Luigi Palumbo
15/01/2024

Napoli, operatori in sciopero contro lo ‘spacchettamento’ del ciclo rifiuti

Ultimo aggiornamento: 2 Gennaio 2024 alle 14:01

I lavoratori della società metropolitana di gestione del ciclo rifiuti SAPNA annunciano lo sciopero contro la decisione dell’ente d’ambito Napoli 3 di affidare la gestione del ciclo, e del TMB di Tufino, a una nuova società mista. L’amministratore di SAPNA Gabriele Gargano: “Con lo spacchettamento forte rischio di aumento dei costi a carico dei cittadini”


Gli operatori di SAPNA dicono ‘no’ allo spacchettamento del servizio rifiuti a Napoli e provincia e al subentro di aziende private nel ciclo di gestione dell’indifferenziato. Le sigle sindacali dei lavoratori della società in house della Città Metropolitana, responsabile tra l’altro della gestione dei tre impianti TMB al servizio del capoluogo partenopeo e dei comuni dell’hinterland, scendono sul piede di guerra e annunciano per domani una giornata di sciopero. Una soluzione drastica, che avrà ripercussioni sui conferimenti negli impianti di trattamento e quindi sul regolare svolgimento della raccolta rifiuti nell’intero territorio metropolitano, per protestare contro la scelta dell’ente d’ambito Napoli 3 di affidare la gestione dell’indifferenziato prodotto dai comuni d’appartenenza – attualmente preso in carico da SAPNA al pari di quelli degli ambiti 1 e 2 – a una nuova società mista, con capitale a maggioranza pubblico e con un socio privato da individuare con gara d’appalto.

In virtù del nuovo assetto, formalizzato dal Consiglio d’Ambito dell’EdA NA 3 con una delibera di fine dicembre, la gestione del TMB di Tufino passerebbe da SAPNA alla neonata compagine societaria. Una “parcellizzazione”, scrivono in una nota congiunta CGIL FP, FIT CISL, UILTRASPORTI e FIADEL, che causerebbe “l’aumento dei costi di gestione e della collegata tariffazione imposta ai cittadini, facendo venir meno razionalità organizzative ed economie di scala proprie della dimensione industriale”, e minacciando la salvaguardia dei livelli occupazionali. Per le sigle sindacali la forma gestionale scelta dall’EdA NA 4 è frutto di “scelte politiche antistoriche, tecnicamente ed economicamente sbagliate” e “un maldestro tentativo di costituire una rete disomogenea di piccoli potentati e microcentri di interesse politico-economico, in assoluta indifferenza per il conclamato interesse dei cittadini ad una gestione del ciclo integrato dei rifiuti razionale, efficiente, efficace ed economicamente sostenibile”.

La scelta dei sindaci dell’EdA NA 3 di chiudere i rapporti con SAPNA e percorrere la via dell’affidamento a una nuova società mista è solo l’ultimo capitolo di una vicenda lunga e travagliata, che lo scorso 27 marzo sembrava essere giunta a una svolta con il via libera congiunto dei tre enti d’ambito napoletani all’acquisizione della società metropolitana dei servizi ambientali. L’accordo prevedeva il subentro degli enti di governo nella maggioranza del capitale, detenuto dalla Città Metropolitana, e il contestuale affidamento a SAPNA della gestione dell’indifferenziato per 15 anni. L’operazione, tuttavia, è saltata solo pochi giorni dopo a causa del parere contrario espresso dalla sezione regionale della Corte dei Conti, costringendo gli EdA, dietro minaccia di commissariamento da parte della Regione Campania, a individuare le rispettive forme di gestione dei rifiuti indifferenziati. Un percorso che secondo i comuni di Napoli 3 dovrà passare per la costituzione della nuova società mista, e l’individuazione, si legge nell’atto di indirizzo formulato a metà dicembre dall’assemblea dei sindaci, di “un partner privato fornito di adeguata esperienza, di risorse e capacità tecnologiche, al quale affidare la gestione dell’impianto” di Tufino.

Nell’attesa di conoscere le scelte degli enti d’ambito 1 e 2, la soluzione gestionale adottata da Napoli 3 apre di fatto la strada allo spacchettamento del segmento relativo al trattamento dell’indifferenziato nell’area metropolitana. Gettando più di un’ombra sul futuro di SAPNA, che fino a oggi, proprio in virtù delle economie di scala garantite dalla gestione unitaria dei TMB, scrivono i sindacati, è riuscita a determinare una tariffa media di conferimento di 208,41 euro a tonnellata, “più competitiva e vantaggiosa rispetto ad altre società non solo della nostra regione – si legge – facendo un riscontro, ad esempio, con i 250,00 euro a tonnellata di AMA Roma, i 230,00 euro di GISEC Caserta e i 240,00 euro della Regione Campania”. “Il modello industriale che garantisce costi più bassi ai cittadini è quello basato sull’ambito provinciale – chiarisce l’amministratore unico di SAPNA Gabriele Gargano – il pericolo dell’innalzamento dei costi a seguito di un eventuale spacchettamento è evidente nei numeri che sono alla base di un qualsiasi piano industriale. Basti pensare ai costi di magazzino: ora sono accentrati in un’unica società, quindi basta un solo pezzo di ricambio per tutti e tre gli impianti. Domani, in caso di spacchettamento, ogni società dovrà avere un proprio magazzino, e ognuno dovrà essere grande almeno tre volte quello di SAPNA”.

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