Gas e nucleare in tassonomia, via libera della Commissione

Trovato l’accordo sull’atto delegato che inserisce, entro certi limiti, gas naturale ed energia atomica nella cosiddetta ‘tassonomia’ degli investimenti verdi

Gli investimenti in gas e nucleare potranno contribuire al percorso dell’Europa verso i target di abbattimento delle emissioni di CO2 in atmosfera. Dopo aver spaccato in due la politica, messo sul piede di guerra le organizzazioni ambientaliste e incassato una sostanziale bocciatura anche da parte del mondo della finanza, ecco la versione definitiva dell’atto delegato messo a punto dalla Commissione Ue che inserisce, entro certi limiti, gas naturale ed energia atomica nella cosiddetta ‘tassonomia’ degli investimenti verdi, strumento cardine della strategia con la quale l’Ue punta a orientare i capitali finanziari nella direzione della sostenibilità, per raggiungere gli obiettivi del green deal. Il Collegio dei Commissari, si legge in una nota, ha raggiunto un accordo politico sul provvedimento, che sarà adottato formalmente non appena le traduzioni saranno disponibili in tutte le lingue dell’Ue. “Le attività selezionate in questi due settori – scrive in una nota la Commissione – sono in linea con gli obiettivi climatici e ambientali dell’Ue e ci consentiranno di abbandonare più rapidamente attività più inquinanti, come la produzione di energia dal carbone, a favore delle fonti rinnovabili di energia, che saranno la base principale di un futuro a impatto climatico zero”.

Sebbene la sua applicazione sia volontaria, nei prossimi anni la ‘tassonomia’ fornirà a banche, fondi e governi le coordinate capaci di mobilitare e convogliare investimenti per centinaia di miliardi. Anche sostenendo iniziative per la produzione di energia da nucleare e gas che, spiega la Commissione, potranno contribuire ad accompagnare la transizione del sistema energetico europeo verso un mix a basse emissioni sempre più centrato sulle rinnovabili e saranno a tutti gli effetti necessarie al raggiungimento dei target climatici fissati dal green deal: taglio delle emissioni di CO2 del 55% entro il 2030 e ‘net zero’ al 2050. La nostra missione e il nostro obbligo – ha dichiarato il vicepresidente esecutivo della Commissione Valdis Dombrovskis – è la neutralità climatica. Dobbiamo agire ora se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi per il 2030 e il 2050″. “Oggi definiamo condizioni rigorose per aiutare a mobilitare i finanziamenti per sostenere questa transizione – ha spiegato Mairead McGuinness, commissaria Ue alla finanza – lontano da fonti energetiche più dannose come il carbone. E stiamo aumentando la trasparenza del mercato in modo che gli investitori possano identificare facilmente le attività del gas e del nucleare in qualsiasi decisione di investimento”.

Il testo dell’atto delegato non è ancora disponibile, ma non dovrebbe riportare modifiche sostanziali rispetto alla bozza presentata dalla Commissione a inizio anno. Secondo indiscrezioni, per il gas verrebbe confermato il limite di emissioni di 100g CO2e/kWh, ma fino al 2030 potranno essere considerati sostenibili anche impianti capaci di restare entro i 270 grammi di CO2 equivalente per kWh o i 550 kg di CO2 equivalenti per kW calcolati sulla capacità produttiva in 20 anni. Sarebbero invece state eliminate le scadenze del 2026 e del 2030 per la transizione graduale degli impianti verso l’alimentazione con carburanti a bassa intensità di carbonio o con fonti rinnovabili, conservando solo il termine finale del 2035. Confermato anche il ‘bollino verde’ per gli investimenti nella produzione di energia elettrica da nucleare, a patto che riguardino tecnologie cosiddette ‘di IV generazione’ (disponibili per ora solo su scala sperimentale) e, solo fino al 2045, quelle di ‘III generazione avanzata’, i cosiddetti reattori EPR. Il revamping degli impianti esistenti sarà consentito solo fino al 2040. Quanto alla gestione delle scorie radioattive, ogni Stato dovrà dimostrare di poterne disporre entro il 2050 lo smaltimento in un deposito geologico di profondità. Complessivamente, la compliance alle direttive Euratom in materia di autorizzazione degli impianti e di gestione del ciclo del combustibile e delle scorie radioattive è considerata dalla Commissione condizione necessaria e sufficiente a garantire il principio ‘Do Not Significant Harm’, chiave di volta dell’intera tassonomia.

La bozza presentata dalla Commissione europea nella notte a cavallo tra il 31 dicembre e il primo gennaio di quest’anno aveva incassato la netta bocciatura delle organizzazioni ambientaliste del Vecchio Continente, seguita dal parere negativo rilasciato dal panel di esperti sulla finanza sostenibile. Ma il testo aveva soprattutto creato profonde spaccature tra i Paesi dell’Ue. Favorevole la Francia, che oggi produce più del 70% della propria energia con le centrali nucleari e che nei prossimi anni avrà bisogno di attrarre capitali per rinnovare e ampliare il proprio parco impiantistico. Contraria la Germania, che invece vuole dismettere le proprie centrali entro la fine di quest’anno, per dire addio anche al carbone entro il 2030 e puntare tutto sulle rinnovabili. Per farlo però non potrà fare a meno del gas come energia di transizione, ed è per questo che dopo le accese critiche iniziali Berlino ha rimodulato i toni. Al momento una opposizione formale del governo tedesco alla decisione della Commissione non è da dare per scontata. L’Italia dal canto suo non ha ancora espresso una posizione ufficiale, ma è probabile che alla fine sceglierà di allinearsi a Parigi. Pur avendo detto ‘no’ al nucleare con due referendum, al pari di Berlino Roma punta molto sul gas naturale come energia di transizione, valutando l’avvio di nuove estrazioni sul territorio nazionale anche per fare fronte ai morsi del caro energia che stanno lasciando i segni sui bilanci delle imprese.

“Abbiamo consultato la piattaforma sulla finanza sostenibile, i singoli Stati membri e naturalmente il Parlamento – ha detto McGuinness – e le posizioni emerse sono risultate largamente discordanti tra loro. Ma credo sia stato trovato l’equilibrio giusto tra opinioni diverse per supportare il cammino della decarbonizzazione”. Quello che la Commissione chiama equilibrio per molti però è un compromesso politico al ribasso tra le posizioni pro-atomo francesi e quelle pro-gas tedesche che rischia di annacquare lo spirito della ‘tassonomia’ e dell’intero green deal europeo. La partita a ogni modo non è ancora chiusa. Dopo l’adozione formale il testo sarà inviato a Parlamento Consiglio Ue che a loro volta avranno tra i quattro e i sei mesi di tempo per esaminarlo ed eventualmente formalizzare la propria opposizione. Nello specifico, per opporsi e bloccare l’applicazione del provvedimento il Consiglio avrà bisogno del voto del 72% degli Stati membri (ossia almeno 20 Paesi), mentre al Parlamento basterà una maggioranza semplice, vale a dire almeno 353 deputati in plenaria. Un passaggio che si annuncia già infuocato, visto che tra gli europarlamentari si fa sempre più ampio e trasversale il fronte pronto a bloccare l’atto di Bruxelles. Solo una volta terminato il periodo di controllo e ammesso che nessuno dei colegislatori si opponga, il provvedimento entrerà in vigore e sarà pienamente applicabile.

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