Tariffe al cancello, Arera avvia verifica

Dopo la segnalazione dell’antitrust e la sentenza del TAR dell’Emilia-Romagna, Arera avvia una verifica sul meccanismo di tariffe per gli impianti. Per verificare, tra l’altro, anche la “coerenza regolatoria” delle scelte di regioni e gestori del servizio pubblico rifiuti

Fare luce sul mancato rispetto degli adempimenti introdotti dal regolatore, ma anche verificare la coerenza degli atti attraverso i quali regioni e gestori del servizio pubblico rifiuti hanno deciso di assoggettare gli impianti di trattamento al meccanismo di tariffe al cancello. Arera scende in campo per vagliare la posizione delle regioni rispetto al sistema di ‘gate fee’ lanciato a fine 2021 nell’ambito del secondo periodo regolatorio. Con una delibera adottata lo scorso 17 gennaio l‘authority ha ufficialmente avviato un procedimento di verifica, dando mandato al direttore della direzione ciclo dei rifiuti urbani e assimilati di appurare non solo l’eventuale mancata trasmissione degli atti, diffidando i soggetti inadempienti a mettersi in regola, ma anche di verificare la loro “coerenza regolatoria”.

L’obiettivo è anche quello di chiarire se, come segnalato nelle scorse settimane dall’antitrust (e riportato in premessa da Arera nella sua delibera), qualcuno tra i soggetti obbligati abbia utilizzato il meccanismo in maniera impropria per introdurre forme di “protezionismo locale” finalizzate a sottrarre al mercato i propri impianti di trattamento. L’avvio della procedura di verifica porta la data del 17 gennaio, ovvero appena un giorno dopo la pubblicazione della sentenza del TAR Emilia-Romagna che ha definito “illegittima” la decisione della Regione di qualificare come ‘minimi’ i propri impianti di recupero dei rifiuti organici. Scelta che era stata precedentemente censurata dall’autorità antitrust, secondo cui nonostante la presenza di un numero di impianti adeguato, sia Emilia-Romagna che Friuli Venezia Giulia avrebbero utilizzato il meccanismo creato da Arera “con finalità intenzionalmente protezionistiche” per “sottrarre alle dinamiche di mercato l’intera produzione di forsu regionale”.

Il regolatore punta ora a far emergere eventuali ulteriori applicazioni distorsive del sistema di tariffe al cancello, ma anche a obbligare i soggetti che non l’abbiano ancora fatto a mettersi in regola con gli adempimenti necessari, come la trasmissione da parte delle regioni della ricognizione degli impianti e delle indicazioni su quelli da qualificare come ‘minimi’ (che andavano fornite entro il 30 aprile), o l’invio del piano economico finanziario degli stessi impianti. A valle della ricognizione, i soggetti che risulteranno inadempienti saranno diffidati a mettersi in regola entro 30 giorni. “In caso di mancato adempimento – chiarisce Arera – saranno esclusi (con efficacia biennale) eventuali incrementi delle tariffe di accesso agli impianti di trattamento”.

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