Materie prime critiche, per il Parlamento Ue servono target di riciclo specifici

di Redazione Ricicla.tv 07/09/2023

La commissione industria dell’europarlamento ha approvato le proposte emendative sul Critical Raw Materials Act, chiedendo l’introduzione di un target del 45% di raccolta, selezione e processamento per ogni materia strategica. Ma l’industria si spacca. EuRIC: “Vittoria clamorosa”. Assoambiente: “Misura non opportuna in questa fase”


L’Unione europea deve puntare con maggiore ambizione al recupero di materie prime critiche dai rifiuti. Più di quanto non preveda la proposta di regolamento presentata a marzo di quest’anno dalla Commissione. Lo sostiene la commissione industria del Parlamento europeo, che oggi ha approvato la propria proposta di posizione negoziale sul Critical Raw Materials Act (CRMA), chiedendo tra l’altro l’introduzione di un target specifico di raccolta, selezione e processamento del 45% per le singole materie prime critiche ‘strategiche’ (SRM). Ovvero i 16 elementi, sulle 34 CRM complessivamente censite da Bruxelles, la cui fornitura è essenziale per comparti sensibili della manifattura e dell’industria europee. Elementi come cobalto, litio, nichel, platino e ‘terre rare’, fondamentali per le transizioni verde e digitale, ma le cui catene di approvvigionamento sono controllate da un pugno di paesi esteri, Cina in testa, che al momento ne detiene di fatto il monopolio.

“La relazione concordata in commissione – ha dichiarato l’eurodeputata tedesca e relatrice della proposta Nicola Beer – fornisce un chiaro progetto per la sicurezza europea dell’approvvigionamento, con un impulso alla ricerca e all’innovazione lungo l’intera catena del valore. Invece di avere troppi sussidi guidati dall’ideologia, si basa su processi di approvazione rapidi e semplici e sulla riduzione della burocrazia”. Tra le proposte approvate dalla commissione ITRE anche una spinta alla ricerca e all’innovazione sul fronte della progettazione circolare, una riduzione del carico burocratico per le piccole e medie imprese e un’ulteriore accelerazione dei progetti strategici finalizzati a ridurre la dipendenza dell’Unione dall’importazione di materie prime critiche. Ma anche il rafforzamento delle partnership con paesi terzi che rispettino gli standard di tutela ambientale e di sicurezza sul lavoro.

La relazione di Beer sarà votata la prossima settimana dalla plenaria e, se approvata, costituirà la base per i negoziati con l’esecutivo di Bruxelles e il Consiglio Ue. Che a inizio luglio aveva dato il via libera alle proprie proposte emendative, chiedendo una revisione al rialzo del target di riciclo generico fissato dalla Commissione, che secondo gli Stati membri entro il 2030 dovrà soddisfare il 20% almeno della domanda interna all’Ue, a differenza del 15% proposto da Bruxelles. Target quest’ultimo che gli eurodeputati della commissione industria invece chiedono di aumentare del 10% rispetto al livello 2020-2022, ma trasformandolo da target generico a specifico per ognuna delle SRM. Per raggiungerli, entro il 2030, si legge nella relazione, l’Ue dovrà garantire la raccolta, selezione e processamento del 45% di ognuna delle SRM contenute nei rifiuti generati dall’Ue. Confermato invece il target del 10% di nuove estrazioni e elevato al 50% quello di trasformazione, così come chiesto dagli Stati membri.

La reazione delle imprese del riciclo alle proposte emendative approvate dalla commissione ITRE non è stata unanime. Per l’associazione europea EuRIC il via libera alla relazione della eurodeputata Nicola Beer “è una vittoria clamorosa per i riciclatori, che sottolinea la sostanziale influenza del nostro settore”, ha commentato in una nota il segretario generale Emmanuel Katrakis. Per l’italiana Assoambiente, che nei giorni scorsi è stata ascoltata in commissione industria del Senato, la proposta di introdurre target specifici di riciclo rischia invece di tradursi in un boomerang per gli operatori. “Le capacità e le infrastrutture di riciclo – scrive l’associazione in una relazione – non sono omogenee tra i vari materiali e, poiché il sostegno finanziario è attualmente incerto, non è opportuno, in questa fase, introdurre ulteriori obiettivi specifici per i materiali”. Secondo il direttore generale di Assoambiente Elisabetta Perrotta “l’UE dovrebbe quindi attenersi, per il momento, all’ambizioso parametro di riferimento generale fino a quando non ci sarà maggiore chiarezza sulle tecnologie e sulle capacità di riciclaggio delle singole materie prime strategiche”.

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