Bonifica Resit, il Commissario: «Un anno perso»


NAPOLI. «È stato un anno perso». Così, laconico, il Commissario alle bonifiche dell’area vasta di Giugliano Mario De Biase commenta al microfono di Ricicla gli ultimi dodici mesi, «persi tra ricorsi e controricorsi» mentre la bonifica di due delle principali bombe ecologiche della Terra dei Fuochi, le discariche Resit e Novambiente, resta ferma al palo. Il riferimento è alla vicenda che, lo scorso marzo, ha visto gli appalti per la messa in sicurezza delle due discariche, già aggiudicati in via definitiva, revocati su indicazione dell’Autorità anticorruzione. La giustizia amministrativa, chiamata dalle imprese che si sono viste sottrarre la titolarità delle opere a valutare la legittimità delle revoche, ad ottobre ha dato ragione alla ditta aggiudicatrice per Novambiente, mentre per la Resit lo scorso novembre il Consiglio di Stato ha rinviato tutto al tribunale amministrativo di primo grado, chiamato nuovamente a dirimere la questione. Nel frattempo sulle discariche è tutto fermo.

Commissario De Biase, cosa succede adesso?

«È una vicenda complessa, in sostanza tra ricorsi e controricorsi abbiamo perso un anno. Per Novambiente entro il 29 dicembre si avvieranno le procedure esecutive di messa in sicurezza. Per Resit aspettiamo il 16 dicembre, data dell’udienza al Tar, per capire se la ditta aggiudicatrice potrà procedere o meno. Nelle more Sogesid aveva bandito una nuova gara, ricevendo sei offerte. Ho chiesto però di sospendere tutto in attesa del pronunciamento del tribunale».

Buona parte dei soldi stanziati per la bonifica dell’area vasta vengono da fondi europei che scadono il prossimo 31 dicembre. C’è il rischio di perdere anche i 12 milioni di euro necessari a coprire i lavori di messa in sicurezza di Resit e Novambiente?

«No, i fondi per le attività del mio Commissariato afferiscono ad una contabilità speciale e quindi non sono a rischio. Il rischio vero, semmai, è un altro».

Quale?

«Allo stato, il mio mandato scade il prossimo 30 dicembre. Al momento non si hanno notizie di eventuali proroghe, né tanto meno mi è stato comunicato a chi dovrò passare la palla per le procedure attualmente in essere».

Un’ambiguità che si unisce alla lista delle criticità nell’iter per la bonifica dell’area vasta. Come i tempi della burocrazia, che certe volte sembrano ostacolare gli interventi su situazioni di vera e propria emergenza ambientale…

«Non “sembrano”, è proprio così. Uno dei guai dell’Italia è proprio quello di avere una burocrazia indifferente ai tempi. A Giugliano siamo al cospetto di bombe ecologiche, di disastri ambientali incombenti, e fa rabbia vedere che invece si procede ordinariamente, “all’italiana”. Cioè perdendo tempo, per dirla in modo brutale».

Il soggetto attuatore degli interventi sull’area vasta è Sogesid, con la quale lei è spesso entrato in conflitto. Perché?

«Perchè non si comporta da soggetto attuatore, ma come un gruppo di “autonomi pensatori”».

Cosa che in passato l’ha spinta a “scavalcare” Sogesid per accelerare le procedure. Come nel caso delle caratterizzazioni dei suoli, per completare le quali ricorse all’Arpac senza passare per la lunga trafila burocratica…

«Non solo in quel caso. In realtà i risultati migliori stanno venendo da operazioni come la bonifica dei terreni inquinati della famiglia Vassallo in località San Giuseppiello e il monitoraggio delle emissioni in atmosfera, due lavori che ho scelto di portare avanti senza Sogesid, in collaborazione con l’Istituto di agraria di Portici ed il Cnr di Ercolano».

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