sogesid, società società in-house dei ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture, nata per semplificare ed accelerare gli interventi di bonifica e le gare d’appalto ad essi collegate, e trasformatasi paradossalmente in un vero e proprio incubo burocratico. Tra le finalità del ‘Green Act’ c’è appunto quella di ridimensionare Sogesid, così come le altre società in-house del Minambiente, cosa che, si legge nella bozza, rende “necessario rafforzare e stabilizzare il personale del ministero dell’Ambiente che segue le istruttorie, restituire le competenze agli enti preposti, ad esempio Ispra e le Arpa, prevedere l’eventuale affidamento dei lavori ad altri soggetti attraverso gare pubbliche”. Il tutto parallelamente all’interruzione dei numerosi commissariamenti che, si legge nel testo, “negli anni si sono dimostrati un vero fallimento e in alcuni casi sono stati anche causa di spreco di denaro pubblico e pratiche illegali”. Novità anche sul fronte della trasparenza ed anche qui ispirate al modello americano. Nel testo infatti si chiede di rendere accessibili (attraverso un portale) tutte le informazioni relative allo stato di avanzamento dei lavori di bonifica e con i risultati delle indagini condotte nei siti, prendendo spunto da quello realizzato negli Stati Uniti dall’Epa.

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