Accordo Viminale-Fincantieri: focus su imprese comparto rifiuti


firma_protocollo_2

Trasporto di materiali a discarica per conto terzi. Trasporto, anche transfrontaliero, e smaltimento di rifiuti per conto terzi. Estrazione, fornitura e trasporto di terra e materiali inerti. Sono queste le prime tre attività d’impresa considerate ad alto rischio infiltrazione mafiosa, e per questo in primo piano tra quelle sottoposte al protocollo quadro nazionale di legalità siglato quest’oggi tra il ministero dell’Interno e Fincantieri per la prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata o quanto meno per ridurne il rischio di quei fenomeni di criminalità comune che, per natura e modalità, siano forieri di collegamenti con la criminalità organizzata o con forme di criminalità diffusa.

Il partenariato coinvolge tanto Fincantieri quanto le sue controllate con sede legale in Italia e si rivolge principalmente alle attività d’impresa ritenute sensibili come quelle sopraelencate, ma non ne limita l’estensione, che le due parti possono applicare ad altre attività attualmente non elencate negli allegati del protocollo. Due i livelli dell’accordo: uno centrale, che prevede appunto la costituzione di una cabina di regia al Viminale in cui siederanno rappresentanti del ministero e dell’azienda, e uno territoriale, tra Fincantieri e le prefetture competenti (a loro volta convocabili, caso per caso, nella suddetta cabina di regia), in questo modo superando di fatto tutti i protocolli precedentemente stipulati a livello locale. Proprio in quest’ultimo aspetto sta la forza politica della firma di oggi, come sottolinea Giampiero Massolo, presidente di Fincantieri: «Finora – ha spiegato Massolo – abbiamo cercato di ovviare ai problemi con accordi settoriali e locali, che hanno funzionato fin dove hanno potuto. Quel che ci mancava era una cornice nazionale, una cabina di regia per monitorare nel quotidiano quel che accade sul territorio».

Nel concreto l’intesa sussiste di un impegno di comunicazione e trasparenza tra le parti. Il ministero, infatti, mette sul tavolo tutte le informazioni e le banche dati a sua disposizione, mentre Fincantieri potrà comunicare alle Prefetture competenti, oltre ai dati contenuti dalle varie autocertificazioni, «i nominativi dei soggetti ritenuti a rischio di condizionamenti di natura criminale che – si legge – non rivestono ruoli apicali all’interno delle imprese operanti nelle Unità Produttive ma siano presenti, con qualsivoglia mansione o forma compartecipativa, all’interno delle imprese aggiudicatrici o propri subappalti». Ovviamente tutte le eventuali imprese contraenti di contratti di fornitura e di appalto rispetto ad un’attività considerata sensibile, dovranno sottostare e sottoscrivere le medesime condizioni poste dal protocollo quadro nazionale (quali denuncia tempestiva, collaborazione con gli organi inquirenti, ecc.).

«Un protocollo che costituisce un modello, un  riferimento a livello nazionale per la rilevanza internazionale dell’azienda sottoscrittrice; la sua disponibilità a cooperare dà un segnale molto importante per la vita economica del Paese, e può far scuola» ha dichiarato il ministro dell’Interno, Marco Minniti, commentando la firma di questa mattina. «Per un player internazionale come Fincantieri – ha continuato il ministro – l’accordo rappresenta anche un elemento di rafforzamento aziendale, poiché affrontare con trasparenza il tema della sicurezza e della legalità le consente di migliorare la propria competività».

Nessun commento

Commenta

Realizzato da