Biometano, sì agli incentivi. I compostatori: «Adesso investire in impianti»


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Un tesoretto da 4,7 miliardi di euro in tre anni, per spingere sull’utilizzo del biometano nel settore dei trasporti. A tanto ammontano gli incentivi stanziati per il triennio 2018-2020 con il decreto interministeriale firmato lo scorso venerdì dal Ministero dello Sviluppo Economico. La sigla è arrivata a poche ore di distanza dal via libera della Commissione Ue, che ha giudicato la misura come non in contrasto con la disciplina europea sugli aiuti di Stato. Il fondo servirà ad incentivare la produzione di biometano avanzato, ovvero quello generato dal trattamento di rifiuti organici di origine domestica, scarti agricoli e alghe, e sarà finanziato esclusivamente dai “soggetti obbligati”, ovvero i venditori di benzina e gasolio che già oggi sono tenuti ad immetterne una parte sotto forma di biocarburanti, già inclusi quindi nel prezzo finale alla pompa.

«Un decreto che finalmente darà la possibilità all’Italia di investire su un prodotto innovativo come il biometano - commenta il direttore generale del Consorzio italiano compostatori, Massimo Centemero - le aziende italiane sono pronte da tempo e finalmente ora avranno la possibilità di produrlo e commercializzarlo». Sembra insomma giunta al termine una impasse durata a lungo. Se sul fronte del biogas la filiera nostrana fa già scuola nel mondo e con il marchio Biogasfattobene® è ormai considerata best practice di riferimento a tutte le latitudini, il biometano è praticamente fermo ai nastri di partenza. Per produrlo, infatti, c’è bisogno di sottoporre il biogas ad un processo di raffinazione detto “upgrading”, cosa che richiede investimenti in tecnologie e know-how. Dai quali fino ad oggi le imprese si sono tenute ben lontane, complice un quadro normativo poco chiaro e definito. Uno stallo che i nuovi incentivi potrebbero finalmente sbloccare.

L’obiettivo, nelle intenzioni del Ministero, è arrivare entro il 2020 a soddisfare con il biometano il 10% del consumo di energie rinnovabili nel settore dei trasporti. Un target che potrebbe essere pienamente alla portata dell’Italia. Secondo stime CIB, il Consorzio italiano biogas, l’Italia sarebbe infatti nelle condizioni di raggiungere una produzione di 10 miliardi di m3 di biometano al 2030, di cui almeno 8 da matrici agricole pari a circa il 15% dell’attuale fabbisogno annuo di gas naturale e ai due terzi della potenzialità di stoccaggio della rete nazionale. Un giacimento preziosissimo, in un’ottica di decarbonizzazione dei consumi energetici. Uno studio realizzato dalla società di consulenza ambientale Althesis dipinge uno scenario al 2050 dove un potenziamento della produzione di biometano potrebbe evitare emissioni di CO2 per 197 mln di tonnellate. Lo sviluppo della filiera consentirebbe, inoltre, già entro il 2030, di creare oltre 21mila posti di lavoro e di generare un gettito tributario di 16 mld di € tra imposte sulle imprese e fiscalità di salari e stipendi. Le ricadute economiche complessive al 2030 si misurerebbero in 85,8 mld di €, di cui 17,7 mld € nell’uso elettrico, 15 mld € nel settore dei trasporti e 53,1 mld € grazie all’immissione nella rete.

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