Inceneritori, Galletti dice “no” alle Regioni: sarà scontro


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I nuovi inceneritori si faranno senza se e senza ma. Questa, in buona sostanza, la posizione del ministro Gian Luca Galletti, che nel corso dell’audizione svoltasi oggi di fronte alla Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, anticipa il respingimento degli emendamenti posti dai rappresentanti dei governi regionali nel corso dell’ultima riunione della Conferenza Stato-Regioni. Riunione tenutasi lo scorso 20 gennaio, durante la quale il voto favorevole espresso dalla maggioranza dell’assemblea all’approvazione della bozza di decreto attuativo dell’articolo 35 dello Sblocca Italia era stato condizionato all’accoglimento di quegli stessi emendamenti ed osservazioni. L’effetto di quelle modifiche sarebbe stato il sostanziale depotenziamento dell’intero impianto normativo di un decreto che dovrebbe individuare i siti strategici in cui costruire gli inceneritori necessari a sopperire al fabbisogno impiantistico di quelle aree del Paese che continuano a non avere alternativa alle discariche o alla spedizione oltreconfine dei rifiuti urbani. Le Regioni, infatti, chiedevano che l’individuazione del numero e della capacità degli impianti di incenerimento (che nella bozza entrata in conferenza la settimana scorsa erano 9, poi ridotte ad 8 secondo quanto trapelato dopo la riunione) avvenisse “nel rispetto della programmazione regionale”, e che la stessa avesse “carattere ricognitivo, restando riservata ai piani regionali – chiedeva l’emendamento – l’individuazione dell’effettivo fabbisogno”.

Una posizione irricevibile da parte dei tecnici di via Cristoforo Colombo stando a quanto dichiarato dal ministro Galletti di fronte alla Ecomafie, che ha definito l’emendamento stesso «non compatibile con la legge» il cui principio è proprio «l’individuazione puntuale» degli impianti e del fabbisogno, determinata «con finalità di progressivo riequilibrio socioeconomico tra le aree del territorio nazionale e nel rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata e riciclaggio» e non una semplice “ricognizione” come appunto chiedeva quell’emendamento. Impossibile, insomma, subordinare il dispositivo di legge ai Piani regionali, che lo Sblocca Italia prevede al massimo di «tenere in considerazione», ha aggiunto Galletti,  che ha ricordato come il contenuto del decreto attuativo farà di quegli impianti da ampliare o realizzare dei siti di preminente interesse nazionale, con tutto ciò che ne conseguirà in termini di autorizzazioni e burocrazia. Accolta invece la richiesta di costituire una cabina di regia per la quale: «Ho già dato mandato alle mie strutture – ha detto il numero uno di via Cristoforo Colombo – di prevedere nello stesso testo del decreto l’istituzione di un’apposita cabina di regia presieduta dal ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, cui partecipano i presidenti delle giunte regionali e delle Province autonome. Spero – ha concluso Galletti su questa parte della sua audizione – che sia sufficiente ad avere il parere favorevole delle Regioni e mi dispiace se riceverò un parere negativo».

Una speranza difficilmente concretizzabile considerate le posizioni nette assunte dai vari rappresentanti dei governi regionali (prima e dopo le varie riunioni che si sono succedute dopo la pubblicazione della prima bozza di decreto nel luglio scorso) convinti com’erano di poter riassumere il controllo sulla gestione del ciclo che Roma si è parzialmente presa con questo dispositivo, a patto di agire in fretta. A questo punto, salvo colpi si scena, si profila il muro contro muro, anche perché le associazioni ambientaliste e i comitati civici si stanno già mobilitando nei territori che saranno interessati dalla realizzazione dei nuovi impianti: per nessuna giunta in questo momento è conveniente fare buon viso a cattivo gioco, perché significherebbe assumersi la responsabilità di prendere una decisione impopolare per giunta cedendo sovranità su una materia costituzionalmente di competenza locale. Dovessero continuare con un nulla di fatto le interlocuzioni tra Stato e Regioni, l’esito più probabile rischia di essere quello di vedere scavalcata la conferenza stessa in virtù della qualificazione di interesse nazionale dei siti individuati. Una svolta autoritaria che speriamo di non dover raccontare.

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