La protesta dei rottamatori in Campidoglio: Comune rilasci autorizzazioni


Contenuto a cura di Airmet – Associazione nazionale recuperatori metalli

È stato fissato al 15 marzo un incontro tra le Associazioni dei Recuperatori di metalli e i vertici commissariali del comune di Roma, per avviare un tavolo di confronto su una problematica che ha messo in ginocchio un intero comparto: l’assenza delle licenze a proseguire le loro attività. Questo l’obiettivo raggiunto dai manifestanti che questa mattina hanno pacificamente occupato piazza del Campidoglio in segno di protesta contro il lassismo mostrato fin qui dalle Istituzioni cittadine rispetto alle richieste degli operatori che da 20 anni vorrebbero solo essere regolarizzati: 110 aziende che secondo un Accordo di programma che risale al 1997 avrebbero dovuto dislocare i propri impianti fuori raccordo per ragioni di tutela ambientale.

A nulla servirono i soldi investiti dai titolari degli impianti nella progettazione delle nuove sedi poiché, nel momento del trasferimento, i siti indicati risultarono già occupati da opere edificate nel pieno rispetto di autorizzazioni rilasciate dallo stesso Comune. Da quel momento in avanti un braccio di ferro tra gli imprenditori del comparto e le Istituzioni che hanno via via preteso ulteriori adeguamenti dagli stessi, senza per questo autorizzarli ad eseguirli. Fino ad arrivare a una crisi sempre più grave che ha portato alla chiusura di alcuni impianti da parte delle forze dell’ordine, al licenziamento di centinaia di operai e a un progressivo impoverimento dell’intera filiera produttiva.

Quella di oggi è stata la prima manifestazione di piazza, svoltasi in un clima di grande collaborazione tra promotori e forze dell’ordine. Dopo un’intera mattinata ai piedi del Comune, alcuni delegati del Commissario straordinario e rappresentanti del Dipartimento Ambiente del Comune, hanno ricevuto il presidente Airmet, l’ingegner Nicola Grillo, assieme ai rappresentanti degli operatori.

Sul tavolo delle trattative la possibilità di avviare un confronto risolutivo sulle sorti delle 110 aziende romane.

Le soluzioni auspicate dai manifestanti sono sostanzialmente tre: l’autorizzazione a stabilizzare le imprese che operano in aree idonee a ospitare impianti di recupero di metalli; il rilascio delle autorizzazioni a eseguire lavori di adeguamento (come normativa ambientale impone) a quelle imprese che invece necessitano di interventi strutturali per proseguire la loro attività, infine, un termine definitivo per il dislocamento di quelli che invece non possono più rimanere sui suoli sui quali operano da oltre vent’anni.

Richieste ragionevoli e accolte dai delegati dell’Amministrazione comunale che hanno fissato per il giorno 15 marzo il primo incontro teso a tracciare un percorso di fuga da un’emergenza che ha affossato un comparto in grado di produrre un fatturato annuo pari a 1 miliardo di euro e arginare, attraverso il processo produttivo, l’importazione di materie prime che in Italia notoriamente scarseggiano.

«Siamo soddisfatti ma rimaniamo vigili – commenta il presidente dell’Airmet – attendiamo il giorno 15 con fiducia e ci aspettiamo che le Istituzioni si mostrino per una volta al fianco degli operatori. Noi – conclude Grillo – andremo avanti con la nostra battaglia, fin quando non sarà legittimato il diritto dei nostri associati, titolari di storici impianti romani, a operare nel pieno rispetto delle regole e di una normativa che sia più congrua alle esigenze degli operatori e del mercato che con sacrificio tengono in piedi».

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