Campania, al via la gara per il compostaggio a Tufino

 

Il progetto da 6,6 milioni di euro è stato messo a punto da SapNa e prevede la realizzazione di una linea di trattamento aerobico da 10mila tonnellate

Piccoli ma significativi passi in avanti verso la chiusura del ciclo rifiuti in Campania. È partita la gara d’appalto per la costruzione dell’impianto di compostaggio nel Tmb di Tufino, in provincia di Napoli. Il progetto, dal valore a base d’asta di 6,6 milioni di euro, è stato messo a punto da SapNa, società responsabile della gestione dei rifiuti per il territorio della Città Metropolitana di Napoli, e prevede la realizzazione di una linea di trattamento aerobico dei rifiuti organici da raccolta differenziata da 10mila tonnellate annue per la produzione di fertilizzante da destinare a uso agricolo. L’iniziativa sarà finanziata dalla Regione Campania nell’ambito del progetto avviato nel 2016 per la costruzione di 15 nuovi impianti di recupero della frazione organica.

«È uno step fondamentale per il piano di rilancio e revamping dell’impiantistica esistente in Regione Campania – spiega Domenico Ruggiero, direttore tecnico di Sapna – al fine di colmare la mancanza di capacità di trattamento delle diverse frazioni di rifiuto raccolte in modo differenziato dai cittadini». Sullo sfondo restano infatti le fragilità di un ciclo ancora lontano dall’autosufficienza, oggetto di una procedura d’infrazione europea che nel 2015 ha visto la Campania condannata al pagamento di una maxi sanzione da 20 milioni di euro più 120mila euro per ogni giorno di ritardo nella realizzazione degli impianti necessari a garantire il trattamento in sicurezza dei rifuti raccolti all’interno dei confini regionali. A quasi sei anni da quella condanna, sono centinaia di migliaia le tonnellate di pattume che continuano a finire in altre regioni, o addirittura in altre nazioni, per la mancanza di strutture di recupero o smaltimento.

Uno scenario nel quale è proprio l’organico da raccolta differenziata a figurare come la frazione più critica. Stando all’ultimo rapporto Ispra sui rifiuti urbani, nel 2019 la Campania è la Regione italiana che ne ha esportato di più: circa 425mila tonnellate di umido su un totale di 619mila tonnellate raccolte. Vale a dire che di tutto quanto differenziato dai cittadini campani, meno di un terzo è stato trattato nei pochi impianti operativi a livello regionale. Dove è finito il resto? Soprattutto in Veneto (218mila tonnellate), ma anche in Lombardia, Friuli Venezia-Giulia, Emilia-Romagna e Piemonte. Al costo di circa 200 euro la tonnellata, che scenderebbe tra i 90 e i 100 nel caso di un conferimento di prossimità. Senza dimenticare i benefici ambientali che deriverebbero dal taglio netto dei trasporti, quindi dei camion, quindi delle emissioni in atmosfera. Perché la raccolta differenziata fa bene alle tasche e anche all’ambiente, ma solo se si fanno gli impianti. Efficienti, sicuri, e soprattutto vicini.

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