Rifiuti da demolizione, le Regioni chiedono la correzione del decreto end of waste

Da Bruxelles l’assessore all’ambiente della Regione Lombardia Raffaele Cattaneo lancia l’allarme sul decreto end of waste per i rifiuti da costruzione e demolizione in via di pubblicazione: “Le Regioni chiedono la revisione del testo che rischia di bloccare l’economia circolare in edilizia”. Nel frattempo il MiTE ha comunicato ad Anpar di essere disposto a valutare “una previsione di revisione”

Le Regioni chiedono la revisione del decreto end of waste sui rifiuti da costruzione e demolizione, in via di pubblicazione, che dovrebbe introdurre i criteri nazionali sulla cessazione della qualifica di rifiuto per gli scarti dell’edilizia e delle infrastrutture. E lo fanno affidando il loro appello all’assessore all’ambiente della Lombardia, Raffaele Cattaneo, che da Bruxelles lancia l’allarme: “In queste settimane – ha dichiarato Cattaneo a margine di una serie di incontri istituzionali – abbiamo coinvolto le altre Regioni in una posizione unitaria di tutti gli assessori all’ambiente, che chiede una revisione del testo e sono personalmente intervenuto con il ministro Cingolani affinché corregga il decreto”. Secondo Cattaneo “con le regole attuali infatti saremmo costretti a riaprire le discariche per inerti e buttare lì anche il 50% degli aggregati riciclati già prodotti. Esattamente il contrario dell’economia circolare”.

Secondo Anpar, l’associazione dei produttori di aggregati riciclati, il problema nasce con l’introduzione dei nuovi parametri per i controlli da effettuare sugli aggregati prodotti dal riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione. Nello specifico, i limiti massimi di concentrazione per particolari sostanze, come solfati o idrocarburi policiclici aromatici, sarebbero “eccessivamente restrittivi, e determinati come se gli aggregati recuperati dovessero essere impiegati esclusivamente su suoli agricoli o destinati a verde pubblico, un utilizzo che oggi invece rappresenta solo il 5% del complessivo impiego dei materiali ottenuto dal riciclo, a fronte di oltre il 90% di utilizzo in edilizia o nelle opere infrastrutturali”.

Secondo il presidente di Anpar Paolo Barberi, l’entrata in vigore del decreto metterà le imprese del riciclo nelle condizioni di non poter operare su buona parte dei rifiuti in ingresso nei loro impianti. “Ance (l’associazione nazionale dei costruttori, ndr) è preoccupata quanto noi – ha spiegato nelle scorse settimane a Ricicla.tv – perché di fatto bloccheremo i loro cantieri, che genereranno rifiuti che noi non saremo più capaci di ricevere, mentre a valle tutte le infrastrutture che oggi utilizzano aggregati riciclati torneranno a utilizzare prodotti naturali”. In sostanza, il tasso di riciclo che oggi sfiora l’80% “scenderà a mio avviso a meno del 10%“, osservava il presidente di Anpar. 

Confindustria e Ance hanno ragione – ha affermato l’assessore Cattaneo – il problema è serio perché le nuove regole rischiano di bloccare l’economia circolare in edilizia“. Il regolamento, che solo due giorni fa ha incassato il via libera del Consiglio di Stato, è stato notificato alla Commissione Europea lo scorso 14 marzo e potrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale dopo i canonici novanta giorni di ‘standstill’. L’intenzione del Ministero della Transizione Ecologica è quella di pubblicarlo entro il 30 giugno,  in linea con la scadenza fissata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienzache inserisce l’adozione del provvedimento tra le milestone per l’anno in corso. Ma per gli operatori di settore, che pure attendono da anni l’adozione del regolamento, quella data rischia di segnare l’inizio della fine. Secondo Barberi “le norme transitorie durano sei mesi, quindi fino a dicembre 2022. Ciò significa che i nostri impianti chiuderanno per le festività natalizie e, quando il decreto sarà entrato finalmente in vigore, non potranno riaprire“.

Nel frattempo, su richiesta del Ministero della transizione ecologica Anpar ha inviato alla Commissione Europea e allo stesso dicastero un dossier tecnico con i risultati di una serie di analisi condotte sugli aggregati prodotti dalle imprese associate. I dati saranno ora sottoposti ad approfondimento da parte di ISPRA e ISS. Dal canto suo il Ministero, in una lettera firmata dal capo dipartimento per lo sviluppo sostenibile Laura D’Aprile, ha fatto sapere di essere disposto a inserire nel regolamento “una previsione di revisione, al fine di tenere conto, ove necessario, delle risultanze degli approfondimenti effettuati da ISPRA e ISS sulle citate caratterizzazioni analitiche fornite dagli impianti”.

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