Vetro: filiera europea “pioniera” dell’economia circolare


ricicla vetro

Aumentare la qualità degli imballaggi in vetro recuperati, introducendo l’obbligo per i Paesi Ue di implementare schemi di raccolta differenziata monomateriale e fissando target di riciclo armonizzati tra i vari Stati membri. Questi i punti cardine del position paper di Feve, federazione europea dei produttori di contenitori in vetro, sul pacchetto europeo di misure per un’economia circolare presentato lo scorso 2 dicembre dalla Commissione Ue e attualmente in discussione a Bruxelles. Nel documento, pubblicato nei giorni scorsi sul portale on line della federazione, Feve ribadisce la centralità della filiera del vetro nel panorama continentale dell’industria sostenibile e invita le istituzioni europee a prenderla ad esempio in qualità di “filiera pioniera del modello imprenditoriale basato sull’economia circolare – scrive Feve – avendo già da decenni integrato l’utilizzo del vetro riciclato nei propri processi produttivi e spingendo da altrettanto tempo per l’implementazione di schemi di raccolta differenziata nei vari Stati membri dell’Unione”.

Secondo Feve, la filiera del vetro riciclato ha contribuito negli anni alla creazione di valore economico ed occupazione, garantendo il raggiungimento di una media europea del 73% di raccolta dei contenitori post consumo e salvando risorse preziose dalla discarica. Eppure, chiarisce la federazione, nonostante le forti e numerose partnership tra pubblico e privato che da anni vedono istituzioni, industria e singoli consumatori lavorare insieme nel comune intento di alimentare la filiera con materiale riciclato, resta ancora molto il lavoro da fare per “assicurare la disponibilità sul mercato di materia prima seconda di alta qualità da riutilizzare nei processi di produzione industriale”. Nella filiera del vetro, ma non solo, la qualità del materiale raccolto è variabile fondamentale dei processi di riciclo, contribuendo a determinarne gli esiti tanto sotto il profilo economico quanto sotto quello ambientale. Riciclare materiale di qualità richiede infatti lavorazioni meno lunghe e complesse, quindi meno emissioni e minori costi di gestione. Senza dimenticare che il vetro scartato perché qualitativamente non adatto al riciclo finisce inesorabilmente in discarica.

Proprio per questo Feve, oltre a proporre la creazione di uno status di “materiale permanente” da riconoscere a tutti i materiali riciclabili all’infinito senza perdita di qualità (non solo il vetro, ma anche l’acciaio e l’alluminio), chiede alla Commissione l’inserimento nel pacchetto di misure che mirino ad incentivare la qualità delle differenziate, obbligando gli Stati membri a raccogliere il vetro separatamente dagli altri materiali, in maniera tale da impedirne la contaminazione. La federazione propone dunque misure a supporto del vuoto a rendere, ma anche l’introduzione di requisiti minimi a livello europeo per i sistemi di Responsabilità estesa del produttore, a garanzia della piena copertura dei costi di raccolta ed avvio a riciclo dei materiali differenziati. Quanto agli obiettivi di riciclo, Feve plaude al doppio target del 75% entro il 2025 e dell’85% entro il 2030, ma chiarisce che “il nuovo pacchetto sull’economia circolare non deve ridursi ad una mera corsa statistica al raggiungimento degli obiettivi di legge” e che il calcolo dei target “deve essere funzionale al miglioramento dei sistemi di gestione dei rifiuti per puntare al costante incremento della qualità dei materiali raccolti”.

Per questo Feve chiede la messa a punto di metodi armonizzati di calcolo delle quantità avviate a riciclo tra i vari Stati e per i diversi materiali, chiarendo per ognuno di essi cosa si intenda per “processo finale di riciclo”. “Ulteriori misurazioni dovranno essere introdotte per chiarire meglio il funzionamento dell’intera catena del valore per ogni flusso di materiale – si legge nel position paper – in termini di peso della raccolta, peso del materiale selezionato e peso del materiale effettivamente riciclato, per aumentare in ogni Stato la consapevolezza delle debolezze e delle falle nella propria filiera del riciclo”. Quanto al riuso, Feve boccia invece la decisione della Commissione di inserire nel pacchetto target di “riutilizzo” o “preparazione per il riutilizzo” dei contenitori post consumo, dal momento che queste pratiche risulterebbero “estremamente costose e complesse” e rischierebbero di “deviare gli investimenti pubblici dalle infrastrutture per il riciclo a quelle per il riuso, esponendo a forti rischi la tenuta delle partnership pubblico-privato impegnate sul fronte del riciclo”.

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