Luigi Palumbo
24/01/2024

Impianti minimi, ARERA ci riprova: partenza dal 2024

Ultimo aggiornamento: 11 Gennaio 2024 alle 11:01

rifiuti organici

Il sistema delle tariffe al cancello per gli impianti di gestione dei rifiuti ripartirà nel 2024, ma stavolta la qualifica degli ‘impianti minimi’ sarà subordinata ai criteri del Programma Nazionale. Lo ha stabilito ARERA con una delibera nella quale prende atto dei pronunciamenti del Consiglio di Stato che avevano giudicato come illegittimo il meccanismo


‘Impianti minimi’, ARERA ci riprova. Con partenza nel 2024 e, stavolta, legando il meccanismo delle tariffe al cancello al Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti. Anche in vista di una sua futura – quanto probabile – revisione. Dopo il terremoto delle sentenze del Consiglio di Stato, che hanno demolito, giudicandolo illegittimo, il meccanismo lanciato nell’ambito del secondo periodo regolatorio per fissare le tariffe d’ingresso negli impianti indispensabili per la chiusura del ciclo rifiuti sul territorio, l’authority prova a farlo ripartire. Con una delibera firmata ieri dal presidente Stefano Besseghini il sistema viene sostanzialmente confermato, ma prendendo atto dei pronunciamenti della giustizia amministrativa ARERA ne ha subordinato l’applicazione – per gli anni 2024 e 2025 – al Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti (o PNGR).

Toccherà sempre alle Regioni il compito di individuare gli ‘impianti minimi’, cioè quelli indispensabili alla chiusura del ciclo, da assoggettare a un regime di tariffe regolate. Solo che stavolta, ed è qui la grande novità, dovranno farlo sulla base di quanto stabilito al capitolo 9 del PNGR, che ha definito “criteri e linee strategiche per l’elaborazione dei piani regionali” ma che non era ancora stato adottato quando nel 2021 ARERA aveva lanciato il suo sistema di ‘gate fee’. Un raccordo necessario a ristabilire la giusta gerarchia tra l’attività regolatoria e la disciplina di settore. Anche laddove, specifica ARERA, i criteri del PNGR dovessero essere “modificati o integrati”. Una precisazione non di poco conto, visto che proprio in questi giorni al Senato si sta discutendo una risoluzione, su proposta dalla parlamentare di Italia Viva Silvia Fregolent, per impegnare il governo (che dal canto suo si è già detto disponibile) ad aprire un tavolo per la revisione del PNGR e “ad esplicitare gli eventuali fabbisogni impiantistici da colmare a livello territoriale”. Definendo, di fatto, chi è titolato a qualificare come ‘minimi’ gli impianti e chi invece no.

Pur prendendo atto della volontà dei giudici amministrativi, secondo cui con il sistema di tariffe al cancello per gli ‘impianti minimi’ l’autorità avrebbe avocato a sé i poteri tipici del legislatore nazionale, nella sua delibera ARERA chiarisce tuttavia di non avere “mai inteso intervenire sulle competenze pianificatorie di altri soggetti competenti alla concreta individuazione di tale tipologia di impianti” e di avere perseguito la sola “finalità di tipo proconcorrenziale, di ridurre il potere di mercato dei gestori che si trovano a gestire tale tipologia impiantistica”. Per il Consiglio di Stato, tuttavia, il compito di stabilire il disegno di mercato per i rifiuti urbani, incluse eventuali sospensioni della libera concorrenza per far fronte ai deficit impiantistici sul territorio, tocca in primo luogo al legislatore nazionale.

Entro il 30 giugno di quest’anno, quindi, gli organismi competenti (soprattutto le Regioni) dovranno inviare all’authority il piano economico finanziario per la determinazione delle tariffe d’ingresso agli impianti ‘minimi’ per gli anni 2024 e 2025. Rinviata invece al 2026, quindi al terzo periodo regolatorio, l’applicazione dei meccanismi di perequazione ambientale delle tariffe. E anche se, chiarisce ARERA, la necessità di “finalizzare in tempi brevi le regole, i criteri e le modalità operative” per permettere ai soggetti coinvolti “di addivenire tempestivamente alle predisposizioni delle tariffe” non ha consentito di aprire una consultazione sulle modifiche al meccanismo – peraltro non richiesta dal Consiglio di Stato, aggiunge il regolatore nella delibera – entro il 14 febbraio prossimo gli operatori potranno comunque inviare le proprie osservazioni all’authority “al fine di consentire eventuali adeguamenti od integrazioni”. Il secondo tempo della partita sugli ‘impianti minimi’ è appena cominciato.

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