Concorrenza, sui rifiuti il testo resta quello del governo

Ritirati tutti gli emendamenti all’articolo sui rifiuti del ddl concorrenza, che lunedì approderà in aula al Senato nella formulazione originaria del governo. Quella giudicata come “un compromesso” dall’antitrust

L’articolo 12 del disegno di legge sulla concorrenza, con le misure in materia di gestione dei rifiuti urbani, arriverà lunedì in aula al Senato nella formulazione originaria del governo, dopo il via libera della Commissione industria arrivato nella serata di ieri. Dopo il passo indietro di Lega e M5S sugli emendamenti pro mercato, arrivato nelle scorse settimane dopo le proteste di Anci e Utilitalia, nella seduta di mercoledì erano state ritirate anche le ultime proposte di modifica all’articolo. Comprese quelle firmate da Italia Viva, Lega e Forza Italia, che puntavano a ridefinire il perimetro del servizio pubblico chiedendo di stralciare dal Testo unico ambientale la previsione che include tra le prerogative di Comuni ed enti d’ambito in materia di raccolta differenziata anche quella di garantire la gestione “delle operazioni di cernita o di altre operazioni preliminari”.

Il testo dell’articolo resta insomma quello in tre commi presentato da Palazzo Chigi a dicembre 2021. Ovvero quello giudicato come “un compromesso” dall’antitrust. Da tempo infatti l’autorità sostiene che le attività di recupero e smaltimento, sebbene disponibili in regime di mercato, vengano spesso fatte rientrare all’interno del perimetro della privativa comunale e affidate a gestori integrati “senza verificare l’effettiva sussistenza di un rischio di fallimento del mercato”. Ovvero senza verificare se lo stesso servizio può essere svolto da un operatore non integrato ma a condizioni migliori. Una sollecitazione alla quale il governo ha risposto con il comma 2 del ddl, che attribuisce all’autorità di regolazione Arera il compito di definire standard tecnici e qualitativi per lo svolgimento dell’attività di smaltimento e di recupero e di verificare i livelli minimi e la copertura dei costi efficienti da parte degli operatori. Una soluzione che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha però bollato considera “simbolica” chiarendo che andrebbe rafforzata subordinando l’affidamento stesso del servizio al rispetto di parametri definiti ex ante dal regolatore.

E anche la riduzione della durata del contratto da cinque a due anni per le utenze non domestiche che scelgano di affidare i propri rifiuti urbani a operatori privati piuttosto che al servizio pubblico, misura disposta dal comma 1 del ddl concorrenza, accoglie solo in parte le indicazioni dell’antitrust, che invece chiedeva la cancellazione tout court di qualsiasi vincolo temporale. Di fatto, tra gli interventi auspicati dall’AGCM l’unico a trovare spazio nel ddl è quello che al comma 3 prevede l’esclusione delle piattaforme di selezione dalle negoziazioni per la definizione degli accordi di programma tra enti locali e consorzi per il riciclo dei rifiuti. Ora ci si attende un passaggio lampo nell’aula di Palazzo Madama, poi il ddl approderà alla Camera, dove non è escluso che la battaglia degli emendamenti possa ricominciare. Ma dopo il lungo, estenuante, stallo al Senato sulle concessioni balneari la volontà del governo di accelerare l’approvazione di una delle riforme chiave del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che dovrà entrare in vigore entro la fine dell’anno insieme ai provvedimenti attuativi, avrà con ogni probabilità la meglio sui desiderata dei partiti di maggioranza. Rinviando un eventuale restyling del mercato dei rifiuti urbani alla riforma di settore che Palazzo Chigi dovrà approvare entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge sulla concorrenza, come parte integrante di una più ampia revisione delle discipline in materia di servizi pubblici locali. Riforma nella quale anche l’autorità antitrust spera possano finalmente trovare spazio le proprie sollecitazioni.

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