Luigi Palumbo
12/12/2023

‘Impianti minimi’, Assoambiente: “Sentenze frutto di un Programma Nazionale non incisivo”

Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre 2023 alle 16:12

biometano rifiuti organici

Per Luca Tosto di Assoambiente dopo il terremoto provocato dalle sentenze del Consiglio di Stato sul sistema degli ‘impianti minimi’ di ARERA serve “un intervento chiarificatore” per i prossimi PEF, ma anche il superamento delle lentezze burocratiche che ostacolano la realizzazione delle infrastrutture necessarie a soddisfare i fabbisogni territoriali di trattamento


Le sentenze del Consiglio di Stato che hanno stroncato il sistema degli ‘impianti minimi’ di ARERA – nato per colmare i divari territoriali di trattamento dei rifiuti urbani ma giudicato come illegittimo e lesivo della concorrenza – sono “frutto di una mancanza di visione strategica” di governo e Parlamento e “di un Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti timido e non incisivo”, dice a Ricicla.tv Luca Tosto di Assoambiente. Che ora chiede “un intervento chiarificatore” dell’autorità sui prossimi PEF e precisa: “il mondo imprenditoriale è pronto a realizzare gli impianti necessari, ma serve superare la drammatica lentezza nell’approvazione dei progetti e delle autorizzazioni”

Cosa ci dicono le sentenze del Consiglio di Stato sul sistema ‘impianti minimi’?

“Già dal 2019 Assoambiente aveva denunciato in materia di impianti, e non solo, il rischio di ‘over regulation’. Le sentenze sono chiare nello stabilire i limiti delle autorità amministrative indipendenti e il fatto che l’obiettivo di colmare il deficit impiantistico, riequilibrando e reindirizzando il mercato, non spetta ad ARERA ma allo Stato. L’istituto degli ‘impianti minimi’ ha una natura programmatoria e non tariffaria, e questo distinguo operato dai giudici tra regolazione e programmazione potrà sicuramente essere utile a indirizzare meglio i prossimi provvedimenti regolatori. Le sentenze ci dicono proprio che c’è stata un’inversione procedimentale di tutto l’iter: la declinazione degli aspetti tariffari, compresa l’individuazione delle tariffe al cancello, doveva seguire e non precedere le scelte di policy e di market design”.

Restando sul piano delle scelte di policy e delle strategie di mercato, a chi tocca ora intervenire e come?

“Lo scenario più imminente riguarda la condizione di estrema incertezza nella quale si trovano gli operatori. Per un ordinato processo applicativo ci aspettiamo un intervento chiarificatore di ARERA sui prossimi PEF. Questo perché la recente delibera di aggiornamento del MTR-2 presuppone come esistente il meccanismo degli ‘impianti minimi’ e gli atti regionali adottati per la sua esecuzione. Venuto ora meno un pezzo del MTR-2 e delle delibere regionali non bastano mere deduzioni su come ci si dovrà comportare ma servono linee di indirizzo dell’autorità per gestire questa fase transitoria”.

E rispetto al disegno di mercato?

“C’è da dire che questa situazione – e l’esito delle sentenze lo conferma – è il frutto di una mancanza di visione strategica da parte delle amministrazioni centrali, governo e Parlamento, che hanno adottato come sappiamo un Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti timido e non incisivo. È ovvio che non è semplice garantire il migliore equilibrio tra gli interessi in gioco e toccherà al legislatore stabilire cosa salvare della metodologia ARERA. Le sentenze però lo dicono chiaramente: a prescindere dalla possibile individuazione di impianti di preminente interesse nazionale, la soluzione normativa alle criticità impiantistiche non può essere la sostanziale acquisizione al sistema pubblicistico di impianti operanti in regime di libera concorrenza. Il tutto evitando di favorire finalità protezionistiche dei territori e ricordando che il mondo imprenditoriale è pronto a realizzare gli impianti che servono al paese. Quello che serve, semmai, è superare la drammatica lentezza nella approvazione dei progetti e nel rilascio delle autorizzazioni”.

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