Servizi essenziali: cala tassa rifiuti, ma non basta


riciclo

Le famiglie delle principali città italiane nel 2016 hanno speso in media 2484 euro per accedere ai servizi essenziali nelle rispettive città: in totale una spesa cresciuta negli ultimi due anni nell’ordine del 3,58% (pari a poco più di 110€). Istruzione, sanità, trasporti, tasse: gli elementi che vanno a comporre il quadro dipinto da Federconsumatori e Adusbef dei servizi essenziali sono molteplici e non manca la Tassa Rifiuti.

La variazione della Tari dal 2014 al 2016 è stata però complessivamente negativa: le famiglie hanno pagato di meno, passando dai 359 euro l’anno di due anni fa ai 358,1 del 2016, che in termini percentuali vale un -0,24%. Non un dato roboante, insomma, ma pur sempre un segno meno sulla spesa delle famiglie. Il campione è rappresentato da una famiglia composta da tre persone (due adulti e un figlio che nel 10% dei casi è di età inferiore a 4 anni) che vive in un appartamento di proprietà di 100 mq. L’indagine si riferisce alle principali città italiane, ed infatti il campione selezionato è di 14 città metropolitane considerate come rappresentative del panorama nazionale da Nord (Torino, Milano, Genova, Venezia e Trieste) a Sud (Napoli, Bari, Messina, Catania, Palermo e Cagliari) passando per il Centro (Bologna, Firenze e Roma).

Sul campione preso in esame, le famiglie sul cui bilancio la voce “rifiuti” pesa di più sono quelle di Cagliari (con una spesa di 497€ l’anno), Napoli (448€) e Catania(427€). La spesa minore la registrano invece le famiglie di Firenze (con 235,5€ di tassa rifiuti l’anno) seguite da quelle di Bologna (285,6€) e Trieste (295,3€). Ma si tratta solo di un dato parziale: solo pochi mesi fa la stessa Federconsumatori aveva evidenziato come a partire dal 2010 le tariffe siano incrementate nell’ordine del 23%, dato a sua volta rilevato su un campione di 109 comuni capoluoghi di provincia, e quindi assai più esteso di quello del documento divulgato oggi. Insomma, non basta una riduzione nell’ordine dello “zero virgola” in un biennio per recuperare su anni di aumenti.

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