Riciclo: nasce il nuovo tavolo interassociativo dei recuperatori


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L’unione fa la forza. Lo sanno bene i recuperatori e riciclatori italiani che hanno deciso di incontrarsi presso la sede del Senato della Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, a Roma, per amplificare reciproci obiettivi ed esigenze al cospetto delle Istituzioni e dei legislatori, chiamati spesso a decidere le sorti di un settore che rappresenta un pezzo importante del Pil del Paese.

Questa mattina a Roma, alla presenza di autorevoli rappresentanti istituzionali, tra cui la sottosegretaria del Ministero dell’Ambiente, Silvia Velo, le imprese rappresentate dalle sigle di Assorecuperi, Assorimap, Assosele, Fise Assoambiente e Fise Unire, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per la costituzione di un tavolo permanente di consultazione e confronto tra le imprese del recupero e riciclo dei rifiuti sui temi di importanza strategica per il settore, per la messa in opera dei principi della “Circular Economy”, con l’obiettivo dichiarato di meglio rappresentare e far conoscere ai decisori tecnico-politici e all’opinione pubblica il ruolo strategico che questi soggetti rivestono nell’economia nazionale. Nasce così il TAIRR (TAvolo Interassociativo Recupero e Riciclo) che oltre alla costituzione e presentazione che ha avuto luogo questa mattina, ha aperto all’adesione di altre Associazioni di imprese del recupero e del riciclo che ne condividano obiettivi, finalità e regole.

Il primo obiettivo sul neonato tavolo è quello di scardinare il monopolio degli operatori pubblici che ostacolano una concorrenza leale nel mercato del recupero. Causa prima di questa situazione che si trascina da anni, la mancanza di criteri chiari di assimilazione che vedono spesso finire anche i rifiuti di provenienza commerciale e industriale tra i rifiuti urbani, così sottratti al libero mercato e trattati dalle municipalizzate a scapito dei costi di gestione di questo tipo di rifiuti. Costi che, come sempre, poi ricadono sui cittadini. A questo proposito le imprese rappresentate sono in fervida attesa che il decreto, più volte annunciato, veda finalmente la luce.

Ma sono tante altre le questioni che si apprestano ad essere aperte sul nuovo tavolo e che saranno affrontate nel corso dei prossimi mesi. Come quella relativa alla necessità di normare un mercato sul quale la materia prima seconda prodotta dalle imprese di recupero, trovi più ampi spazi di richiesta.

«Un’efficace gestione dei rifiuti e un’effettiva valorizzazione degli stessi passano attraverso il ricorso al mercato – fanno sapere i firmatari attraverso una nota congiunta – dopo la raccolta, operazione per la quale il soggetto che la effettua è già remunerato, i rifiuti urbani devono essere messi a disposizione del mercato tramite gare con regole trasparenti e accessibili a tutti gli operatori per essere aggiudicati al soggetto che possa meglio valorizzarli nel rispetto della gerarchia del trattamento rifiuti e ricavare dagli stessi le maggiori risorse possibili, a vantaggio dei cittadini (sotto forma di risparmio sulle tariffe) e della società (sotto forma di risorse produttive). Ma non basta: occorrono strumenti, ancora oggi carenti, per accrescere ed ampliare la domanda di prodotti da materiali riciclati. Dopo la raccolta dei rifiuti e la loro trasformazione in materie riciclate, la fase del loro riutilizzo nei processi produttivi è spesso problematica a causa di normative ancora carenti in tal senso, creando gravi difficoltà alle imprese del settore. Per chiudere il ciclo e realizzare davvero l’Economia Circolare è invece essenziale creare un mercato stabile e remunerativo per le materie prime seconde prodotte dalle nostre imprese».

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